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Negozi, la rabbia del sindaco«Chi era d'accordo ora urla»

<strong>SHOPPING </strong>di domenica Sì o no?
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SHOPPING di domenica Sì o no?

«Ci eravamo dati un anno di tempo, prima di rivalutare la questione delle aperture festive dei negozi. Ma sono disponibile ad anticipare questa verifica, a farla anche subito. Purché sia chiaro che stavolta tutto quello che viene approvato o comunque "accettato" al tavolo di concertazione, dovrà essere sottoscritto da ciascuno dei soggetti che vi avranno preso parte»

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GROSSETO. «Ci eravamo dati un anno di tempo, prima di rivalutare la questione delle aperture festive dei negozi. Ma sono disponibile ad anticipare questa verifica, a farla anche subito. Purché sia chiaro che stavolta tutto quello che viene approvato o comunque "accettato" al tavolo di concertazione, dovrà essere sottoscritto da ciascuno dei soggetti che vi avranno preso parte».
Non nasconde la sua irritazione, il sindaco Emilio Bonifazi, per quanto sta accadendo intorno alla sua ordinanza che dispone la chiusura obbligatoria dei negozi per 11 domeniche l'anno, una ogni mese, dicembre escluso. O meglio, che dispone la libera apertura per 41 domeniche l'anno. «Proprio così - sbotta Bonifazi - e questo concetto va chiarito una volta per tutte: la Regione ci imponeva la chiusura 52 domeniche l'anno. Noi, dopo lunga concertazione con le parti, abbiamo istituito una deroga che consente 41 aperture. Dunque negozianti e aziende che ora accusano il sindaco di aver chiuso i negozi, già dalla prossima domenica (oggi, ndr.) dovrebbero avere la lealtà di appendere dei cartelli con su scritto: "Oggi siamo aperti grazie alla deroga del sindaco"».
Non è questione di lana caprina, assicura Bonifazi, ma di sostanza. «Se io, in questa circostanza, avessi dovuto agire secondo la mia personale opinione - spiega - avrei detto "sempre aperti". Però in gioco c'erano pareri contrastanti, portati non da cittadini qualsiasi ma da associazioni e sindacati, con i quali abbiamo intavolato una trattativa lunga e serena». Sei mesi di concertazione, decine di incontri, una quindicina di soggetti al tavolo ciascuno dei quali diceva la sua. «Alla fine, e ci sono i verbali ad attestarlo, si è trovato un accordo di mediazione. Sul quale, a quel tavolo, qualcuno ha espresso perplessità, ma nessuno ha alzato la voce. Salvo poi, e questo lo trovo scorretto, alzarla "il giorno dopo"».
Bonifazi elenca la lunga serie di posizioni che, a inizio trattativa, si contrapponevano l'una all'altra. Ma anche all'interno delle singole associazioni e dei singoli sindacati, «dove non sempre c'è piena sintonia tra vertici e associati». Così, additato al pubblico dissenso come "affossatore della libertà d'impresa", il sindaco contrattacca. Nella bacheca del suo profilo personale su Facebook ha "appeso" - ad uso del popolo di Internet - il testo integrale dell'ordinanza, con allegato il breve commento di suo pugno nel quale spiega le difficoltà di soddisfare in pieno tutte le parti in causa e ribadisce la volontà di ridiscutere l'ordinanza dopo la sperimentazione. «Ora però la discussione voglio riaprirla io, e quanto prima. Riprendiamo la concertazione e prendiamo una decisione. Stavolta però con firma sottoscritta, nero su bianco, di chi la accetta».

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