Il Tirreno

Grosseto

Va in museo la balena che ha cinque milioni di anni

Gabriele Baldanzi
Va in museo la balena che ha cinque milioni di anni

Il fossile scoperto alcuni mesi fa a Poggio alle Mura e che pesa cinque tonnellate, è stato trasferito al Castello Banfi

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SANT’ANGELO. A cinque mesi dalla clamorosa scoperta, due giorni fa la balena fossile di Poggio alle Mura (visutta oltre cinque milioni di anni fa, nel Pliocene) ha preso la strada del castello Banfi. Il dottor Menotti Mazzini, recentemente nominato direttore tecnico-scientifico dala Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana, ha assistito di persona alla conclusione dei lavori di scavo e al trasferimento del reperto (completamente estratto dall’argilla che lo inglobava) nel museo della famosa azienda vitivinicola. E’ stata un’operazione spettacolare. Il fossile, del peso di oltre cinque tonnellate, protetto da camicie di gesso, casse di legno e gabbie metalliche, è stato sollevato da un enorme gru manovrata da una ditta di Grosseto e trasportato, tra gli applausi di un folto pubblico di curiosi, in un laboratorio di restauro appositamente allestito presso il castello Banfi.

Lo scavo è stato completato con successo grazie all’apporto fattivo dei membri del Gruppo di mineralogia e paleontologia di Scandicci (il Gamps) e dell’azienda Castello Banfi. Quest’ultima, infatti, ha messo a disposizione personale, mezzi meccanici e tutto il supporto logistico necessario a completare la campagna di ricerca. Per la cronaca il gruppo di Scandicci non è nuovo a recuperi del genere; qui ha messo in pratica tecniche e materiali innovativi studiati ad hoc per il recupero di fossili di grandi dimensioni: mammiferi marini e dinosauri. Il reperto, lo ricordiamo, era stato scoperto dai ricercatori Simone Casati e Franco Gasparri il 16 febbraio di quest’anno. Il reperto sottoposto a restauro dagli stessi scopritori e da altri membri del Gamps, dall’ autunno prossimo farà bella mostra nel castello. Il dottor Michelangelo Bisconti, borsista presso il Museo di storia naturale del Mediterraneo di Livorno, durante lo scavo ha operato il prelievo di un sedimento, necessario a fornire una datazione accurata.

Ora gli studiosi labronici dovranno approfondire le conoscenze sul reperto. Intanto si procederà ad un delicato restauro. Lo scavo eseguito con minuziosa attenzione ha messo in luce una cospicua fauna a molluschi, una decina di denti di squalo e numerosi frammenti di legno fossile. Da un esame preliminare, come già detto, l’intero complesso è collocabile cronologicamente intorno a cinque milioni di anni fa in un periodo, il Pliocene inferiore, immediatamente successivo alla conclusione di una importante crisi biologica che interessò il bacino del Mediterraneo. Lo studio di questo reperto promette di fornire nuove informazioni circa le modalità di ripopolamento del cosidetto mare nostrum.

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