Il presidio
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA
«Vendiamo la t-shirt». Portaccia si spacca
Francesca Ferri
La maglietta con la caricatura di Berlusconi sfoggiata dai vogatori della Portaccia nel palio di Ferragosto, che ha fatto infuriare il sindaco Monica Faenzi, potrebbe diventare il capo di punta questo autunno
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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. La maglietta con la caricatura di Berlusconi sfoggiata dai vogatori della Portaccia nel palio di Ferragosto, che ha fatto infuriare il sindaco Monica Faenzi, potrebbe diventare il capo di punta questo autunno.
Non sono bastate le scuse del caporione Francesco Loffredo a far calare il sipario sulla vicenda e proprio adesso che tra la sindachessa e il rione ribelle sembrava pace fatta, la querelle si trasferisce tra le mura di casa Giovannelli, famiglia a cui appartengono quasi in toto i vogatori della Portaccia. Zio Miredo, fan scatenato del rione e parente a vario titolo di Mauro, Alessandro, Fabio e Luigi non intende affatto chiedere scusa e, anzi, lancia una proposta choc: produrre le magliette, venderle e dare i proventi al Centro Sociale anziani di Castiglione.
Quella che i ragazzi della Portaccia avevano inteso come una "ganzata", insomma, assume i toni di una disputa familiare. Su un fatto sono tutti d'accordo: la reazione della Faenzi è stata spropositata. Per la caricatura del premier, infatti, il sindaco deputato aveva gridato allo scandalo, minacciato tagli ai finanziamenti del palio e paventato la squalifica a vita della Portaccia. Si era subito alzato un polverone nel mondo politico con botta e risposta al vetriolo. Un "caso" che sembrava essersi placato con la marcia indietro dei ragazzi della Portaccia. Increduli per la mannaia minacciata dal sindaco, si erano scusati e aveva incrociato le dita in attesa che il rumore passasse.
Ma non tutti nel rione - sembra - hanno accolto la strategia difensiva e proprio in seno alla famiglia Giovannelli si è aperta una crepa. Zio Miredo non ci sta, si dissocia dalle scuse ufficiali e se ne esce con la proposta di vestire i castiglionesi della maglietta dello scandalo. Tante sarebbero, a suo dire, le richieste di indossare l'esclusivo capo. Ma in famiglia i vogatori scuotono la testa e della maglietta non ne vuol più sentir parlare.
«È una trovata del personale di Miredo - spiegano all'unanimità Alessandro, Fabio, Mauro e Luigi, insieme a Andrea Lori, che porta un altro cognome ma siede anche lui al remo - e vorremmo che la vicenda finisse qui. Certo, la reazione del sindaco ci è sembrata eccessiva e siamo dispiaciuti che una goliardata abbia assunto i contorni di un caso politico». «Se Miredo vuole stampare le magliette - spiega Mauro - faccia pure, ma senza il logo del rione. La nostra è stata una strullata. Al massimo, forse, diventerà una questione di pret-à-porter. Stile casual, s'intende.
Non sono bastate le scuse del caporione Francesco Loffredo a far calare il sipario sulla vicenda e proprio adesso che tra la sindachessa e il rione ribelle sembrava pace fatta, la querelle si trasferisce tra le mura di casa Giovannelli, famiglia a cui appartengono quasi in toto i vogatori della Portaccia. Zio Miredo, fan scatenato del rione e parente a vario titolo di Mauro, Alessandro, Fabio e Luigi non intende affatto chiedere scusa e, anzi, lancia una proposta choc: produrre le magliette, venderle e dare i proventi al Centro Sociale anziani di Castiglione.
Quella che i ragazzi della Portaccia avevano inteso come una "ganzata", insomma, assume i toni di una disputa familiare. Su un fatto sono tutti d'accordo: la reazione della Faenzi è stata spropositata. Per la caricatura del premier, infatti, il sindaco deputato aveva gridato allo scandalo, minacciato tagli ai finanziamenti del palio e paventato la squalifica a vita della Portaccia. Si era subito alzato un polverone nel mondo politico con botta e risposta al vetriolo. Un "caso" che sembrava essersi placato con la marcia indietro dei ragazzi della Portaccia. Increduli per la mannaia minacciata dal sindaco, si erano scusati e aveva incrociato le dita in attesa che il rumore passasse.
Ma non tutti nel rione - sembra - hanno accolto la strategia difensiva e proprio in seno alla famiglia Giovannelli si è aperta una crepa. Zio Miredo non ci sta, si dissocia dalle scuse ufficiali e se ne esce con la proposta di vestire i castiglionesi della maglietta dello scandalo. Tante sarebbero, a suo dire, le richieste di indossare l'esclusivo capo. Ma in famiglia i vogatori scuotono la testa e della maglietta non ne vuol più sentir parlare.
«È una trovata del personale di Miredo - spiegano all'unanimità Alessandro, Fabio, Mauro e Luigi, insieme a Andrea Lori, che porta un altro cognome ma siede anche lui al remo - e vorremmo che la vicenda finisse qui. Certo, la reazione del sindaco ci è sembrata eccessiva e siamo dispiaciuti che una goliardata abbia assunto i contorni di un caso politico». «Se Miredo vuole stampare le magliette - spiega Mauro - faccia pure, ma senza il logo del rione. La nostra è stata una strullata. Al massimo, forse, diventerà una questione di pret-à-porter. Stile casual, s'intende.
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