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Viola, riscatto e vittoria

di Francesca Bandinelli
Viola, riscatto e vittoria

La Fiorentina pensa già alla sfida contro l’Atalanta di domani sera. C’è da sfatare il tabù del successo esterno che manca da quasi tre mesi

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FIRENZE. Col Maccabi, alla fine è stato soltanto un brivido. Il gol dell’1-1 di Khalaili è stato ininfluente ai fini del passaggio del turno e della qualificazione ai quarti di finale di Conference League, ma il trend va corretto immediatamente. Sono troppe le reti incassate, soprattutto in campionato, nei minuti finali (dal 40’ della ripresa fino al recupero): la classifica di Serie A, oggi, avrebbe potuto essere più ricca, forse anche dal sapore di Champions. La rete di Llorente, con la Roma, ha raggelato il Franchi, spazzando via due punti e lasciandone in dote soltanto uno, mentre i due gol incassati in un pugno di minuti a Lecce sono costati addirittura una sconfitta. È vero, con l’Udinese, il rigore trasformato da Nzola ha permesso quantomeno di guadagnare un punto, scacciando via i fantasmi di un ko, ma il piatto piange ugualmente. Il refrain è sempre lo stesso: basta un errore, spesso veniale, per finire col doversi leccare le ferite. La gara dell’altra sera, contro gli israeliani, lo sta a testimoniare, così come la leggerezza commessa da Terracciano, decisivo in altre gare, si è rivelata più velenosa del previsto. Adesso, l’obiettivo è quello di trovare un nuovo punto d’equilibrio, a cominciare dalla gara di domani, a Bergamo contro l’Atalanta, l’ultimo faccia a faccia per continuare a coltivare sogni d’Europa che conta, almeno prima della sosta per gli impegni delle Nazionali.

Vincenzo Italiano, l’altra sera, non si è nascosto è lo ha detto senza troppi giri di parole: «Negli ultimi minuti siamo capaci di tutto, purtroppo. Lo sappiamo e in quei momenti, forse, abbiamo avuto paura: il gol subìto lo si sarebbe potuto evitare, visto che quello è stato l’unico tiro in porta concesso». È qui che serve la sua mano di allenatore, qui che ora c’è da mettere in pratica l’operazione più complicata, spazzando via dubbi e incertezze. Il primo passo è intanto quello di sfatare un tabù: la vittoria in trasferta, in campionato, manca da quasi tre mesi, dal 22 dicembre scorso, dalla rete di Beltrán capace di piegare il Monza con un guizzo d’autore. Da allora, nelle cinque partite di Serie A giocate lontano dal Franchi, sono arrivati ben tre ko e due pareggi: per alzare l’asticella delle ambizioni, nessuno può più accontentarsi. Tantomeno, contro una squadra come l’Atalanta, abituata a gravitare ormai da anni nella zona medio-alta della classifica. Ecco perché uscire dal Gewiss stadium con il bottino pieno vale di più. Senza Bonaventura, out per un turno di squalifica, sulla trequarti ci sarà proprio l’argentino, supportato sulle fasce da Gonzalez da una parte e Sottil dall’altra. Toccherà a Belotti trasformarsi nel terminale offensivo: ai nerazzurri di Bergamo, in carriera, ha segnato già quattro volte, sempre con la maglia del Torino, eppure non ha mai festeggiato una vittoria. L’obiettivo è proprio quello di riuscire a riscrivere la storia, colorandola di sfumature viola. In difesa, tornano Michael Kayode e Milenkovic, mentre Arthur sarà chiamato a disegnare le geometrie perfette in mezzo al campo.

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