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La Viola ritorna dall’inferno Ko col Lech ma è semifinale
Sottil e Castrovilli mettono la firma sui gol che valgono la qualificazione L’arbitraggio di Obrenovic fa tornare in mente i fantasmi del passato
FIRENZE. Viaggio all’inferno, ma con ritorno. La Fiorentina cade contro un Lech Poznan indemoniato, disposto a tutto per provare a fare la storia, ma pur perdendo, dimostra di essere più forte, anche di decisioni arbitrali parse non proprio ineccepibili. Sì, perché all’appello manca il secondo giallo per Czerwinski – tanto è che il tecnico del Lech Van den Brom, alla mezz’ora del primo tempo, lo sostituisce – e pure un calcio di rigore, per fallo di Muraski su Nico Gonzalez. I viola restano schiacciati dalla furia polacca, dalla capacità di Sousa di sbloccare la gara, di fatto, al primo affondo, e finiscono nel vortice di una sfida maschia, con cartellini estratti talvolta a caso, a cominciare da quello di Milenkovic che, diffidato, sarà costretto a saltare la semifinale di andata, a maggio.
I nervi, probabilmente, sono saltati anche per questo, portando la gara su binari nemmeno immaginati. Si interrompe così la striscia positiva di 14 risultati utili consecutivi e, soprattutto, dopo 9 vittorie di fila finisce in stand by anche la cavalcata dei viola in Conference, al loro secondo stop dall’inizio della competizione (dopo quello contro i turchi del Basaksehir).
Nel momento di maggiore difficoltà, però, quando le sabbie mobili sembravano poter risucchiare ogni certezza e la paura rischiava di prendere il sopravvento, la reazione non è mancata, per altro tutta di marca italiana. Sottil, il figlio del vivaio tornato dopo un lungo stop, ha messo a segno il gol dell’1-3, quello capace, nel computo complessivo delle due gare di riportare in avanti la Fiorentina, seguito poi a ruota da Castrovilli, 14 minuti dopo. 2-3, il risultato sui cui poi termina il match.
Italiano cambia tanto rispetto all’ultima gara giocata in campionato e manda in campo sei diversi giocatori di movimento, decidendo di affidare le chiavi dell’attacco a Luka Jovic e concedendo un turno di riposo (almeno dall’inizio) a Cabral. In difesa, c’è Venuti al posto di Dodo, mentre sulla mediana, con Mandragora tocca a Bonaventura, con Barak alle spalle dell’attaccante serbo. Il primo squillo viola è di Gonzalez, ma alla fine pure lui resta stritolato nella macchina infernale polacca.
Obrenovic, il direttore di gara sloveno, perde quasi subito il controllo della gara e a qualcuno fa tornare alla memoria il fantasma di un altro direttore di gara, Ovrebo, l’arbitro della gara di Champions contro il Bayern Monaco, la cui svista (gol di Klose in evidente fuorigioco) sancì l’uscita di scena dei viola dalla massima competizione europea, agli ottavi di finali. Sia chiaro, la Fiorentina sicuramente ha peccato in precisione e lucidità, ma la gomitata di Sobiech su Milenkovic che avrebbe meritato più di un giallo (eravamo al 17’ del primo tempo) ha da subito fatto correre i brividi lungo la schiena ai 23mila del Franchi. Specie dopo il suo 0-3, capace d rimettere in discussione tutto e annullare il cospicuo vantaggio accumulato dai viola nella gara d’andata.
È qui, però, che è scattata la molla: prima ci ha pensato Sottil, al primo centro stagionale, sfruttando una ribattuta della difesa polacca sulla punizione di Mandragora, poi ci ha pensato Castrovilli a chiudere la pratica qualificazione, mettendo in un angolo, i tanti errori commessi in campo, a cominciare da quello di Venuti, con cui Sousa ha sbloccato la gara. Mai sconfitta, se proprio doveva arrivare, poteva essere più dolce: la Fiorentina cade, sì, ma il pass per la seconda semifinale della stagione, dopo quella di Coppa Italia resta comunque in mano ai viola. C’è da ritrovare l’assetto giusto, è evidente, ma da questo schiaffo può nascere l’ultimo capolavoro. Verso la finale.
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