In 400 con musica, cartelli e tanta ironia
Tutte le scuole presenti insieme a delegazioni di professori e genitori. Nessun momento di tensione tra i giovani che si mettono in cammino dietro lo striscione: «Sì al referendum abrogativo»
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Grosseto. Gli scontri di Roma e Milano sono lontani anni luce. A Grosseto la manifestazione degli studenti è filata via liscia. Gli organizzatori parlano di 400 partecipanti e, una volta tanto, non sembra una cifra sparata. Sono le 8.30 quando i ragazzi cominciano ad affluire in piazza San Francesco, il luogo di ritrovo. Ultimi ritocchi al sound check del furgoncino da cui viene diffusa la musica e distribuzione delle pettorine del servizio d’ordine. Poi si parte. Tutti dietro agli striscioni “Associazione studenti italiani non istruiti” e “Sì al referendum abrogativo”.
Poi ce n’è un altro, “Politici tagliano, gli studenti ragliano”, che da lo spunto ad uno degli slogan più gettonati: “Taglia, taglia lo studente raglia”. Gli striscioni sono tenuti dai ragazzi delle scuole superiori di Grosseto. Magistrale, Artistico, Agrario, Scientifico, Classico, Professionale: sono rappresentate quasi tutte. In fondo, discreti, sfilano gli insegnanti. «Appoggiamo la protesta - Velio Abati del Rosmini - ma oggi è il giorno degli studenti». Sandra, che fa l’Agrario, ha in mano un cartello con scritto “I nuovi mostri” e le foto di Berlusconi e della Gelmini. Non parla volentieri, dice solo che è contraria alla privatizazione delle università. Margherita, del liceo linguistico, capelli rasta e kefiah al collo, è più loquace. «Sono in piazza per dire no ai tagli, dalla materna all’università. E poi non mi va la trasformazione degli atenei in fondazioni private: significherebbe che non sarebbero più indipendenti e che le aziende sponsor potrebbero indirizzare la ricerca - spiega la giovane - Ma soprattutto rischieremmo di dover pagare tasse altissime». E’ proprio questo il leit-motiv tra gli studenti del corteo. In mezzo sfilano anche alcuni bidelli, molto arrabbiati.
«Siamo precari da 10 anni e ora ci dicono che ci vogliono lasciare a casa. In provincia di Grosseto siamo in 50 a rischiare il posto», spiega una di loro. Alle 10.30 il corteo è già in Corso Carducci e va a concludersi in piazza del Duomo. Qui rappresentanti dei vari istituti si alternano al microfono. Chi legge e spiega parti della legge approvata ieri, chi articoli della Costituzione. I ragazzi sono stanchi e cominciano a defluire. Però si vedono molte più mamme. Una con il cartello “Gelmini dimettiti”, incontra la figlia: «Guarda ciccia sò incavolata nera». Spiega che se continua così non ce la farà neanche a mantenere la figlia alle superiori, figuriamoci all’università. C’è anche una nonna ad ascoltare i ragazzi che discutono.
«Sono arrabbiatissima - dice - mia nipote andrà alle elementari l’anno prossimo e non ci sarà più il tempo pieno. Sarò io a dare una mano a mia figlia, ma non sto bene di salute». E poi compare un gruppo di bambini. Insieme alle mamme sono arrivati da Sticciano. «Stamani abbiamo manifestato in paese contro la chiusura delle elementari e della materna di Montelattaia e ora eccoci qua», racconta una delle madri. E annuisce quando il ragazzo con il megafono elenca stipendi e prebende dei politici, concludendo con lo slogan degli studenti di tutta Italia. «Il debito pubblico non l’abbiamo creato noi: noi la crisi non la paghiamo».
Poi ce n’è un altro, “Politici tagliano, gli studenti ragliano”, che da lo spunto ad uno degli slogan più gettonati: “Taglia, taglia lo studente raglia”. Gli striscioni sono tenuti dai ragazzi delle scuole superiori di Grosseto. Magistrale, Artistico, Agrario, Scientifico, Classico, Professionale: sono rappresentate quasi tutte. In fondo, discreti, sfilano gli insegnanti. «Appoggiamo la protesta - Velio Abati del Rosmini - ma oggi è il giorno degli studenti». Sandra, che fa l’Agrario, ha in mano un cartello con scritto “I nuovi mostri” e le foto di Berlusconi e della Gelmini. Non parla volentieri, dice solo che è contraria alla privatizazione delle università. Margherita, del liceo linguistico, capelli rasta e kefiah al collo, è più loquace. «Sono in piazza per dire no ai tagli, dalla materna all’università. E poi non mi va la trasformazione degli atenei in fondazioni private: significherebbe che non sarebbero più indipendenti e che le aziende sponsor potrebbero indirizzare la ricerca - spiega la giovane - Ma soprattutto rischieremmo di dover pagare tasse altissime». E’ proprio questo il leit-motiv tra gli studenti del corteo. In mezzo sfilano anche alcuni bidelli, molto arrabbiati.
«Siamo precari da 10 anni e ora ci dicono che ci vogliono lasciare a casa. In provincia di Grosseto siamo in 50 a rischiare il posto», spiega una di loro. Alle 10.30 il corteo è già in Corso Carducci e va a concludersi in piazza del Duomo. Qui rappresentanti dei vari istituti si alternano al microfono. Chi legge e spiega parti della legge approvata ieri, chi articoli della Costituzione. I ragazzi sono stanchi e cominciano a defluire. Però si vedono molte più mamme. Una con il cartello “Gelmini dimettiti”, incontra la figlia: «Guarda ciccia sò incavolata nera». Spiega che se continua così non ce la farà neanche a mantenere la figlia alle superiori, figuriamoci all’università. C’è anche una nonna ad ascoltare i ragazzi che discutono.
«Sono arrabbiatissima - dice - mia nipote andrà alle elementari l’anno prossimo e non ci sarà più il tempo pieno. Sarò io a dare una mano a mia figlia, ma non sto bene di salute». E poi compare un gruppo di bambini. Insieme alle mamme sono arrivati da Sticciano. «Stamani abbiamo manifestato in paese contro la chiusura delle elementari e della materna di Montelattaia e ora eccoci qua», racconta una delle madri. E annuisce quando il ragazzo con il megafono elenca stipendi e prebende dei politici, concludendo con lo slogan degli studenti di tutta Italia. «Il debito pubblico non l’abbiamo creato noi: noi la crisi non la paghiamo».
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