Il presidio
Il manuale di Italiano per Atene. Così la Viola si prepara alla finale
Fiorentina Testa e cuore alla Conference, ma prima c’è il Cagliari
FIRENZE. Dieci giorni. Ormai è un conto alla rovescia. Inesorabile, implacabile, martellante, per certi e molti versi affascinante. Sì, nel mezzo c’è, ci sarà Cagliari-Fiorentina quando la Lega Calcio comunicherà il calendario dell’ultima giornata, ma il pensiero di tutti è ormai alla finale di Atene. Dei tifosi viola sicuramente, un po’ meno quello di Italiano e dei calciatori viola proprio per l’appuntamento in terra di Sardegna che potrebbe regalare i punti necessari a blindare l’ottavo posto in campionato: ma anche se ci pensano meno, ne parlano di sicuro al Viola Park.
Intanto, la vittoria di ieri a Reggio Emilia in casa del Sassuolo vale la salvezza anticipata per i rossoblù di Ranieri ed è una buona notizia per la Fiorentina in vista del confronto diretto. Perché l’Evento con la e maiuscola è quello del 29 maggio per “vendicare” la sconfitta di un anno fa a Praga contro il West Ham, per riportare un trofeo dentro la bacheca viola che non ne accoglie uno da ventitré anni in ambito nazionale e da ben sessantatré anni in campo internazionale.
Battere l’Olympiacos sarebbe il coronamento perfetto del ciclo targato Italiano, intenso e ricco, forse anche abbastanza breve seppure questo ormai sia un calcio mordi e fuggi. E come ha detto lo stesso tecnico pochi minuti dopo la fine della gara contro il Napoli, la Fiorentina ci vuole provare in tutte le maniere. «Passato il Cagliari, io, i miei calciatori, questo gruppo, tutti noi insieme prepareremo la sfida di Atene come meglio non è possibile fare».
Italiano ha già pronta la lista delle cose da fare: e molte, quasi tutte, sono compito suo. La prima delle quali si chiama rotazione degli uomini per presentare una squadra pimpante di testa e di gambe in finale di Conference League. Rotazione che è iniziata contro il Monza lunedì scorso e che è proseguita contro il Napoli con modifiche sostanziali e indicative: dieci su undici di quelli che sono scesi in campo tre giorni fa sono da ritenersi titolari in pectore per l’Olympiacos e l’unico, vero dubbio al momento riguarda il posto da centravanti dove Nzola, incredibile ma vero, sta insidiando Belotti, un po’ per il crescendo di forma dell’angolano e un po’ per le condizioni atletiche non ottimali dell’attaccante in prestito dalla Roma.
A proposito di forma: nella lista delle cose da fare per Italiano, alla voce tutelare e salvaguardare ci sono Arthur e Bonaventura, due affatto banali del gruppo citato dall’allenatore siciliano, due che spesso sono stati alle prese con problemi fisici di varia natura e che invece ad Atene c’è bisogno siano al top per poter dare un contributo fondamentale di qualità ed esperienza. I dettagli fanno la differenza in una finale e avere Arthur e Bonaventura al meglio è un dettaglio fondamentale. Quindi, a Cagliari saranno spettatori, al massimo protagonisti di una manciata di minuti per non far trascorrere quasi due settimane dal loro ultimo impegno agonistico (Napoli) alla finale, ma s’impone una gestione oculata e mirata per due elementi fondamentali per il gioco (e le fortune) della Fiorentina. Idem se si parla di Gonzalez.
Essenziali Arthur e Bonaventura, essenziale l’argentino. Forse di più, forse il “più” essenziale per i gol che garantisce, per la capacità di spostare da solo gli equilibri di una partita e allora la trasferta di Cagliari anche per Nico diventa un passaggio “morbido” verso l’Olympiacos.
Perché la testa e tutto quello che serve ormai sono puntati in una sola direzione.
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