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ARTE E MISTERI
La morte di Caravaggio?Spunta la teoria del "morbo dei pittori"
Elisabetta Giorgi
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CARAVAGGIO. Il grande artista dei misteriCaravaggio come Goya e Van Gogh? A unire tre artisti così distanti tra loro potrebbe essere il sottile filo rosso di una morte "maledetta", annunciata nel loro destino di pittori: l'avvelenamento da piombo contenuto nei colori. Se Goya inumidiva i pennelli con la bocca, Caravaggio posava il cibo nei quadri mangiando (senza saperlo) bocconi avvelenati
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PORTO ERCOLE. Caravaggio come Goya e Van Gogh? A unire tre artisti così distanti tra loro potrebbe essere il sottile filo rosso di una morte "maledetta", annunciata nel loro destino di pittori: l'avvelenamento da piombo contenuto nei colori. Se Goya inumidiva i pennelli con la bocca, Caravaggio posava il cibo nei quadri mangiando (senza saperlo) bocconi avvelenati. Si chiama "saturnismo" ed è l'ultima clamorosa teoria, che emerge in questi giorni, sulla scomparsa del Merisi.
Il genio della pittura morto a Porto Ercole nel 1610 e che - come altri artisti precedenti e successivi - dipingeva usando a sua insaputa colori tossici: piombo o arsenico. A formulare l'ipotesi è Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la salvaguardia dei beni culturali; un vero esperto in materia che sta lavorando fitto, per svelare gli ultimi misteri irrisolti sulla vita e la morte del Merisi: prima di tutto luogo della sepoltura e cause della morte.
Riguardo alla sepoltura, il 21 dicembre Vinceti e il comitato hanno recuperato dal cimitero di Porto Ercole un mucchietto di ossa che potrebbero appartenere al Caravaggio, e le hanno portate a Ravenna per farle studiare. Da quel giorno gli esami sono iniziati e molto è stato fatto. «Le ossa maschili - racconta lo studioso - sono state selezionate e divise da quelle femminili e infantili, ed è iniziata la fase della ricomposizione degli scheletri grazie ad antropologi dell'Università di Bologna, in primis Giorgio Gruppioni che è anche coordinatore del comitato scientifico del Comitato». Da qui in poi si procederà prima con l'esame del carbonio 14 per datare i reperti ossei e individuare quelli risalenti al periodo del Caravaggio, e poi con l'esame più importante: il dna comparato con quello dei discendenti di Caravaggio, alcuni dei quali sarebbero ancora in vita. I risultati potrebbero arrivare tra 20 giorni.
Ma il vero obiettivo non è tanto quello di identificare spoglie e luogo della sepoltura, quanto quello di risalire (partendo dai resti identificati) al mistero di una morte attorno a cui circolano le ipotesi più disparate. Malaria, febbre tifoide, salmonellosi e brucellosi (febbre causata dall'ingestione di carne di pecora). E ora - per ultimo - ecco spuntare anche il "saturnismo", affascinante teoria bisognosa di verifiche, ma cullata con fiducia da Vinceti grazie a uno studio rigoroso di documenti storici, teorie mediche e tossicologiche cui collabora la dottoressa Alessia Cervone. A supportarla sarebbero anche gli scritti del senese Giulio Mancini, che trasferito a Roma a fine '500 per diventare medico personale di Urbano VIII e dello stesso Caravaggio, descrive «sintomi che nel Merisi potrebbero essere compatibili con la sindrome da piombemia». Di saturnismo in generale soffrivano quasi tutti i pittori del '4-'500, che lavoravano a olio e usavano vernici tossiche, e quasi 300 anni dopo ne sarebbe stato affetto lo stesso Van Gogh, che - dice Vinceti - «fu ricoverato per problemi psichiatrici proprio perché intossicato da piombo».
Uno dei punti più importanti è proprio questo: i problemi psichiatrici, o comunque i disturbi o gli scompensi caratteriali che la tossicità da piombo può provocare insieme alla morte, acuendo (come nel caso di Caravaggio) un carattere di per sé irascibile. Uomo disordinato e caotico, che indossava lo stesso vestito per giorni e mangiava sui suoi quadri ingerendo o inalando tracce di colori, il Merisi nel 1606 uccise un uomo, Ranuccio Tomassoni. Fu condannato a morte dal papa e di lui si ricordano vari episodi di liti e risse. Chissà che il veleno con cui dipingeva non fosse il motivo di tutto questo. Scoprirlo studiando da un punto di vista tossicologico le ossa trovate a Porto Ercole è un altro obiettivo del Comitato.
