Il Tirreno

Grosseto

I nibbi, appena liberati, volano nel Lazio

Gabriele Baldanzi
I nibbi, appena liberati, volano nel Lazio

Portati sull'Amiata dalla Corsica dovevano ripopolare la zona

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ARCIDOSSO. Erano arrivati a luglio, con un piccolo aereo, provenienti dalla Corsica e destinati al ripopolamento del comprensorio amiatino e dell’alta valle dell’Albegna. Un progetto ambizioso, di grande spessore scientifico. Liberati in estate, dopo aver completato la loro crescita nelle voliere del Centro per i rapaci di Rocchette di Fazio, adesso vengono monitorati attraverso radiocollari. Stiamo parlando dei giovani nibbi reali che, grazie ai finanziamenti del Life Natura Biarmicus, dovrebbero ripopolare i cieli alle pendici dell’Amiata. Due giorni fa è stato pubblicato il primo report di aggiornamento del progetto ed emergono dati interessanti. Il loro adattamento, dicevamo, sta procedendo nel migliore dei modi, se non fosse per un piccolo dettaglio, una beffa (si fa per dire) della natura. Sì, perchè il progetto denominato «Ritorno del nibbio reale in Toscana» sta in realtà alimentando la popolazione laziale di questi rari rapaci.

Altro che Toscana. Alcuni dei nibbi reali (Beppe, Dino e Matteo) si sono allontanati dall’area di rilascio a distanza di pochi giorni dalla liberazione, in direzione Sud. Alberto, Carolina e Flora sono rimasti più a lungo nei pressi del Centro rapaci ed hanno utilizzato a più riprese la mangiatoia collocata di fronte alle voliere di ambientamento. In particolare, Alberto e Carolina sono stati gli esemplari ad essersi allontanati più tardi. Hanno infatti abbandonato il sito di rilascio rispettivamente il 15 settembre e l’8 agosto. Carolina è stata individuata e fotografata in volo il 19 settembre dall’ornitologo e fotografo naturalista Roberto Ragno, presso il paese di Monteromano, sui Monti della Tolfa, a circa 70 km dal confine regionale. In seguito Carolina è stata localizzata altre volte, sempre nella stessa zona, dal personale addetto al monitoraggio, grazie al segnale della sua radiotrasmittente. E il 1 ottobre il radiotracking ha permesso di localizzare nella stessa area anche Alberto.

Qui, in Alto Lazio, vive l’unica popolazione di nibbio reale dell’Italia centrale, che conta solo 4-5 coppie riproduttive. E’ probabile quindi che i giovani nibbi reali liberati si siano spostati in quest’area seguendo i numerosi esemplari svernanti, provenienti dal nord Europa. Nei Monti della Tolfa è attivo un carnaio ed è molto diffuso l’allevamento brado, per cui non ci sono problemi alimentari. Il progetto Biarmicus prende spunto da altre operazioni simili realizzate con successo in Gran Bretagna. In Toscana il nibbio reale si è quasi completamente estinto 30 anni fa a causa, per lo più, del bracconaggio. Nell’area amiatina era diffuso e conosciuto con il nome di Forbicione per la lunga coda biforcuta. Anche se attualmente nell’Alta valle dell’Albegna le condizioni ambientali sono adatte al nibbio reale e la maggiore sensibilità verso la protezione della fauna ne permetterebbe il ritorno, la specie ha difficoltà a ricolonizzare spontaneamente la provincia di Grosseto perchè gli animali tendono a rimanere nell’area di nascita o ad “unirsi” alle popolazioni di nibbio reale più vicine. L’operazione di ripopolamento in corso è condivisa dalla Provincia di Grosseto, dal Corpo forestale dello Stato e dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica, con l’appoggio di Arcicaccia e Feder.

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