Il Tirreno

La Galleria dei mammiferi. Un’immensa parata di biodiversità

La Galleria dei mammiferi. Un’immensa parata di biodiversità

"Una buona occasione nella vita si presenta sempre.
Il problema è saperla riconoscere."
Tiziano Terzani

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Nel 2016 il Museo indubbiamente ha saputo riconoscere una buona occasione nel compiere la più grande acquisizione dalla fine dell’Ottocento a oggi: oltre 550 animali in tassidermia sono arrivati dal Piemonte, donati dalla Fondazione “Museo Naturalistico Giorgio Barbero”.

Tali animali sono andati ad arricchire la già vasta collezione di vertebrati del Museo.

Le prime due sale della Galleria dei mammiferi, completamente riallestite nel 2018, ospitano oltre 200 animali di questa nuova collezione e circa 100 animali delle collezioni storiche. Un’immensa parata di biodiversità in cui il realismo degli esemplari è impressionante.

La prima sala è dedicata ai monotremi, ai marsupiali e a vari gruppi di placentati.

I monotremi sono l’ornitorinco e l’echidna, gli unici mammiferi che hanno il becco e che si riproducono deponendo le uova.

Tra i marsupiali, oltre ai famosi canguri, opossum e koala, sono esposte alcune insolite specie tra cui il cusco orsino dagli ipnotici occhi gialli; il buffo bilby dalle orecchie sproporzionate; e il quokka, noto come l’animale più felice del mondo per la sua espressione sempre sorridente.

Tutti gli altri mammiferi presenti appartengono al gruppo dei placentati. È possibile osservare le squame degli armadilli e dei pangolini; constatare che esistono dei mammiferi carnivori chiamati civette e che il famoso Pepé Le Pew dei cartoni animati non è una puzzola, bensì una moffetta; ammirare l’eleganza e l’imponenza dei grandi felini e scoprire che la pantera nera non è una specie a sé stante, bensì una forma melanica (cioè di colore scuro) di leopardo.

La seconda sala è interamente dedicata agli ungulati, mammiferi placentati generalmente erbivori che poggiano il proprio peso sulle dita e che hanno modificato le unghie in zoccoli molto robusti.

Nelle vetrine centrali, ad attirare l’attenzione però non sono tanto gli zoccoli quanto le teste su cui svettano corna di tutti i tipi: ad anelli e lunghe fino a un metro e mezzo negli orici; attorcigliate nei kudu; scanalate e avvolte a spirale nei caprini, con il record stabilito dal vigoroso argali dell’Altai; possenti nei bovini; piccole e appuntite nei dik dik; ramificate nei cervi fino a quelle gigantesche dell’alce.

Proseguendo le corna cedono il posto alle zanne. Sorprendenti sono le enormi zanne che escono dalla bocca spalancata di un gigantesco ippopotamo. Insolite quelle arcuate rivolte verso l’alto, a simulare delle corna, presenti nel maschio del babirussa. Inaspettate quelle presenti nel maschio di mosco, simile a un piccolo cervo privo di corna ma dotato di canini sporgenti.

Le ultime due vetrine sono dedicate a un gruppo di ungulati di cui fanno parte: il tapiro, reso celebre da una nota trasmissione televisiva; le zebre, dalle caratteristiche strisce bianche e nere; e i rinoceronti, i cui corni, tanto ambiti dai bracconieri per le loro presunte proprietà afrodisiache, sono fatti semplicemente di cheratina, la stessa sostanza che compone unghie e peli.

La  terza  sala,  riprogettata  e  inaugurata  il 18 aprile  2019,  è  interamente  dedicata  ai primati.

Una parte dell’allestimento racconta la sistematica di questo gruppo e lo stato di conservazione delle specie in natura attraverso esemplari della collezione storica. È possibile osservare alcune specie particolarmente rare e a rischio di estinzione come il vari bianconero, il murichi settentrionale, l’aluatta bruna, il cinopiteco e il tamarino edipo.

L’altra parte dell’allestimento è dedicata agli straordinari diorami in cui i primati sono immersi nei loro ambienti naturali circondati dalle piante e dagli animali con cui interagiscono.

Il primo diorama è dedicato al Sudamerica, alla regione della Guyana, del Suriname e della Guyana francese, dove vivono numerose specie di scimmie arboricole, tra cui le acrobatiche scimmie ragno. Ad esempio è presente l’atele nero con la sua lunga e robusta coda prensile usata come un “quinto arto”. Ma le scimmie non sono gli unici abitanti di queste foreste subequatoriali: ci sono anche il capibara (il roditore più grande del mondo), il piccolo caimano comune, l’iguana verde e le minuscole rane freccia tanto colorate quanto velenose, così chiamate perché usate dagli indigeni per avvelenare le punte delle loro armi.

Il secondo diorama è dedicato alla regione sudoccidentale dell’India: tra le rovine di un antico tempio convivono l’entello dai piedi neri, il macaco dal berretto e il sileno, uno dei primati maggiormente minacciati di estinzione. Vi sono inoltre il temibile pitone delle rocce, serpente costrittore, e il nibbio bramino, entrambi rappresentati nel famoso “Libro della Giungla” di Joseph Rudyard Kipling.

Il terzo diorama è dedicato alla regione settentrionale del Borneo, dove un’area completamente deforestata con una piantagione di palme da olio evidenzia una delle cause principali della perdita di biodiversità nel sudest asiatico: la distruzione degli habitat naturali per sfruttamento economico. Qui vivono, o meglio sopravvivono, l’orango, il più grande animale arboricolo esistente al mondo, e il presbite del Sarawak. Un habitat in cui regna anche la rafflesia. Il suo fiore, dal diametro di circa un metro, è il più grande del mondo e per il suo odore di carne putrefatta è detto anche “fiore cadavere”.

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l quarto diorama è dedicato alla foresta spinosa del Madagascar. Isolato dal continente africano da oltre 100 milioni di anni, il Madagascar ospita il 5% delle specie animali e vegetali del mondo, di cui ben l’80% sono endemiche dell’isola. Tra gli endemismi più noti sicuramente vi sono i lemuri; nella scena è presente il lemure dalla coda ad anelli, reso celebre grazie a Re Julien, personaggio del film d’animazione “Madagascar”.

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Il quinto diorama è dedicato all’Africa: nella calda savana quattro eritrocebi sono minacciati da un leopardo dal caratteristico mantello maculato; nella foresta del Gabon i mandrilli osservano da terra gli arboricoli scimpanzé. Il mandrillo è uno dei mammiferi con il maggior dimorfismo sessuale: il maschio, infatti, è molto più grande della femmina, ha una vivace colorazione rossa e blu sul muso e canini piuttosto lunghi. Lo scimpanzé è la specie vivente più simile a noi, con il quale condividiamo circa il 98% del DNA!

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I cinque diorami, molto realistici e di grande suggestione, sono interamente “fatti in casa” dall’affiatatissimo gruppo di tassidermisti e restauratori del Museo.

A completamento della sala, cinque postazioni multimediali, una per ogni diorama, aiutano ad approfondire la visita.

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