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Difesa troppo alta e bomber fantasma: perché la Fiorentina non fa il salto di qualità

Il capitano Biraghi
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Il capitano Biraghi

Un’analisi degli errori da non ripetere per competere con le grandi del campionato

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Riavvolgere per capire. Detto che la responsabilità (ammessa) di Italiano è stata quella di puntare su alcuni calciatori che fisicamente non erano al meglio, la Fiorentina non è ancora pronta per fare il salto di qualità: questo ha detto la partita di domenica a San Siro con relativa sconfitta, inappellabile per punteggio e forze in campo, al primo vero esame della nuova stagione. Quello, più dei playoff di Conference League che rappresentavano comunque uno snodo cruciale ma di altro genere, era il possibile punto di svolta per la squadra viola: non il culmine dei due precedenti anni nel segno di Vincenzo Italiano, eppure qualcosa che gli somigliava molto per almeno intravedere un orizzonte più ampio rispetto al settimo e all’ottavo posto degli ultimi campionati.

Perché di fronte c’era la squadra finalista di Champions, che ti aveva battuto nella finale di Coppa Italia e a cui avevi comunque bravamente tenuto testa e perché, per quanto anticipato, si trattava di un test probante anche per valutare l’effetto del mercato estivo. Luci a San Siro, Fiorentina rimandata all’esame: ma anche questo può essere un buon modo per ripartire e Italiano l’ha detto subito la fine della partita in sala stampa al “Meazza” in mezzo all’ovvia delusione per prestazione e risultato. E quali sono state le cause che hanno spostato in avanti il progetto della Fiorentina? Forse l’elemento più negativo della trasferta di Milano, ancor più del 4-0 al passivo e di un’evidente differenza di valori che fa molto pensare, è stato il ripetersi degli errori che hanno impedito sempre il salto di qualità anche nelle due stagioni precedenti a questa.

Errori in difesa, ad esempio. Troppo alta, troppo larga, troppo molle nelle marcature, insomma troppo di tutto quello che non andava fatto per poter arginare gente come Lautaro Martinez, Thuram, Calhanoglu, Barella, Dimarco e compagnia bella. Va bene stare alti, va bene accompagnare la fase offensiva, ma difesa lo dice la parola è se marchi, è se proteggi, è se chiudi gli spazi e stringi sull’avversario che porta palla per togliere riferimenti, e sugli attaccanti per impedire loro di incidere, specie se sono forti o fortissimi come quelli dell’Inter.

La Fiorentina si è colpevolmente dimenticata di farlo in una responsabilità che non è solo dei difensori, ma anche dei centrocampisti, mancati da un lato nell’interdizione e dall’altro nell’impostazione rallentando il gioco proponendosi poco e male. Così il giro palla è diventato stucchevole, lento e fine a se stesso e mai e poi mai poteva fare male a una Inter che è brava come nessun’altra a ripiegare e ripiegarsi per poi scattare micidiale in contropiede.

Infine, rimane l’attacco nel vero senso del termine, cioè gli attaccanti, perché escluso Nico Gonzalez che non lo è per ruolo effettivo, né per mentalità e nemmeno adesso per partecipazione al gioco che l’allenatore siciliano gli chiede, non uno degli otto gol finora all’attivo tra Serie A e Conference League della formazione viola è stato segnato da Lucas Beltran e Mbala Nzola: i due che hanno significato chiudere la parentesi Cabral/Jovic al costo complessivo di 35 milioni (in larga parte compensato proprio dalla cessione del brasiliano al Benfica). Lungi dal mettere l’ex River e l’ex Spezia sul banco dei “colpevoli” così presto e così senza motivo all’inizio di settembre, il problema ormai annoso della mancanza di un centravanti veramente efficace però si sta rivelando sempre tale per ora.

E qui torna in ballo la lentezza del gioco sopra ricordata, l’assenza di profondità sulle fasce dove, sempre a parte il solito Gonzalez che nemmeno va considerato più un esterno a tutti gli effetti, la Fiorentina al momento non ha un interprete “puro” del ruolo che possa esaltare il 4-2-3-1 e lo sviluppo sulle fasce che quel modulo richiede, la scarsa capacità di verticalizzare da parte, ad esempio, di Arthur e si spera lo possa aiutare Maxime Lopez nell’alternanza di registi che può e deve far bene. Se questo, e c’è forse anche dell’altro, Italiano e la squadra riusciranno a risolvere e a mettere insieme in tempi brevi magari con qualche correzione anche al modulo stesso, la Fiorentina il prossimo esame per il salto di qualità non lo fallirà.

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