Il presidio
A Budapest con la forza di Nico per rivivere il sogno Conference
Gonzalez si è ristabilito dall’infortunio e sarà in campo dal primo minuto
C’è una partita decisiva e c’è il primo traguardo in palio che ha un buon peso specifico, e allora Nico Gonzalez torna dal primo minuto ovviamente: Ferencvaros-Fiorentina vale gli ottavi di finale di Conference League senza passare dai playoff, surplus di impegno psico-fisico che la squadra viola vorrebbe accuratamente evitare dopo averlo “sperimentato” l’anno scorso nella stagione infinita da sessanta gare (record nella storia del club).
Il modo per riuscirci è uno, anzi due: vincere o pareggiare a Budapest. Basta un punto e la Fiorentina mantiene il primato e passa ai turni a eliminazione diretta, rafforzando così i pronostici che la vogliono tra le candidate alla conquista del trofeo il 29 maggio prossimo ad Atene: e pronostico diverso non ci può essere dopo la finale persa e che ancora male fa a Praga contro il West Ham.
Ma se tutto è cominciato a proposito di playoff contro il Rapid Vienna ad agosto, il più e il meglio prende il via domani nella capitale ungherese: e perché ciò avvenga serve Gonzalez.
Anche l’argentino chiaramente in aggiunta, perché Vincenzo Italiano è stato capace di costruire un gruppo e una squadra da esso con una personalità e un gioco precisi al di là dei singoli componenti per la singola partita.
La riprova? L’ex Stoccarda non ha disputato nemmeno un minuto in cinque occasioni perché assente o in panchina (Udinese e Salernitana in campionato, Cukaricki andata e ritorno in Conference League, Parma in Coppa Italia) e la Fiorentina ha vinto sempre, però con il rispetto che si deve non si è trattato di ostacoli insormontabili: diciamocelo, fa molto più effetto ricordare i 9 gol (6 in campionato e 3 in Europa) più i 2 assist che Nico ha messo insieme in 18 presenze complessive ed essere determinante per il risultato contro Rapid Vienna, Genk, Lecce, Frosinone e Bologna. Cioè, senza i suoi gol la formazione viola non avrebbe ottenuto quello che ha ottenuto.
E allora si torna al discorso di partenza, specie considerando che ha portato in dote molto altro anche quando non è stato determinante nel significato più stretto della parola e il gol del 3-1 al “Maradona” di Napoli ne è l’esempio più eclatante e dal valore tutt’altro che simbolico: davvero ormai Fiorentina e Nico Gonzalez rappresentano un binomio inscindibile o quasi e qui si parla di questione tecniche, oltre a quel contratto che le due parti hanno spostato in avanti fino al 2028 giusto per sottolineare il rapporto fortissimo.
Al punto tale che se non c’è in campo, com’è stato nelle cinque partite sopra ricordate, è per infortunio o per qualcosa comunque legato ad un problema fisico sopraggiunto a condizionarne corsa e rendimento: tipo domenica sera all’Olimpico, dove Italiano ha preferito non “rischiarlo” subito dal primo minuto nonostante il risentimento muscolare che l’argentino si trascinava dietro da giorni – e causa della panchina contro la Salernitana e dell’assenza contro il Parma – fosse ormai un ricordo. Prudenza necessaria e logica restando tante settimane e tanti impegni sul calendario viola, anche se poi è stato sufficiente il colpo di testa, con cui l’attaccante sudamericano ha sfiorato il gol una manciata di secondi dopo il suo ingresso al 72’, per far pensare a tutti che con lui dal primo minuto sarebbe stata un’altra storia all’Olimpico.
Quella che Gonzalez, Italiano, la squadra e i tifosi vogliono che sia domani sera a Budapest per entrare tra le prime sedici di Conference League dalla porta principale. Anche la gara d’andata al Franchi (2-2 da 0-2 con pareggio al 90’) , casomai ce ne fosse bisogno ma non ce n’è, dimostra che l’avversario merita tutte le attenzione del caso, tutta la qualità possibile e la tutta la forza d’urto di cui la Fiorentina può disporre, chiaramente associata alla qualità stessa. Quindi, con Nico.
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