A maggio uscirà un libro per Rizzoli, "I misteri di Caravggio", scritto a quattro mani da Silvano Vinceti e dal professor Gruppioni. «Il volume non sarà solo legato all'accertamento dei resti della sepoltura dell'artista, ma anche a particolari della sua vita. Ignoriamo se sia nato a Milano o a Caravaggio, nel bergamasco, mentre l'anno della nascita, il 1571, è abbastanza acclarato. Ovviamente la parte più discussa è legata alla morte». Oggi lo staff scientifico proseguirà il lavoro di separazione e composizione dei resti.
Il genio della pittura morto a Porto Ercole nel 1610 e che - come altri artisti precedenti e successivi - dipingeva usando a sua insaputa colori tossici: piombo o arsenico. A formulare l'ipotesi è Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la salvaguardia dei beni culturali; un vero esperto in materia che sta lavorando fitto, per svelare gli ultimi misteri irrisolti sulla vita e la morte del Merisi: prima di tutto luogo della sepoltura e cause della morte.
Riguardo alla sepoltura, il 21 dicembre Vinceti e il comitato hanno recuperato dal cimitero di Porto Ercole un mucchietto di ossa che potrebbero appartenere al Caravaggio, e le hanno portate a Ravenna per farle studiare. Da quel giorno gli esami sono iniziati e molto è stato fatto. «Le ossa maschili - racconta lo studioso - sono state selezionate e divise da quelle femminili e infantili, ed è iniziata la fase della ricomposizione degli scheletri grazie ad antropologi dell'Università di Bologna, in primis Giorgio Gruppioni che è anche coordinatore del comitato scientifico del Comitato». Da qui in poi si procederà prima con l'esame del carbonio 14 per datare i reperti ossei e individuare quelli risalenti al periodo del Caravaggio, e poi con l'esame più importante: il dna comparato con quello dei discendenti di Caravaggio, alcuni dei quali sarebbero ancora in vita. I risultati potrebbero arrivare tra 20 giorni.
Ma il vero obiettivo non è tanto quello di identificare spoglie e luogo della sepoltura, quanto quello di risalire (partendo dai resti identificati) al mistero di una morte attorno a cui circolano le ipotesi più disparate. Malaria, febbre tifoide, salmonellosi e brucellosi (febbre causata dall'ingestione di carne di pecora). E ora - per ultimo - ecco spuntare anche il "saturnismo", affascinante teoria bisognosa di verifiche, ma cullata con fiducia da Vinceti grazie a uno studio rigoroso di documenti storici, teorie mediche e tossicologiche cui collabora la dottoressa Alessia Cervone. A supportarla sarebbero anche gli scritti del senese Giulio Mancini, che trasferito a Roma a fine '500 per diventare medico personale di Urbano VIII e dello stesso Caravaggio, descrive «sintomi che nel Merisi potrebbero essere compatibili con la sindrome da piombemia». Di saturnismo in generale soffrivano quasi tutti i pittori del '4-'500, che lavoravano a olio e usavano vernici tossiche, e quasi 300 anni dopo ne sarebbe stato affetto lo stesso Van Gogh, che - dice Vinceti - «fu ricoverato per problemi psichiatrici proprio perché intossicato da piombo».
Uno dei punti più importanti è proprio questo: i problemi psichiatrici, o comunque i disturbi o gli scompensi caratteriali che la tossicità da piombo può provocare insieme alla morte, acuendo (come nel caso di Caravaggio) un carattere di per sé irascibile. Uomo disordinato e caotico, che indossava lo stesso vestito per giorni e mangiava sui suoi quadri ingerendo o inalando tracce di colori, il Merisi nel 1606 uccise un uomo, Ranuccio Tomassoni. Fu condannato a morte dal papa e di lui si ricordano vari episodi di liti e risse. Chissà che il veleno con cui dipingeva non fosse il motivo di tutto questo. Scoprirlo studiando da un punto di vista tossicologico le ossa trovate a Porto Ercole è un altro obiettivo del Comitato.
A maggio uscirà un libro per Rizzoli, "I misteri di Caravggio", scritto a quattro mani da Silvano Vinceti e dal professor Gruppioni. «Il volume non sarà solo legato all'accertamento dei resti della sepoltura dell'artista, ma anche a particolari della sua vita. Ignoriamo se sia nato a Milano o a Caravaggio, nel bergamasco, mentre l'anno della nascita, il 1571, è abbastanza acclarato. Ovviamente la parte più discussa è legata alla morte». Oggi lo staff scientifico proseguirà il lavoro di separazione e composizione dei resti.
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