Il Tirreno

Grosseto

In tre a giudizio per la morte del boscaiolo di 26 anni

Rimase schiacciato da un abete appena tagliato. Contestate carenze nelle misure di sicurezza

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 ARCIDOSSO. Sono sotto accusa in tre per omicidio colposo. Devono rispondere della morte di Ghoerghita Arsenoaia, 26 anni, operaio rumeno che il 23 luglio 2008 morì schiacciato da un albero appena tagliato nei boschi di Arcidosso, in località Rondinelli. Stefano Martini, 43 anni, legale rappresentante della ditta boschiva Ctm, Roberto Carnicelli, 52 anni, preposto, e Stefano Martini, 43 anni, operaio della stessa ditta, tutti abitanti a Santa Fiora, dovranno comparire davanti al giudice Puliatti il 17 settembre per la prima udienza. Un'operazione che sarebbe stata caratterizzata da errori.  Sono molteplici le violazioni contestate dal pm Leopizzi a tutti e tre gli imputati. Sono riassumibili nelle carenze in materia di sicurezza ravvisate nelle operazioni di abbattimento dell'abete di 26 metri, la cui punta aveva schiacciato Arsenoaia. L'abbattimento sarebbe state affidato a dipendenti senza sufficienti capacità lavorative; l'accesso ai luoghi non sarebbe stato impedito a chi non fosse stato sufficientemente informato dei rischi. Carnicelli non avrebbe poi vigilato perché l'operaio fosse dotato di protezione per il viso, perché i dipendenti avessero le attrezzature a norma e perché le operazioni fossero eseguite secondo buona tecnica e con il rispetto delle distanze di sicurezza. Ciascuno deve rispondere per quanto di propria competenza. Stando a quanto rilevato dal giudice dell'udienza preliminare Pietro Molino, le prime conclusioni di indagine convergono nell'indicare una responsabilità diretta di Marconi nella causazione dell'evento e una compartecipazione degli altri due imputati per le inottemperanze relativa alle norme antinfortunistiche. Vi sarebbero stati degli errori nella manovra di taglio dell'albero abbattutosi sul boscaiolo.  Arsenoaia era sposato e padre di un bambino che all'epoca aveva 28 mesi. Abitava a Santa Fiora con la sua famiglia ed era in Italia da tre anni. Quel giorno la squadra era formata da quattro uomini. Investito dall'albero, il boscaiolo era precipitato nella scarpata battendo più volte, violentemente, la testa contro tronchi e sassi. Era vivo quando i suoi compagni erano accorsi per prestargli aiuto. Il 118 era intervenuto con Pegaso e un medico si era calato per cercare di portare aiuto al giovane moribondo sul costone. Ma era quasi impossibile e allora il ferito era stato calato dai compagni fino al fosso, per essere poi trasportato al di là dello Zancona e adagiato su un prato. Accanto si è posato l'elicottero Pegaso del soccorso medico, ma a quel punto si è solo potuto verificare la morte. Un'agonia straziante. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Calò, Bernardelli, Vetuli, Tiberi e Giorgi.

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