Il Tirreno

Grosseto

Lady Truffa smascherataaddio alla bella vita

Federico Lazzotti
Lady Truffa smascherataaddio alla bella vita

Una vita alla grande: auto di lusso, abiti griffati, estetiste. Tutto senza pagare. Anna Gallinari, 54enne di Livorno residente a Grosseto, è stata iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di truffa continuata dopo aver raggirato un centinaio di commercianti maremmani

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La signora delle stangate è inciampata. Lady fregatura, la bionda dai modi ammalianti che ha raggirato un centinaio di commercianti maremmani è stata iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di truffa continuata. Anna Gallinari, 54 anni nata a Livorno ma residente a Grosseto, si è difesa e uscendo dal commissariato ha chiesto agli agenti: «Datemi la lista dei creditori, salderò i conti».

Sintetizza uno degli investigatori: «Questa donna negli anni ha trovato il modo di vivere senza tirare fuori una lira». Perché Anna Gioia, come si fa chiamare, ha raggirato il panettiere come il mobilificio. La titolare della pizzeria da asporto allo stesso modo dell’infermiera che ha chiamato per assisterla a casa lo scorso anno e facendosi pure invitare al pranzo di Natale al quale si è autoinvitata «perché era sola». Oppure il titolare del negozio di infissi da cui si è fatta montare tre zanzariere o il veterinario da cui ha fatto vaccinare due dei suoi tre cani prima di sparire. Nella lista dei raggirati ci sono anche fioraie, venditori di bombole del gas, bar, alimentari e proprietari di case a cui non ha mai finito di pagare l’affitto. E tanti di questi, per imbarazzo o per la cifra irrisoria di cui erano creditori, non hanno mai sporto denuncia.

Ma le vere passioni della signora delle stangate sono le auto, meglio se di lusso, e la cura della propria immagine: corpo, capelli e vestiti. E allora ecco la lunga fila di parrucchiere, estetiste, negozi di abbigliamento e di scarpe che da anni sono vittime, forse colpevoli forse in troppa buona fede, della sua diabolica strategia comunicativa. Tali e quali ai titolari di saloni di macchine, pompe di benzina e carrozzerie.

Racconta una delle vittime: «Le prime tre volte che è entrata nel mio negozio di alimentari si è comportata come se mi conoscesse da anni. Mi chiamava per nome. Maria di qui, Maria di là. Vorrei una bottiglia di Morellino, un etto di prosciutto senza grasso. Poi alla quarta volta, quando è arrivato il momento di pagare, con l’aria stupita mi ha detto che non aveva soldi. Si è giustificata: “Domani fammi trovare i tortelli mi raccomando così quando prendo quelli saldo il conto”. Non l’ho più vista».

Da quando lunedì abbiamo pubblicato il primo articolo sulla regina delle stangate, la polizia postale in un giorno ha raccolto le denunce di undici commercianti per un totale di crediti nei confronti della donna che supera i dodicimila euro. L’Ascom, l’associazione dei commercianti, ha messo a disposizione un legale per intentare una causa collettiva. «Difficile per i negozianti recuperare il non dato, ma almeno metteremo un freno a questa situazione», spiega il direttore Paolo Regina. Tre vittime già ieri mattina si sono presentate per aderire all’azione legale collettiva.

L’ultima traccia di Lady fregatura risaliva all’inizio dell’estate. Aveva spolpato in poche settimane i negozianti di un quartiere appena fuori dal centro. Poi nella pausa estiva era sparita. «Lavoro a uno stabilimento balneare a Marina, appena posso ti restituisco tutto», ha tranquillizzato un creditore che cercava di riavere i suoi soldi. La scorsa settimana la signora è riapparsa in città, in un quartiere nord di Grosseto a bordo di una Renault Twingo nera presa a leasing. Solito atteggiamento, solita educazione e solito obiettivo: consumare senza tirare fuori un euro. Era già passata dalla fioraia, aveva piantato un chiodo al negozio d’abbigliamento e a quello che vende scarpe. Lunedì era anche passata dalla parrucchiera. «Il salone - ha spiegato la titolare - era pieno così le ho dato appuntamento per il giorno successivo».

Martedì la regina delle stangate era pronta per andare in scena: jeans firmati, occhiali di Chanel e i capelli raccolti, si è avviata verso il salone. È inciampata sull’ingresso quando ad accoglierla ha trovato tre agenti della polizia postale. «Anna Gallinari? Può seguirci in commissariato per favore». In auto gli agenti hanno trovato una copia de Il Tirreno aperto sulla pagina che raccontava le sue gesta. «Non credevo che l’articolo si riferisse a me - ha detto agli agenti - non ho mai avuto una carta di credito in vita mia».

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