Il Tirreno

Firenze

Al galoppo per la Corsa dell’Arno. Fascino senza tempo alle Cascine

di Carlo Abete
Al galoppo per la Corsa dell’Arno. Fascino senza tempo alle Cascine

Questa manifestazione è l’evento più antico di tutta l’epopea dello sport. Moda e solidarietà si uniscono nel concorso solidale per “Corri la Vita”

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Oggi pomeriggio il Visarno si vestirà a festa per la disputa della Corsa dell’Arno, la prova clou del galoppo fiorentino che pur essendo soltanto una periziata non ha eguali per quanto riguarda storia e tradizione nel panorama del turf italiano. E come accade da diversi anni alle Cascine si rinnoverà il connubio tra sport, moda e solidarietà con il concorso “Il cappello più bello per Corri la Vita” volto a raccogliere fondi per aiutare le donne colpite da tumore al seno finanziando progetti per la prevenzione, la diagnosi precoce e la cura della malattia.

La corsa, giunta alla 196esima edizione, è la contesa più longeva nella saga del galoppo nazionale e addirittura è considerata l’evento più antico di tutta l’epopea dello sport del nostro paese visto che ha preso vita nel lontano 1827.

Giusto per dare qualche riferimento cronologico basti pensare che il calcio in Italia è nato quasi sett’anni dopo, nel 1896. Il ciclismo era partito qualche anno prima proprio a Firenze: ma siamo già nel 1870. Il tennis è arrivato nel secolo successivo, precisamente nel 1910. Nello stesso anno si è disputata anche la prima partita ufficiale di rugby. Ancor più recenti le genesi del basket (1919) e dell’automobilismo (1946).

C’è da dire poi che la cronistoria della contesa si è colorata con le giubbe più gloriose delle scuderie italiane e l’Albo d’oro è ricco di nomi altisonanti anche tra i jockey e gli allenatori. Basti ricordare Frank Turner, Thomas Rook e Polifemo Orsini e tra le scuderia la Razza Ticino, la “Mantova”, i portacolori di Paolo Mezzanotte, uno dei più avveduti dirigenti dell’ippica nostrana, la varesina “Ignis” e la “Rencati”. E come dimenticare la “Cieffedi” di Carlo D’Alessio: memorabile la doppietta del suo Gemmano a segno nel 1981 e nel 1983, entrambe le volte con in sella il “mostro” Gianfranco Dettori. Se andiamo a scandagliare tra i molti protagonisti dell’ambita contesa troviamo anche tanta livornesità: tra le due vittorie di Gemmano, per esempio, si incastona il sorprendente successo de Il Taischan, alfiere della livornesissima scuderia Labronica interpretato nell’occasione da Gigino Polito. Nel 1986 è il turno di Safatu dei fratelli Brotini, originari di Firenze, ma che spesso alloggiavano i loro purosangue negli stalli del Caprilli. Altra scuderia labronica a fare breccia al Visarno è la “Jerome” che si impone nel 1993 con Bandol (interpretato al meglio dal livornese Enrico Baldacci) e più recentemente con Blu Navy Seal. Anche il nostro Riccardo Santini ascrive il proprio nome tra i trainer vincenti del clou gigliato: siamo nel 2018 ed è un successo “a tavolino”. Sul palo passa infatti per primo Menuhin reo però di scorrettezze ai danni del sopraggiungente Pythius, allenato appunto da Santini, che viene promosso vincitore. Tanti livornesi anche tra i fantini, oltre al già citato Baldacci, vanno ricordati Ovidio Pessi, a segno nel 1969 con Ponios, Riccardo Minisini e, in tempi molto più recenti, Pierantonio Convertino e Claudio Colombi e poi la schiera dei labronici di adozione a cominciare da Vincenzo Di Maggio quindi Tonino Rovetto e Stefano Landi, quest’ultimi per due volte in vetta nell’handicappone. Dal duemila è famiglia Botti a salire in cattedra. Stefano e Alduino da una parte Giuseppe ed Endo (questi anche in veste di jockey) dall’altra lasciano poche briciole ai rivali. Qualche vittoria per il varesino Bruno Grizzetti, la doppietta del ferreo Demeteor della Razza dell’Olmo con Germano Marcelli anche se a noi piace ricordare soprattutto il successo di Viso Pallido, preparato al meglio da Cristiana Signorelli che nel 2012 si consegna agli annali per essere la prima e fino adesso unica allenatrice ad imporsi nella prova più cara al popolo fiorentino.

Venendo all’aspetto tecnico della giornata va detto che prenderà il via alle 15,10. Sette le corse in programma, tutte avvincenti e con un bel numero di partenti, che culmineranno con la Corsa dell’Arno che è stata prescelta come corsa tris nazionale. La prova sembra ben riuscita e propone un bel mix di qualità ed incertezza con tredici purosangue che si daranno battaglia sulla severa distanza dei 2200 metri. I favoriti sono quasi sempre i soggetti posti nelle parti alte della scala e così salta subito all’occhio la chance di Menuhin, un vero specialista del tracciato fiorentino dove sarebbe imbattuto se non fosse incappato negli strali della giuria in occasione dell’ultima edizione della storica contesa. Lo scorso anno l’allievo dei Botti riuscì ancora una volta a tagliare per primo il traguardo, macchiandosi però di deviazione ai danni di Pythius che fu promosso a tavolino. Sulla linea di Menuhin va tenuto in considerazione l’ospite romano Jalapeno, battuto dal rivale in data recente ma che potrà contare su un notevole vantaggio di peso. E poi proviamo a rischiare il nome del dormelliano Natoire, salito di tono durante l’inverno pisano e che potrà contare sulla sempre ispirata monta di Fabietto Branca, autore di mirabolante triplo nel convegno di “Pasquetta” a San Siro. Ovviamente la corsa non può passare solo tra questi tre: come non segnalare il positivo Mixology o l’altro alfiere del team Botti Frutireu oppure l’outsider Absolute Silence?

