Il Tirreno

Grosseto

Ascom a Martini

«No ai privilegiper l'agriturismo»

«No ai privilegiper l'agriturismo»

Ascom, pur condividendo con Claudio Martini, la necessità di promuovere le eccellenze del territorio come motore di un'economia a grande vocazione turistico-ricettiva, sostiene che «di fatto la modifica alla legge regionale lede il principio di equità di trattamento tra imprese che operano nel medesimo comparto commerciale, oltre che sotto la giurisdizione del medesimo ente regionale»

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GROSSETO. «La slealtà della concorrenza a cui Ascom si riferisce e che Claudio Martini dimentica - afferma il direttore di Ascom Grosseto, Paolo Regina -, non è determinata dall'estensione dell'offerta ricettiva degli agriturismi: è tutto il costrutto normativo ad alimentarla, facendo mancare il principio di equità di trattamento tra queste imprese e quelle non classificate come tali, sia sul piano formale che su quello fiscale».

Ascom sostiene che la sua opposizione è avvalorata dall'analisi dell'impianto normativo previsto: «Si va - afferma Confcommercio - dalla totale assenza di obblighi e requisiti (morali e professionali), igienico sanitari (assenza dei requisiti minimi degli spazi adibiti a tale attività), tassazione nazionale e locale agevolata se non assente, fino all'applicazione ai dipendenti del Ccnl dell'Agricoltura, nettamente meno oneroso di quello del commercio e del turismo».

Regina non ha dubbi: «Che un addetto di sala o un cuoco di un agriturismo vengano trattati a livello contributivo alla stregua di chi raccoglie l'uva o le olive, senza nulla togliere alla pari dignità dei due lavori, non risponde alla differenza abissale tra le due professionalità, alla qualità del servizio che ci si attende dai primi sia come clienti che come datori di lavoro. Ci pare strano che su tali aspetti, che gravano sui costi fissi delle imprese non catalogate come agriturismi e che sono spesso determinate a livello regionale, Martini non faccia cenno. Non si tratta - conclude Regina - di volersi opporre alla nascita di nuove imprese ed all'apertura del mercato a forme di impresa alternative. La legge dovrebbe essere uguale per tutti: quantomeno per tutti coloro che operano nello stesso settore. Dopodiché si lasci al mercato decidere su quale offerta orientarsi».

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