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Firenze

Viola, il Gallo Belotti vuole cantare. Caccia al gol per esaltare il Franchi

di Francesca Bandinelli

	A sinistra Belotti a Lecce, a destra il primo scatto in viola (Acffiorentina.com)
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A sinistra Belotti a Lecce, a destra il primo scatto in viola (Acffiorentina.com)

Serve una vittoria per muovere la classifica e non ammainare i sogni europei

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FIRENZE. Il primo squillo, anche se l’acuto è rimasto soffocato sulla traversa, il Gallo lo ha fatto suonare col Lecce. Non è bastato, anche perché poi subito dopo nella nebbia viola c’è rimasto avvolto pure lui, Belotti, sovrastato da Piccoli in occasione del (momentaneo) 2-2 dei salentini. Col Frosinone, però, non vuole sbagliare. Intanto perché punta ad allungare la scia di reti in A, tagliando quota 110 (è a 109), e poi perché in questo momento la posta in palio è altissima, per la squadra che lo ha preso in prestito secco per i prossimi sei mesi, la Fiorentina, e pure per sé stesso, per provare a riprendersi una maglia nella rivoluzione capitale che si prospetta sul mercato estivo. Col Frosinone c’è da far valere la legge dei numeri, trasformando i nervi scoperti in punti a proprio vantaggio. Sì, perché nonostante il valore economico delle rose delle due squadre propenda a favore dei viola, i gol realizzati in Serie A sono esattamente gli stessi: 31. Tocca (anche) a Belotti, uno dei soli due acquisti di questa finestra di mercato, far valere la propria legge. Per cancellare la notte fonda, serve un lampo immediato, a maggior ragione contro una squadra che, per quanto ben organizzata e capace di rispondere colpo su colpo al Milan, lontano dallo Stirpe viaggia ad una media di 0,27 punti a partita e che in trasferta ancora non ha festeggiato mai il successo, al pari del Cagliari. Belotti, per altro, contro i ciociari ha un discreto feeling: ha giocato contro di loro tre volte, mettendo insieme 4 gol con due doppiette, sempre con la maglia del Torino. La prima volta è successo nella stagione 2015/16, la seconda nel 2018/19, in rimonta, cancellando così il momentaneo svantaggio firmato da Paganini. La qualificazione all’Europa che verrà dipende (anche) da lui, così come la capacità di ricandidarsi per un posto da titolare in giallorosso, dove, di fatto, è sempre stato sorpassato da qualche altro compagno. E poi c’è la sfida azzurra, quella di una chiamata in Nazionale da cercare di riconquistare: ecco perché il Gallo non intende perdere tempo.
Beltrán, dal canto suo, sta affinando la mira, i 5 gol realizzati nelle ultime 8 partite giocate, ma da solo l’argentino non basta. Le difficoltà di Nzola sono sotto gli occhi di tutti: avrebbe dovuto essere l’altra metà della rivoluzione offensiva portata avanti in estate dalla dirigenza viola, ma, al di là di sporadici sprazzi di gioco, l’angolano ha palesato più ombre che luci. Ecco perché Belotti, adesso, deve diventare l’ago della bilancia. La zona Champions è più lontana, ma il tempo per recuperare c’è, a condizione di non rallentare ancora. La sfida col Frosinone, aspettando il recupero col Bologna, un vero e proprio testa a testa per l’Europa, proprio per questo motivo vale doppio. Bisogna spazzare via le tossine figlie degli ultimi tre ko consecutivi, compresa la semifinale di Supercoppa italiana, e provare a ricomporre il mosaico, anziché considerarlo rotto in mille pezzi. La matematica racconta di una crisi viola: un punto in quattro gare è sintomatico di qualcosa che non va, così come l’incapacità mostrata in questo avvio di 2024 nel trovare il primo successo. Sì, c’è stato il passaggio del turno in Coppa Italia, ma deciso solo dalla roulette dei rigori. E poi serve ritrovare precisione balistica, oltre che capacità di bucare le difese avversarie: 4 gol in altrettante partite di Serie A dal 6 gennaio ad oggi non possono bastare, nemmeno per superare i numeri della passata stagione, senza spiccare voli pindarici e sognare qualcosa in più. Il calendario è fitto e non si potrà sbagliare nulla, né nella gestione degli uomini né nell’approccio alle gare. I bonus sono finiti. C’è da riaccendere l’entusiasmo della città: gol e vittorie sono l’unica medicina. E Belotti è pronto a salire in cattedra, anche solo per pochi mesi. 
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