Insomma l’incertezza, sembra regnare sovrana per regalare quel pizzico di pepe in più alla tradizione di una corsa unica nel suo genere che riesce a mantenere un fortissimo appeal per i tantissimi appassionati. Ritornare ad avere gli oltre diecimila presenti che si registravano nell’edizioni di inizio duemila pare pura utopia, ma a chi stanno veramente a cuore le sorti dell’ippica italiana le speranze di vedere le tribune ancora stracolme come un tempo non vengono mai meno.

Ebbe origine nel 1827 grazie ad alcuni appassionati nobili che vollero organizzare una corsa in stile britannico proprio sul Prato del Quercione, poco distante da dove adesso sorge l’ippodromo del Visarno. In quella prima edizione vinse il grigio Riber: il montepremi era di 170 zecchini, 120 dei quali per il vincitore. La gara nonostante abbia attraversato già tre secoli di storia, mantiene da sempre un fascino tutto particolare, dovuto soprattutto alla bellezza dell’ippodromo, con l’impareggiabile veduta del Duomo, sullo “sfondo” della curva. Molte le iniziative collaterali organizzate dalla “San Felice”, che da qualche anno è al timone dell’impianto fiorentino, per celebrare al meglio la giornata clou del galoppo.

Sarà riproposto il “Teatrino dei Burattini” e i più piccoli potranno divertirsi anche con la fattrice Andaz che in compagnia del suo puledrino sarà a disposizione per foto e....carezze in un apposito recinto. Per i più grandi invece degustazioni di specialità toscane presso alcuni stand dove, per il terzo anno consecutivo, sarà presente la Ditta Lanson con i suoi ottimi vini. Verranno poi premiati i cappellini più interessanti indossati dalle signore presenti.

Nacque quasi per caso per volere di un gruppo di nobili inglesi. A quei tempi Firenze era una specie di crocevia degli interessi economici, culturali e politici dell’intero continente e vi risiedevano moltissime nobili famiglie di molti paesi europei. Qualcuno asserisce addirittura che questa corsa di cavalli è in assoluto la più antica manifestazione sportiva italiana, ed è davvero singolare in questo periodo di festeggiamemti per i 150 anni dell’Unità Italiana che a Firenze, che non dimentichiamo è stata per sei anni (dal 1865 al 1870) la Capitale d’Italia, si disputi un evento nato addirittura 34 anni prima della tanto sospirata unificazione.

La storia del capoluogo toscano se si vuole è condensata in tre luoghi emblematici che sono il Duomo, Piazza Signoria e Piazza Santa Croce. Oggi sarà invece il Parco delle Cascine ad assurgere a simbolo della storia dell’ippodromo e non solo, ma anche di tutta la città, con la disputa della prova clou del galoppo fiorentino. Il corso degli eventi racconta che la prima edizione della Corsa dell’Arno si disputò nel lontano 1827, ed il vincitore fu un purosangue dal mantello grigio di quattro anni che si chiamava Riber. Di acqua ne è passata da quel lontano pomeriggio e lunga e piena di aneddoti è la storia della corsa che riesce ancora ad entusiasmare nonostante i profondi cambiamenti del turf nostrano, la cui popolarità è a dir poco in declino quando invece un tempo era considerato lo sport dei re. Di certo è che da sempre le più importanti scuderie inviano i loro purosangue alle Cascine.

Basta sfogliare l’Albo d’Oro per rendersene conto: La Scuderia Mantova, Frank Turner, la Razza Ticino, gli “alfieri” dell’Avvocato Paolo Mezzanotte. E scorrendo la lista, la Scuderia Ignis della famiglia Borghi, che fortunatamente è ancora ancorata al turf (ora con i colori della Razza Montalbano) , e poi la Scuderia Cieffedi di Carlo D’Alessio e via via fino all’edizioni più recenti dominate soprattutto dagli allievi dei Botti e di Bruno Grizzetti. E fa piacere ricordare anche le recenti vittorie dei toscani Fascino e Sunsu Desura, appartenenti ad un gruppo di amici fiorentini, e il successo di El Biba D’Or del cecinese Pier Luigi Giannotti. Tra gli iscritti dell’edizione 2011 ci sono diverse prime lame anche se poco importa chi scenderà in campo: basti ricordare i trionfi dello sport italiano con i successi nei Campionati del Mondo di calcio, gli indimenticabili “ori” olimpici e tutte le vittorie conquistate in ogni disciplina. Una “favola” che prende vita da una impareggiabile corsa di cavalli che il 25 aprile si disputa sul prato delle Cascine.

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