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Serie A

Fiorentina, il motore è argentino Nico e Beltrán gli assi di Italiano

di Francesco Gensini

	il colpo di testa di Gonzalez per il gol del 3-0 viola (Foto Acf Fiorentina)
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il colpo di testa di Gonzalez per il gol del 3-0 viola (Foto Acf Fiorentina)

I due attaccanti sono pronti a fare la differenza. In difesa occhi su Valentin

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FIRENZE. Fiorentina-Argentina e non è questione di rima. Ma di affinità, di passione, di talento, di calciatori che hanno entusiasmo e provano a trasmetterlo ai tifosi di fede viola in un rapporto che poche volte come quest’anno è stato così stretto e intenso. Lontanissime geograficamente, vicinissime nel comune sentire calcistico.

Si parte da Nico Gonzalez, capofila per qualità e personalità, e si arriva a Gino Infantino, il baby del mini-gruppo sudamericano, passando per Luca Beltrán che è quello che più intriga Firenze per il ruolo, il numero di maglia scelto, le potenzialità già espresse al River Plate nella stagione che là era un pezzo avanti. Senza dimenticare ovviamente Lucas Martinez Quarta che è ancora qui, che forse va al Betis Siviglia entro la fine della settimana a patto che gli andalusi mettano sul piatto più dei 12 milioni finora prospettati alla Fiorentina. Però, se va in Spagna, tra i candidati a sostituirlo c’è sempre Nicolás Valentini, classe 2001 del Boca Juniors, mancino (occhio, è indizio fondamentale mancando al centro della difesa un elemento con piede sinistro preferito), passaporto italiano e scadenza dicembre 2024: prospetto ideale per investire puntandoci subito. Insomma, è sempre Fiorentina-Argentina comunque la si giri e sempre partendo da Nico Gonzalez, numero 10 sulla schiena come segno indicativo di un’appartenenza non più sfumata, che a questo aumenta aspettative e attrazione. Che l’attaccante di scuola Argentinos Jr. ha subito ripagato a Genova favorendo prima il gol di Bonaventura, con il tiro respinto dal palo che l’ex Milan ha trasformato nel 2-0, poi firmando il tris con un colpo di testa da centravanti vero, specialità della casa che spesso e volentieri nel passato ha risolto i "problemi" alla formazione viola specie nelle sfide "secche". E sì che Nico nemmeno è in condizioni atletiche scintillanti per essersi aggregato quando il ritiro era già iniziato da oltre dieci giorni (surplus di vacanze concordato con la società post Seleccion), ma non ha grande importanza e non è un limite: chi ha qualità come le sue va oltre quelle che possono essere le difficoltà del momento. E sempre Genova e il Ferraris ne sono state la riprova: appariva e scompariva dalla partita, ma alla fine ha lasciato due graffi belli evidenti. Così fanno i campioni. Nico Gonzalez, poi, trascinatore per Lucas Beltrán (emblematico che il centravanti appena arrivato dal River abbia indicato nel compagno la guida "personale" per entrare dentro al mondo-Fiorentina nel più breve tempo possibile) e per Infantino, gli altri due col marchio docg (Argentina) che hanno fatto l’ingresso al Viola Park. Anche nel loro caso con grandi attese, specie per quello che riguarda il "vikingo", cercato e voluto, corteggiato e preso per quello che può rappresentare nel presente-futuro della squadra di Italiano. I venticinque milioni investiti sono il messaggio inconfutabile che Commisso e i suoi uomini hanno inviato alle rivali, Roma in testa che ha cercato di infilarsi nella trattativa in extremis: attacco respinto e giocatore sbarcato a Firenze. I pochi, ma significativi minuti giocati a Marassi gli sono serviti per cominciare a prendere le misure: verso giovedì a Vienna, ad esempio. Minuti altrettanto importanti quelli messi nelle gambe da Infantino, carattere in dosi massicce, sinistro velenoso, personalità da trentenne affermato e non da ventenne che si affaccia per la prima volta al di qua dell’Atlantico: che è impresa improba per tanti, capitolo affascinante di una nuova vita per chi viene da Buenos Aires e dintorni (Rosario nel suo caso, la città di Messi). Fiorentina-Argentina, si diceva e non tanto per dire.  

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