Il Tirreno

Firenze

«La Fiorentina può diventare un serbatoio per la Nazionale»

di Francesco Gensini
Alessandro Ferrari direttore generale della Fiorentina
Alessandro Ferrari direttore generale della Fiorentina

Parla il direttore generale Ferrari con un occhio ai giovani che si fanno strada e all’equilibrio finanziario: «Commisso ha detto che la società non fallirà mai»

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FIRENZE. Competitiva e italiana: la Fiorentina di Palladino vince e va, all'insegna dei risultati, dei protagonisti col marchio tricolore, di una squadra che ha già fatto innamorare Firenze in appena tre mesi, recuperando negli ultimi due (scarsi) il terreno perduto nel primo ricco di difficoltà. Ma il tecnico campano e il suo gruppo, con il sostegno della società, è stato bravo a sistemare un po' di cose e a rimettersi in rotta. Anzi, a cambiare clamorosamente passo conquistando solo in campionato sette successi nelle ultime otto partite. E il secondo posto in classifica insieme ad Atalanta, Inter e Lazio, a un solo punto dalla capolista Napoli. «Dobbiamo rimanere coi piedi per terra, perché arriveranno momenti più difficili di questo, ma una cosa è sicura: da parte di tutti noi, dirigenti, allenatore e calciatori, ci sarà sempre il massimo impegno per il bene della Fiorentina». Più realista del re, il direttore generale Alessandro Ferrari ha fatto il punto della situazione in casa viola intervenendo a Radio Serie A: e se è una situazione felice sotto gli occhi di tutti, questo non significa derogare da quelli che sono i principi-guida dentro al Viola Park. Quindi, realismo e attenzione a tutti i dettagli. «Siamo molto fieri e orgogliosi di ciò che Rocco Commisso è riuscito a realizzare in pochi anni. Avevamo un progetto importante che riguardava lo stadio, ma purtroppo non ci è stato possibile realizzarlo: ad oggi il Franchi è un cantiere con tempistiche che ci dicono che il lavori si concluderanno forse nel 2029, e ciò rappresenta un grande handicap non solo economico, ma per tutti. Così ci siamo buttati a capofitto sul Viola Park, il centro sportivo, costruito con un investimento importantissimo da parte del presidente che è arrivato a spendere ben 121 milioni: la Fiorentina adesso ha una nuova casa che è già un punto di riferimento e rimarrà per sempre». Una casa dove si formano i calciatori della Fiorentina di oggi e di domani. «Ancora Commisso ci ha ripetuto che avrebbe voluto una squadra con tanti italiani, che potesse essere un bacino anche per la nostra Nazionale. Abbiamo non solo Pietro Comuzzo, che è appena approdato nell'Italia di Spalletti, ma anche Tommaso Martinelli o Luca Ranieri, tutti e tre calciatori che vengono dal nostro settore giovanile. Pensiamo che con le nostre strutture e i nostri valori si possa portare avanti la nostra idea di un calcio made in Italy, serbatoio per la Nazionale azzurra. Dove adesso c'è anche pure Kean, ragazzo subito convinto in estate dal nostro progetto: qui ha trovato una società, un allenatore e una tifoseria che gli permettono di rendere al meglio». Idee che affondano le radici in una gestione sempre oculata, a tratti virtuosa (156 milioni di ricavi strutturali che diventano 200 con le plusvalenze, 98 milioni di costi del personale e 6 milioni di perdita contenuta). «Il presidente ha sempre assicurato che la società non fallirà mai e da lì si parte fin dall'area tecnica che fa un gran lavoro nell'individuare calciatori che ci diano tanto in campo, però nel rispetto dell'equilibrio finanziario». Perché gli obiettivi sono chiari anche se non definiti e non è un controsenso in termini. «Vogliamo vincere e avere risultati migliori dell'anno passato. Questa, ad esempio, è la terza stagione in cui siamo protagonisti in Europa, dopo aver perso due finali di Conference League: non è stato semplice, ma stiamo ripartendo».
 

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