Il Tirreno

Grosseto

«Questo film l’ha scritto don Zeno»

«Questo film l’ha scritto don Zeno»

Visita del regista Calderone alla comunità di Nomadelfia

3 MINUTI DI LETTURA





NOMADELFIA. «Cosa posso raccontare su don Zeno oggi, che mi trovo a Nomadelfia, dove tutti sanno chi è e dove la sua figura viene vissuta ogni giorno, ogni momento con grande intensità?», si è domandato ieri il regista Gian Luigi Calderone, parlando al pubblico dei nomadelfi, durante l’anteprima della fiction tv “Don Zeno, l’uomo di Nomadelfia”, in onda questa sera e domani su Raiuno, con Giulio Scarpati nei panni del “prete scomodo”, l’ uomo che per salvare i bambini abbandonati, dovette confrontarsi con due guerre, con il fascismo, con il nazismo, con la democrazia, con la chiesa e con se stesso. E ha spiegato che il grande sogno del sacerdote, era proprio quello di fare un film su Nomadelfia. «La nostra fiction praticamente l’ha scritta lui- ha aggiunto- perché è tratta da un’autobiografia programmata proprio in funzione del film, che fece un altro regista vent’anni fa, intervistandolo per giorni e giorni». Calderone, per girare la fiction ha passato a Nomadelfia molti giorni, ha conosciuto uno per uno i nomadelfi ed è entrato in pieno nell’atmosfera che regna in quella comunità fondata da don Zeno Saltini, scegliendo la Maremma come approdo per i suoi “ragazzi” e lottando fino all’ultimo per fare della sua grande famiglia un nucleo, dove in primo piano ci fosse soprattutto l’amore.

Il film, che dopo la proiezione Rai ha ancora davanti a sé molta strada da fare e sarà in concorso al Festival della fiction di Roma, ma anche in altri eventi, ha come protagonista uno Scarpati al massimo della sua forma che, per interpretare il ruolo si è documentato a lungo, ascoltando tutti i discorsi del prete, grandissimo comunicatore e guardando i filmati che lo rappresentavano: «Di don Zeno mi spaventava l’appartenenza contadina- dice l’attore - ma poi ho ascoltato la sua voce e i suoi discorsi e ho capito che quel personaggio mi apparteneva. Interpretarlo mi ha reso davvero felice». «Ho scelto senza riserve come protagonista Giulio Scarpati - ha spiegato Gian Luigi Calderone - nonostante non avesse la fisicità contadina e l’irruenza animalesca di don Zeno, perché sapevo che avrebbe dato comunque una grande interpretazione e soprattutto una grande delicatezza al personaggio». «La sceneggiatura del film era nel cassetto da dieci anni, perché nessuno si decideva a produrla - racconta il regista - e forse oggi il film si è fatto perché va di moda la tv del dolore. Che però non è quello che vorrei dare al pubblico: il mio film vuole lanciare un messaggio».

E parlando del suo incontro con la comunità che ha voluto raccontare aggiunge: «Non conoscevo Nomadelfia, prima di decidere di girare la fiction e il mio è stato un incontro graduale, anche se molto intenso. Una bella esperienza da ripetere, perché girare con le realtà locali significa entrare in pieno nell’atmosfera. Cosa mi aspetto dalla proiezione Rai di stasera e domani? Non tanto di sapere quanto share ha fatto, quanto di capire se il mio messaggio è arrivato al cuore della gente».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera