Il Tirreno

Grosseto

Intervento unico al mondo Giulianotti stupisce gli Usa

Elisabetta Giorgi

Il primario di Grosseto compie a Chicago un’operazione record. Fegato risanato senza tagli e ferite

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GROSSETO. Un’operazione unica al mondo, straordinario mix tra l’esperienza scientifica maturata in Italia e gli strumenti di precisione statunitensi. All’apparenza semplice, nei fatti pionieristica e rivoluzionaria per via dei metodi e dei risultati ottenuti. A effettuarla in America è stato Pier Cristoforo Giulianotti, primario di chirurgia a Grosseto, dove ha fondato la scuola di Chirurgia robotica e da dove per un anno (fino alla primavera 2008) è partito per l’Università dell’Illinois, Chicago. Con altri medici Giulianotti ha operato e guarito - due team in totale - un paziente affetto da una grave forma di pancreatite cronica, malattia invalidante e causa di fortissimi dolori.

Il malato è stato sottoposto, attraverso un’operazione di “chirurgia minivasiva”, all’asportazione di buona parte del pancreas. Contemporaneamente, dal suo organo asportato sono state isolate in laboratorio le cellule (insule) produttrici di insulina, poi subito autotrapiantate con un’iniezione nel fegato del paziente. Quest’ultimo - un giovane 39enne americano di nome Terry Near, abitante a Rock Falls vicino Chicago e di professione guardia carceraria - non ha subìto i tagli laceranti di un’operazione complessa, ma micro-fori attraverso cui sono penetrati strumenti d’altissima precisione, monitorati da computer esterni. Grazie alla seconda parte dell’intervento, quella dell’autotrapianto, sempre Near ha potuto evitare il diabete e cure d’insulina per tutta la vita.

È il primo intervento al mondo di questo tipo. Unico e messo a punto dal lavoro congiunto di due team. L’asportazione robotica (pancreatectomia) è stata effettuata dal professor Giulianotti; la preparazione in laboratorio delle insule dal dottor Oberholzer. Gli strumenti sono quelli del Sistema chirurgico Intuitivo Da Vinci, prodotto dalla società californiana Intuitive Surgical Inc e distribuito in Italia dalla Ab Medica con sede a Mazzo di Rho. La pubblicazione ufficiale dell’operazione, di cui si parlerà a lungo nella comunità scientifica, è online sul sito ufficiale della Uic, l’Università di Chicago (http://www.uillinoismedcenter.org/content.cfm?contentalias=pancreatectomy), dove il tutto è descritto nei minimi dettagli. Lo si definisce un intervento pionieristico d’importanza mondiale sulla “pancreatectomia robotica”, nel quale «gli stessi chirurghi hanno eseguito anche un autotrapianto di cellule d’insulina per prevenire il diabete».

Il malato è il primo paziente al mondo a sottoporsi alla rimozione del pancreas tramite la chirurgia robotica combinata con autotrapianto di “insule”. La sua patologia finora era stata un calvario. Nel 2002 gli era stata diagnosticata una grave forma di pancreatite, e si decise per un intervento chirurgico che drenasse una formazione pseudocistica al pancreas. La malattia gli ha causato rari ma intensi attacchi di dolore, rendendolo - in quei momenti - del tutto incapace di continuare il lavoro in carcere. Durante l’operazione i medici hanno inserito “braccine robotiche” in laparoscopia, attraverso cinque piccole incisioni nell’addome del paziente. Il pancreas è stato asportato attraverso tagli di modestissima entità, con benefici evidenti sia nella fase dell’intervento che in quella della convalescenza. Near è stato ricoverato solo tre giorni.

«È un’operazione unica - dice a Chicago Giulianotti - perché combina due procedure molto sofisticate e complesse. Usare il robot ci ha permesso di manipolare delicatamente il pancreas senza ferire le cellule di insulina, e preservare con molta attenzione la milza che è solitamente rimossa durante la pancreatectomia». La chirurgia robotica “minimamente invasiva” prospetta un livello di destrezza impraticabile con gli strumenti tradizionali della laparoscopia. Seduti nelle loro postazioni chirurgiche, i medici hanno osservato l’intera operazione in 3-D, e usato controlli computerizzati per manipolare con precisione sopraffina i micro-strumenti che entravano nel corpo del paziente, con un raggio d’azione di 360º. In questi giorni, a Giulianotti è stata conferita la cattedra universitaria intitolata al professor Lloyd M. Nyhus.

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