In Corte di Appello
Il Comune vince causa di lavoro con ex dipendente
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CASTIGLIONE. La Corte di appello di Firenze ha accolto l'appello del dal Comune di Castiglione contro la sentenza di primo grado che vedeva la ex dipendente comunale, Rosaria Leuzzi, sporgere una denuncia per demansionamento e mobbing. Una storia che ha inizio nella primavera del 2006, quando il sindaco Monica Faenzi si insediò per il suo secondo mandato e rimosse Rosaria Leuzzi dal suo incarico. L'amministrazione affidò l'area gestione economia e finanze al segretario generale del Comune, Domenico Fimmanò, e offrì alla Leuzzi un nuovo incarico: l'ufficio partecipazioni societarie. La dipendente chiese la mobilità, e quando ottenne il trasferimento a Grosseto intentò una causa contro l'amministrazione castiglionese. Leuzzi chiese dapprima 20mila euro: 10mila per la quota di stipendio perduta con il presunto declassamento, e 10mila per i danni morali e biologici che riteneva di aver subito. Il giudice di primo grado le riconobbe solo i primi. La giunta decise, dunque, di affidare al legale interno, avvocato Daniele Falagiani, il compito di impugnare la sentenza in appello. La sentenza della Corte ha rilevato la fondatezza dell'appello, mancando le prove che la Leuzzi abbia subito "ingiurie, all'immagine e al prestigio professionale" come lei stessa diceva. «L'unico elemento oggettivo di cui si dispone - spiega la Corte - è la durata del demansionamento che risulta circoscritta in un arco temporale di per sé già non rilevante (circa sei mesi) che diviene ancora meno significativo se si tiene conto che in questo tempo la Leuzzi è stata assente dal posto di lavoro per oltre 70 giorni, di cui una consistente parte per ferie. Ciò induce a ritenere che detto demansionamento si sarebbe protratto per poco più di quattro mesi, invero poca cosa perché si possa ricavare il riscontro positivo di un danno».
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