La storia
Il pittore dopo 50 anni ricerca la sua musa«Voglio darle il ritratto»
Alfredo Faetti
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ARTISTA. Ado Pericci e il ritratto della maestrina (foto di Canzio Ceccarelli)Ha ritrovato quel ritratto in mezzo alle sue vecchie carte. Sono passati più di cinquant'anni da quando l'ha disegnato e ora vuole consegnarlo a quella che fu la sua musa
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FOLLONICA. Ha ritrovato quel ritratto in mezzo alle sue vecchie carte. Sono passati più di cinquant'anni da quando l'ha disegnato e ora vuole consegnarlo a quella che fu la sua musa. Per questo ha appeso un foto del ritratto nel centro di Follonica, in piazza Sivieri, con i suoi contatti per chiunque conosca quel volto. L'autore è Ado Pericci, scultore e pittore follonichese, e della sua musa non ha mai conosciuto il nome.
«Dopo averle fatto il ritratto non ho più visto quella ragazza - dice Pericci -. Vorrei trovare, se non lei, i figli o un parente, in modo da poter dare loro la mia opera».
Il fatto è insolito, soprattutto perché Pericci di ritratti ne ha fatti molti. All'interno del suo laboratorio, pieno di disegni di ogni tipo, racconta la storia di questa sua opera.
«Era il 1956 ed io lavoravo come geometra nella miniera di Niccioleta con una società di Montecatini, senza smettere però di coltivare la mia passione per l'arte. Ogni sabato tornavo a Follonica, dove mi ero costruito la casa. Uno dei pochi posti per ritrovarsi era il bar Pagni sul lungomare. Quella ragazza era la più carina e tutti gli uomini che erano in quel bar le facevano un sacco di complimenti. Nessuno la conosceva. Veniva chiamata la "maestrina", ma non so dove insegnasse. I miei colleghi mi dicevano sempre di farle un ritratto. Un giorno persino il mio direttore mi disse di farlo. Così, un sabato le chiesi una foto per poterla immortalare su una tela e lei me la diede. Io tornai a Niccioletta per lavorare ma nel tempo libero mi dedicai a quel ritratto. Il sabato seguente tornai al Pagni, dove l'avevo sempre vista. Ma lei non c'era e non ci sarebbe mai più stata. Io sono tornato molti sabati seguenti al Pagni, ma di lei non ho più visto neanche l'ombra».
Lo racconta con dolcezza Pericci. Racconta di ricordi lontani nel tempo. Una bella ragazza incontrata sempre nel solito bar nel solito giorno della settimana. Una ragazza a cui lui fece un ritratto che non riuscì mai a darle. Una ragazza che sparì all'improvviso, avvolta in un alone di mistero. Ma perché dopo cinquant'anni?
«Io a quel ritratto non pensavo più da molti anni. Dal momento che lei non si fece più rivedere, misi la tela insieme alle altre mie opere. Ma qualche tempo fa è successo qualcosa di strano. Stavo camminando quando ho incrociato una signora anziana. La sua figura mi ha incuriosito. Aveva qualcosa di famigliare. Dopo averla osservata per un attimo, l'ho collegata alla mia maestrina. Quando sono tornato a casa ho cercato quel disegno e l'ho ritrovato nel solito posto dove l'avevo messo cinquant'anni prima». Ed ecco il desiderio di farlo avere alla donna del mistero: «Ora, a distanza di più di mezzo secolo, mi piacerebbe finalmente darle il suo ritratto. Spero che un familiare o qualcuno che la riconosca veda la copia che ho attaccato in piazza Sivieri e che mi contatti».
«Dopo averle fatto il ritratto non ho più visto quella ragazza - dice Pericci -. Vorrei trovare, se non lei, i figli o un parente, in modo da poter dare loro la mia opera».
Il fatto è insolito, soprattutto perché Pericci di ritratti ne ha fatti molti. All'interno del suo laboratorio, pieno di disegni di ogni tipo, racconta la storia di questa sua opera.
«Era il 1956 ed io lavoravo come geometra nella miniera di Niccioleta con una società di Montecatini, senza smettere però di coltivare la mia passione per l'arte. Ogni sabato tornavo a Follonica, dove mi ero costruito la casa. Uno dei pochi posti per ritrovarsi era il bar Pagni sul lungomare. Quella ragazza era la più carina e tutti gli uomini che erano in quel bar le facevano un sacco di complimenti. Nessuno la conosceva. Veniva chiamata la "maestrina", ma non so dove insegnasse. I miei colleghi mi dicevano sempre di farle un ritratto. Un giorno persino il mio direttore mi disse di farlo. Così, un sabato le chiesi una foto per poterla immortalare su una tela e lei me la diede. Io tornai a Niccioletta per lavorare ma nel tempo libero mi dedicai a quel ritratto. Il sabato seguente tornai al Pagni, dove l'avevo sempre vista. Ma lei non c'era e non ci sarebbe mai più stata. Io sono tornato molti sabati seguenti al Pagni, ma di lei non ho più visto neanche l'ombra».
Lo racconta con dolcezza Pericci. Racconta di ricordi lontani nel tempo. Una bella ragazza incontrata sempre nel solito bar nel solito giorno della settimana. Una ragazza a cui lui fece un ritratto che non riuscì mai a darle. Una ragazza che sparì all'improvviso, avvolta in un alone di mistero. Ma perché dopo cinquant'anni?
«Io a quel ritratto non pensavo più da molti anni. Dal momento che lei non si fece più rivedere, misi la tela insieme alle altre mie opere. Ma qualche tempo fa è successo qualcosa di strano. Stavo camminando quando ho incrociato una signora anziana. La sua figura mi ha incuriosito. Aveva qualcosa di famigliare. Dopo averla osservata per un attimo, l'ho collegata alla mia maestrina. Quando sono tornato a casa ho cercato quel disegno e l'ho ritrovato nel solito posto dove l'avevo messo cinquant'anni prima». Ed ecco il desiderio di farlo avere alla donna del mistero: «Ora, a distanza di più di mezzo secolo, mi piacerebbe finalmente darle il suo ritratto. Spero che un familiare o qualcuno che la riconosca veda la copia che ho attaccato in piazza Sivieri e che mi contatti».
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