Il Tirreno

Grosseto

TERME DI ROSELLE

Espropri mai fattiIl Comune restituisce i soldi al privato

<strong>ABBANDONO </strong>Lo scheletro del vecchio stabilimento termale di Roselle
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ABBANDONO Lo scheletro del vecchio stabilimento termale di Roselle

La lenta agonia del faraonico polo termale di Roselle segna un primo passaggio decisivo verso la definitiva dichiarazione di "morte certa". Il collegio arbitrale che, dalla primavera scorsa, è impegnato a dirimere il contenzioso tra il Comune di Grosseto e la società aggiudicatrice dell'appalto per la costruzione del polo (la Rosellae Thermae)

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GROSSETO. La lenta agonia del faraonico polo termale di Roselle segna un primo passaggio decisivo verso la definitiva dichiarazione di "morte certa". Il collegio arbitrale che, dalla primavera scorsa, è impegnato a dirimere il contenzioso tra il Comune di Grosseto e la società aggiudicatrice dell'appalto per la costruzione del polo (la Rosellae Thermae) ha infatti deliberato un primo "lodo parziale", con il quale si dispone che il Comune stesso deve - per il momento - restituire alla Rosellae Thermae la somma di 335mila euro, ovvero il denaro versato a suo tempo dalla società a titolo di indennità per gli espropri dei terreni necessari, espropri poi mai compiuti.
In pratica nessuno, per ora, risarcisce nessuno: si tratta solo di soldi anticipati per qualcosa che non è mai stato fatto e dunque doverosamente "restituiti". È chiaro però che con questo atto formale si riconosce - ancor prima di un giudizio definitivo su chi abbia subito danni da chi - il "non ritorno", l'impossibilità cioè che il progetto possa in qualche modo rinascere.

Il ciclopico progetto da 30 milioni di euro - e anche più - che fu bandiera del governo Antichi è naufragato da tempo. Già annaspava tra i ritardi ai tempi dell'amministrazione di centrodestra, il colpo di grazia gliel'ha dato - sin dal suo insediamento nel 2006 - la giunta Bonifazi. La quale, sindaco in testa, non ha mai nascosto prima le sue perplessità sul grande complesso termale, poi addirittura la precisa volontà di scrivere la parola fine sull'intera vicenda.
Ai tempi dell'amministrazione Antichi l'accordo prevedeva che il Comune si attivasse per espropriare i terreni necessari all'opera. L'operazione aveva un costo complessivo superiore ai 900mila euro, 335mila dei quali a carico del privato e il resto del Comune. L'iter si allungò pericolosamente, finché - nel 2007, al governo il centrosinistra - una sentenza della Corte costituzionale cantò, di fatto, il "de profundis": gli espropri, dichiarò la Corte, vanno pagati a prezzo di mercato, dunque il costo dei terreni, ancora da acquisire, più che raddoppiava, fin quasi a quota 2 milioni di euro. Una "mazzata" da ko.

Di chi le colpe? Da anni Bonifazi e gli ex amministratori, in particolare l'ex assessore al patrimonio Luigi Colomba, si rimpallano le responsabilità. La cosa certa, tuttavia, è che l'attuale sindaco ha deciso di chiudere la partita. Rosellae Thermae ha chiesto un arbitrato legale (un rappresentante per ciascuna delle parti in causa, più un "giudice terzo") e dal marzo scorso gli incontri si susseguono. Secondo lo stesso Colomba il Comune rischia di dover risarcire fino a 3 milioni di euro alla società privata per i danni causati, ma l'attuale amministrazione confida in cifre di gran lunga inferiori.

Si vedrà. Il giudizio definitivo è atteso a breve. Intanto la giunta, di buon grado, ha accettato di restituire i 335mila euro (più relativi interessi) e martedì scorso ha deliberato di erogare la somma attingendo a un residuo attivo di bilancio. Con la sensazione che da entrambe le parti in causa ci sia, oggi, soprattutto la voglia di chiudere quanto prima questa storia, ciascuno con le ferite più lievi possibili.

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