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Prima picchia la moglie e poi aggredisce due soccorritori della Croce Rossa: «Abbiamo avuto paura»
Il racconto choc di uno dei soccorritori: «Il mio collega è stato aggredito dal compagno della donna: prima ha aizzato contro di lui il cane – che però non ha obbedito, per fortuna –, dopodiché l’ha costretto a rimanere sull’ambulanza»
FOLLONICA. La chiamata al 112 arriva quando non sono ancora scoccate le 22,30 di domenica sera, 23 aprile. Al telefono è una donna: il marito, racconta, l’ha picchiata. Sul posto arrivano prontamente i carabinieri della compagnia follonichese. Contestualmente la centrale operativa del 118 dirotta lì un’ambulanza della Croce Rossa di Scarlino. A bordo ci sono due dipendenti della sezione: sono le 22,30, all’incirca, quando arrivano sul posto e intravedono il mezzo dei carabinieri fuori dall’abitazione. Parcheggiano e si avviano verso la casa da dove è arrivata la telefonata. Da lì inizierà un’odissea: un’ora – circa – interminabile.
«Siamo intervenuti per un codice bianco per percosse. Io e il collega siamo entrambi entrati in questa abitazione dove c’erano i carabinieri. La donna – quella che aveva chiamato le forze dell’ordine – presentava lividi e segni di percosse. A quel il punto il mio collega è uscito dalla casa per prendere gli strumenti, come da procedura, sul mezzo. Ebbene da lì in poi non è più rientrato in casa». A parlare è l’autista e soccorritrice della sezione di Scarlino della Croce Rossa, una tra i due intervenuti.
«Il mio collega è stato aggredito dal compagno della donna: prima ha aizzato contro di lui il cane – che però non ha obbedito, per fortuna –, dopodiché l’ha costretto a rimanere sull’ambulanza e nel tentativo di fermarlo all’interno del mezzo gli ha provocato anche una contusione al ginocchio, facendolo sbattere contro la portiera», ripercorre.
L’uomo fuori, dunque, con il soccorritore bloccato, dolorante all’interno dell’ambulanza: «Devo ringraziare i carabinieri, senza di loro non so cosa sarebbe potuto accadere. In attesa di rinforzi hanno gestito al meglio una vicenda delicata e tesa, perché anche in casa la situazione era drammatica. La madre dell’uomo mi ha spinto e ho sbattuto contro uno spigolo di una porta, per fortuna nulla di grave. Ma, nonostante tutto, ho cercato di mantenere la calma e di pensare soltanto alla donna da assistere e al bambino che era con lei».
La partenza verso l’ospedale grossetano avviene attorno alle 23,30: un’ora dopo. Non solo la donna, ma anche i due soccorritori hanno avuto bisogno delle cure del pronto soccorso. «È la prima volta che mi succede una cosa del genere: abbiamo ripensato molto a quanto successo alla dottoressa a Pisa, solo pochi giorni fa, e siamo scioccati. Nella nostra provincia non mi sarei mai aspettata di vivere una situazione del genere. Ho visto da vicino la paura, anche della donna che aveva paura per lei e per il suo bambino. Ho cercato di estraniarmi da tutto, di pensare solo alla donna, ma ripensandoci poteva andare molto peggio», conclude.
Per il caso è stata attivata intanto la procedura del codice rosso; da valutare anche parallelamente quanto successo ai due soccorritori che, in queste situazioni, esercitano ricordiamo un servizio di pubblica utilità.
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