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Fiorentina, Champions: adesso si può
Pradè ha lanciato la sfida alle grandi. Che guardano alla Viola come a una nuova “sorella”. Così ora la Fiorentina punta a tenere in classifica per poi svoltare col mercato di Natale
FIRENZE. «Noi siamo un outsider e se qualcuno perde qualche colpo...». Un’idea, un manifesto, un “avvertimento”: a firma Daniele Pradè. Che ha detto queste poche, ma significative parole mercoledì sera durante la festa per l’inaugurazione del Viola Park. Significative perché in risposta alla domanda che almeno una parte degli addetti ai lavori ha cominciato a farsi da domenica sera, dopo che la Fiorentina ha vinto bene, benissimo, al “Maradona” contro il Napoli rafforzando in un colpo solo: il terzo posto in classifica, la consapevolezza nei propri mezzi, la considerazione generale. E la domanda quasi spontanea è stata: «La squadra viola può lottare per la Champions League?». Messa lì sul tavolo non a caso, spunto di riflessione in questa sosta del campionato in cui si parla soprattutto di allenatori sul punto di essere licenziati o no, oppure dei problemi fuori dal campo di alcuni calciatori. Viceversa, è per i risultati sul campo che la Fiorentina fa parlare di sé, bella e vincente, sicura e quasi spavalda, conquistatrice di stima e complimenti: anche del suo direttore sportivo, ovviamente, e da lì la risposta.
Pradè non ha scansato l’argomento rispendendo al mittente quella che tante volte è vista come un “provocazione”, non l’ha rigettata come esagerazione fuori posto e fuori luogo: ha preso atto e ha rilanciato con la frase che è sbagliato ritenere possa voler dire tutto o nulla. Vuol dire che la Fiorentina si sente protagonista. E anche questo in qualche modo è uscito dalla bocca del direttore sportivo viola quando aveva premesso e ammesso che un po’, lui e tutto il gruppo dirigenziale, questo inizio di stagione e questi risultati della formazione di Italiano se lo aspettava.
Poi, forse, le cose sono andate perfino meglio del previsto almeno in campionato: 17 punti rappresentano il terzo miglior inizio nelle prime 8 giornate dopo i 18 punti conquistati da Paulo Sousa nella stagione 2015-2016 e da Giovanni Trapattoni nella stagione 1998-99 da quando la vittoria è pagata con i tre punti.
Insomma, la Fiorentina è lassù in alto dove raramente è stata negli ultimi 30 anni o quasi, visto che la novità “regolamentare” è datata 1994-95: logico che vengano certi pensieri non solo ai tifosi viola. Nessun volo, testa bassa e pedalare: certo questo sarà il refrain che da ora in avanti – nemmeno richiesto perché tutti ne sono già consapevoli – accompagnerà Biraghi e compagni lungo il percorso dalla ripresa alla prossima sosta di novembre, ma i pensieri rimangono e questi sono belli come raramente sono stati. Nessuno parlerà di Champions League come di un traguardo da raggiungere, non dentro la Fiorentina e non adesso di sicuro, e difatti il presidente Commisso ha tenuto a sottolinearlo sempre nella serata dedicata alla festa per il Viola Park, ma in fin dei conti si tratterebbe di alzare solo l’asticella un po’ (forse un po’ tanto, anche se dalla quinta alla quarta posizione si tratta di una posizione e basta) più su rispetto al livello dell’Europa League, che era e rimane il primo traguardo sperato e preventivato dall’imprenditore italo-americano fin dall'arrivo alla guida del club nel giugno 2019.
Però, come ha detto Pradè in una visione che è lecito credere condivisa al centro sportivo, Italiano e i suoi fanno e continueranno a fare il loro al meglio della possibilità, ma guardandosi intorno, pronti ad approfittarne: e pronto, c’è da esserne certi, sarebbe Commisso ad intervenire sul mercato a gennaio se la Fiorentina fosse ancora lì. Anzi, lassù. La strada è lunga fino a dopo Natale e tantissime le partite da disputare in Italia e in Europa che possono cambiare fisionomia a un profilo appena accennato: ma così c’è più gusto e divertimento. «Noi siamo un outsider e se qualcuno perde qualche colpo...». “Qualcuno” se n’è già accorto che la squadra viola fa sul serio.
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