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Grosseto

INFLUENZA SUINA

Ecco il piano dell'AslToti: «Ci aspettiamo molti casi, non gravi»

<strong>INFLUENZA.</strong> Il picco atteso a dicembre, in alto il dottor Toti
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INFLUENZA. Il picco atteso a dicembre, in alto il dottor Toti

Il Ministero della sanità, le Regioni, le Asl: tutti stanno alzando gli argini con i sacchi di sabbia, in attesa della piena, prevista per Natale. Ma l'influenza suina, se da una parte preoccupa perché è un virus nuovo, contro il quale in pochi hanno gli anticorpi, dall'altro non spaventa, perchè sarà un'influenza come le altre

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GROSSETO. Il Ministero della sanità, le Regioni, le Asl: tutti stanno alzando gli argini con i sacchi di sabbia, in attesa della piena, prevista per Natale. Ma l'influenza suina, se da una parte preoccupa perché è un virus nuovo, contro il quale in pochi hanno gli anticorpi, dall'altro non spaventa, perchè sarà un'influenza come le altre. Febbre da tenere sotto controllo, qualche giorno a casa, niente di più.

«Il problema - spiega il dottor Mario Toti, primario del reparto di malattie infettive dell'ospedale Misericordia - è solo che la prenderanno in tanti. I casi saranno molti più di quelli che ogni anno capitano con la normale influenza. Solo questo è l'aspetto per il quale ci stiamo organizzando. Ma la gente stia tranquilla, è solo influenza».
Il primo decesso, a Napoli, ha però fatto preoccupare molta gente: «Ho chiamato i colleghi dell'ospedale napoletano (il Cotugno, ndr) che conosco personalmente. Purtroppo quel paziente aveva un quadro clinico assai critico già prima di contrarre la suina. Era ad altissimo rischio, anche una comune influenza per lui sarebbe stata probabilmente fatale».

A Grosseto, come in tutte le altre Asl della Toscana, è pronto il "piano pandemico" per affrontare l'emergenza. E per fare le vaccinazioni. «Ci stiamo lavorando da un mese - aggiunge Toti - quando i casi inizieranno saremo pronti. Fra l'altro, dopo quelli registrati a luglio, qui da noi la situazione è al momento tranquilla e sotto controllo. Per il vaccino aspettiamo che il ministero trasmetta alle Regioni le modalità per somministrarlo. Intanto invito i medici di medicina generale a tenere a casa i casi leggeri, di non ingolfare l'ospedale. Al Misericordia terremo solo i casi più gravi».
Il problema, dunque, è legato al numero, non all'intensità del virus: «Proprio perché si stima che saranno in tanti a prenderla, c'è il piano delle vaccinazioni. A vaccinarsi dovranno essere tutti coloro che fanno professioni a contatto con la gente, dagli insegnanti, a medici e infermieri, alle forze dell'ordine».
E c'è il rischio che qualche servizio essenziale rimanga scoperto. Per questo le Asl stanno facendo una ricognizione fra i medici e gli infermieri in pensione per capire quanti possano essere "richiamati" in servizio: «C'è anche questo aspetto: stiamo valutando, ma non abbiamo ancora i numeri esatti. Ma potrebbe essere una buona idea per garantire i servizi». (gf)

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