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Fiorentina, Arturone e il cambio di modulo: cosa sta facendo volare la squadra
Dalla gara col Verona la squadra di Italiano ha inanellato otto vittorie consecutive. Più imprevedibilità in attacco, Mandragora compensa Amrabat, la difesa è un muro
FIRENZE. La svolta a Verona. Drastica, decisa, perentoria, per trasformare la Fiorentina da squadra incerta (in campionato) a squadra tritatutto e tutti. Lo ripete Vincenzo Italiano come un ritornello, quasi un mantra, ad accompagnare l’evoluzione straordinaria della sua squadra e c’è da credergli come a nessun altro se dice che la trasferta in casa dei gialloblù ha avuto quell’effetto.
Lla Fiorentina c’era arrivata intimorita da una classifica che, in caso di sconfitta, avrebbe spalancato la visuale sulla zona dove si lotta per non retrocedere, e ne è venuta via con tre punti che hanno allontanato definitivamente qualsiasi preoccupazione e reso finora invincibile la formazione viola. Che cosa è successo in realtà? Che cosa è scattato nella testa di ogni singolo calciatore per consentire il clic più importante a livello di gruppo?
Intanto, c’erano state le avvisaglie il giovedì precedente alla partita del “Bentegodi” con il 4-0 in casa del Braga nell’andata dei 16esimi di finale, grazie alla doppietta a testa di Jovic e Cabral, ed era stato un segnale inequivocabile a vederlo con gli occhi di oggi. Ma allora non bastava, perché a sua volta introdotto dall’1-1 (in rimonta e soffrendo) al Franchi nel derby con l’Empoli che sempre a quei giorni allungava la striscia negativa, mentre oggi compone quella positiva. E, come detto, un conto era il campionato, un altro la Conference dove la Fiorentina ha sbagliato solo un paio di passaggi nella fase a gironi (pari in casa contro l’Rfs Riga, tonfo a Istanbul contro il Basaksehir): quindi, contava rimettere a posto cammino, classifica e sicurezze in Serie A. Verona e il Verona hanno avuto l’esito sperato e la stagione della squadra viola è decollata. Quel 3-0 frutto dei gol di Barak, Cabral e Biraghi è stato poi bissato dal 2-1 sul Milan ugualmente significativo e forse più, poi triplicato dal successo di Cremona (2-0) e a seguire impreziosito dall’1-0 sul Lecce prima della sosta e dall’altro 1-0 fresco fresco di ieri l’altro sull’Inter: nel mezzo la vittoria anche nel ritorno contro il Braga (3-2) e il doppio successo tra andata e ritorno (1-0 e 4-1) nella sfida degli ottavi sempre di Conference League contro il Sivasspor.
Totale otto vittorie nelle ultime otto partite e striscia positiva che adesso è composta da dieci risultati dentro cui ci sono nove vittorie e un pareggio. «Fiducia, consapevolezza, autostima»: così Vincenzo Italiano l’ha descritta la svolta della Fiorentina con estrema ed apprezzabile sintesi a descrivere tre concetti che sono diventati tre attitudini fondamentali per schiantare gli avversari e stravolgere uno scenario da preoccupante ad esaltante.
E se l’aspetto mentale è stato ed è determinante, nel dettaglio c’è molto altro ad aver contribuito alla metamorfosi della squadra viola, fermo restando che l’aspetto psicologico è sempre in cima alle virtù quando le cose vanno per il verso giusto e alle cause quando viceversa sono contrarie. Ma il ritorno al 4-2-3-1 dal 4-3-3 per rendere la fase offensiva meno prevedibile è stato altrettanto incisivo nel cambio di passo, anche perché togliere un centrocampista di ruolo ha paradossalmente (o forse no) rafforzato la mediana.
Come? Associando Mandragora (perfetto equilibratore del gioco) ad Amrabat: insieme i due fanno muro e costruiscono. Poi, si sono sbloccati gli attaccanti, soprattutto Cabral, e nel loro caso le avvisaglie a Braga erano state qualcosa di ben più sostanzioso: concreti loro, concreti la Fiorentina, non si scappa. Infine, ma davvero non per ultima in una scala di valori, la ritrovata solidità difensiva grazie alla crescita esponenziale di tutti gli interpreti, da Milenkovic a Quarta passando per Igor e Dodô, e come sempre i numeri aiutano a dare forza al concetto: nelle ultime sette partite, la porta viola è stata battuta soltanto due volte, di cui una al 95’(Theo Hernandez del Milan) a vittoria già sicura. E la svolta è servita.
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