Il Tirreno

Grosseto

RICOSTRUZIONE DEL GIP

Operai di giorno, ladri in villa di notte

Federico Lazzotti
Operai di giorno, ladri in villa di notte

Un team di professionisti del furto. Organizzati, affiatati e legati dalle origini e dall'età: «con un capo che decide e arruola, il vice che gli copre le spalle e la mano d'opera che di giorno lavora nei cantieri perlustrando la zona e di notte svaligia quelle stesse case»

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GROSSETO. Un team di professionisti del furto. Organizzati, affiatati e legati dalle origini e dall'età: «con un capo che decide e arruola, il vice che gli copre le spalle e la mano d'opera che di giorno lavora nei cantieri perlustrando la zona e di notte svaligia quelle stesse case». Infine due basi dove nascondere la refurtiva per poi farla partire verso Sud. Ma anche un tallone d'Achille: la smania di usare i cellulari appena rubati.

Nelle quasi cinquanta pagine dell'ordinanza, il gip Pietro Molino tratteggia così la banda del trapano, sgominata dopo mesi di indagini dai carabinieri di Massa Marittima. Dieci gli arresti compiuti tra venerdì e lunedì mattina tra la Toscana e il casertano: otto albanesi e due donne rumene in cella. La mente dell'organizzazione sarebbe Tony Ndreu detto «Gimi», 28 anni, la sua fidanzata Ioana Alina Mondache, 24, si occupava di fare i viaggi in Campania. Entrambi abitavano in un casolare a Campagnatico sequestrato dai militari assieme a un appartamento al numero 25 di via Giulio Cesare, a Grosseto dove viveva parte della banda. Astrit Shira, 25 anni sarebbe invece il vice. Dell'esecuzione dei colpi sono accusati Admir Shehu, 28, Zenel Shehu, 21, Astrit Shira, 25, Vesel Shira, 29, Shkelqim Shira, 31, tutti residenti tra Grosseto e Follonica. E poi due connazionali che sarebbero saliti in Maremma dal casertano: Albert Hasbajrami, 28 anni e Shkeleze Shira, 25.

L'accusa va dal furto aggravato all'associazione per delinquere. Tra i capi d'imputazione c'è anche la ricettazione, il favoreggiamento (contestato alla suocera del boss Camelia Ungureanu, 43 anni, residente a Prato), e il trasporto e uso di arma.

La banda - secondo il pubblico ministero Alessandro Leopizzi - avrebbe messo a segno una cinquantina di furti in ville e appartamenti tra il febbraio e il luglio di quest'anno. Oltre cento però le denunce che i militari hanno raccolto in questi mesi e che, a breve, potrebbero allungare la lista dei reati contestati agli indagati.

La mappa delle località colpite, già ora, è lunghissima. Il cuore però è in Maremma: una terra - secondo il capo della banda - dalle grandi e facili opportunità per delinquere: vaste aree agricole, casolari isolati e ampi spazi per allontanarsi dopo il furto. Nascono da questa idea - secondo l'accusa - i primi colpi messi a segno tra Gavorrano e Follonica a febbraio e marzo. Nel mirino sono poi finiti Grosseto, Scarlino, l'Amiata e prima di qualche puntatine in provincia di Siena: Sovicille e Monteroni d'Arbia. «In una notte - spiega il comandante della Compagnia di Massa Umberto Centobuchi - potevano colpire anche dieci volte». Durante l'estate la banda si sarebbe trasferita al mare: Punta Ala, Orbetello, Capalbio, ma anche Principina e Marina. Ancora Follonica per poi cambiare provincia e svaligiare una decina di appartamenti tra San Vincenzo, Cecina e Campiglia Marittima.

La tecnica? Forzare la finestra eseguendo un microscopico foro con un trapano ed entrare in casa delle vittime scalzi per non fare rumore. «Una sorta di firma» la definisce il gip.

C'è una data di svolta nelle indagini: 10 aprile 2009. Succede che una macchina dei carabinieri intercetta una Ford Focus, rubata, lungo l'Aurelia. All'alt invece di fermarsi forza il posto di blocco. I passeggeri riescono a scappare. Quella stessa notte sul litorale vengono messi a segno una decina di furti. In mezzo alla refurtiva c'è un cellulare. I controlli dei carabinieri lo trovano acceso. Dentro la sim card di uno dei presunti componenti della banda.

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