Il Tirreno

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Harakiri viola, gode il Monza

di Francesca Bandinelli
Harakiri viola, gode il Monza

Kouame e Saponara danno l’illusione di una Fiorentina in grado di tornare al successo. L’autogol di Biraghi apre una falla. Dany Mota e Pessina ne approfittano: è il secondo ko

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Tre schiaffi, capaci di lasciare il segno. La Fiorentina, a Monza, fa harakiri. Parte bene, in meno di 15 minuti segna addirittura due volte, prima con Kouame e poi con Saponara, due delle sei novità rispetto alla gara col Lech Poznan scelte da Italiano. Poi, però, finisce in un tunnel, trasformandosi in una controfigura uscita male della squadra arrembante che pure l’altra sera, contro i polacchi, ha comunque strappato la qualificazione in semifinale di Conference.
Ieri, si sono smarriti tutti, in particolare dietro, dove vanno registrati quanto prima gli ingranaggi. Sì, perché si è passati dall’essere fortino – 8 gol subìti in 13 gare, dal 19 febbraio al 17 aprile – a spalancare la strada con troppa facilità, con 6 reti incassate in 180 minuti, in media una ogni mezz’ora. Con una semifinale di Coppa Italia ancora da disputare, giovedì sera al Franchi contro la Cremonese, Italiano deve correre ai ripari. Non è riuscito a scuotere il gruppo all’intervallo, quando il risultato era fermo sul 2-2, e nemmeno i cambi hanno garantito quella sterzata per rimettersi in carreggiata. L’esame di coscienza deve essere totale. Non si tratta di pessimismo. Ma la squadra che è stata capace di mettere insieme 14 risultati utili consecutivi, trasformandosi in più occasioni in un rullo compressore, all’improvviso non può diventare vapore, incapace di opporre resistenza. Per altro, la rete del momentaneo 2-2 è arrivata con un cliché che i tifosi viola hanno visto troppe volte: sì, perché Di Gregorio, il portiere del Monza, è stato millimetrico nel mettere in moto Dany Mota, proprio come era successo con lo Spezia (Dragowski per Nzola) e coi turchi del Basaksehir (Sengezer per Aleksic). Il campanello d’allarme, in qualche modo, è suonato: ora, però, conta riuscire a non farsi avvolgere dalla negatività. C’è da prendersi una finale (di Coppa Italia), la prima dell’era Commisso – il patron arriverà in Italia proprio in occasione della sfida con la Cremonese – e non si potrà sbagliare nulla. Fallita l’occasione di sorpasso sul Bologna, in classifica, con l’Udinese capace di agganciare i viola, ora più che mai c’è da ritrovare il giusto punto di equilibrio.
La stanchezza – per la Fiorentina, ieri, è stata la gara numero 48 dall’inizio della stagione – di certo avrà giocato la sua parte, ma non può essere un alibi. Va reso merito, piuttosto, al Monza di Palladino che, dopo aver fatto piangere due volte la Juventus e, una settimana fa, pure l’Inter, aggiunge anche la Fiorentina al circolo ristretto di big battute. E dire che, dopo due svarioni concentrati nei primissimi secondi gioco, la squadra di Italiano pareva essere riuscita ad imporre la propria superiorità. All’8’ Kouame, di testa, ha sbloccato il risultato, mentre un pugno di minuti dopo (al 13’) Saponara ha dato l’illusione di spedire in archivio la sfida, intervenendo su un tiro-cross dell’attaccante ivoriano. Quando, forse, si è provato a gestire le forze, addormentando la partita, il Monza non si è fatto ipnotizzare. Come uno scorpione, ha morso la sua preda. Prima c’è stata la sfortunata deviazione di Biraghi, dopo che Caprari era andato via dalla sua parte, poi Dany Mota è stato cinico abbastanza da sfruttare l’indecisione della difesa superando Terracciano. Il 3-2 firmato Pessina, annullato in pieno recupero per una deviazione di mano dell’ex Atalanta, è arrivato nella ripresa, con l’ennesima ingenuità, stavolta di Amrabat, goffo nel travolgere l’attaccante portoghese. Dal dischetto, Pessina non si è lasciato distrarre, mettendo il sigillo sulla seconda vittoria consecutiva dei suoi. Per la Fiorentina, ora, c’è solo da scrollarsi di dosso le tossine accumulate: la posta in palio, giovedì, è altissima. Serve tornare a vincere. Subito. 
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