FIRENZE. La direzione l’ha indicata il senatore, Giacomo Bonaventura. È uno dei leader di una Fiorentina sempre più sua – ha firmato da poco pure il prolungamento di contratto fino al 2024, con opzione per la stagione successiva -, è il capocannoniere viola con tre gol all’attivo in Serie A (come Jovic, Cabral e Gonzalez), ma soprattutto è l’uomo di maggiore esperienza del gruppo. «Fare risultato a Torino provoca una gioia grande – ha detto ai canali della Lega Calcio – e noi ci teniamo a fare contenti i nostri tifosi. La Juventus sicuramente ha una rosa di campioni e un grandissimo allenatore. Ci vorrà una prestazione importante: devi essere perfetto e concedere poco o niente per poi andare a far gol». Insomma, servirà l’atteggiamento di una squadra in grado di costruire incursioni velenose, capaci se possibile pure di sorprendere. È evidente, bisognerà rovesciare la prospettiva e ritrovare tutto, punti e gol. Nelle ultime quattro partite di campionato, la Fiorentina ha messo insieme appena un punto (con la Lazio, in trasferta) segnando una sola rete, con Gonzalez proprio all’Olimpico. È qui che i conti non tornano.
Lo Stadium, ad oggi, è stato fortino quasi inespugnabile: la prima (e per ora l’unica) squadra ad esserci riuscita è stato il Monza di Palladino, nell’ultima partita giocata tra le mura amiche bianconere. La Fiorentina dovrà cercare di vestire gli stessi panni, da corsara, per rimettere in piedi una stagione quantomeno complicata. E tutti, nello spogliatoio, sono pronti a recitare la propria parte, anche quelli che non potranno essere della gara perché squalificati. Igor, il gigante brasiliano che, in passato, era stato cercato, proprio dal club di corso Galileo Ferraris, pur fermato dal giudice sportivo, ieri, è stato il primo ad uscire allo scoperto. «Non è mai una gara come le altre» ha scritto su Instagram, mostrando un’istantanea scattata in una precedente sfida contro Cristiano Ronaldo: toccherà ai compagni blindare la porta viola, mettendo da subito un correttivo ad una difesa che deve tornare a farsi di ferro. Milenkovic, dal canto suo, dovrà vedersela con il connazionale, con quel Dusan Vlahovic con cui, di fatto, ha quasi cominciato la sua avventura nel calcio italiano. Nikola è arrivato un anno prima, Dusan invece ha dovuto aspettare prima il compimento del diciottesimo anno di età e poi l’inizio della nuova stagione per avere il via libera al tesseramento. Hanno scelto strade radicalmente diverse: l’attaccante, dopo essersi fatto “re” del gol a Firenze, ha scelto di trasferirsi ad ogni costo alla Juventus, il difensore invece, ha preferito provare a farsi bandiera viola, intanto firmando un prolungamento di contratto fino al 2027, quando potrebbe tagliare il traguardo dei suoi primi dieci anni fiorentini. Non si è lasciato mai distrarre dalle sirene del mercato, anche se sulle sue tracce si sono mosse le grandi big, italiane e straniere. Certo, il futuro è tutto da scrivere, ma quello che conta è il presente. Lui c’era in campo il 22 dicembre del 2020, la notte dell’ultima vittoria esterna della Fiorentina contro la Juventus: sa che a volte, pure Davide può sconfiggere Golia, ed è per questo che farà di tutto per riprovarci, spazzando via in un colpo solo tutti i tabù possibili e tornando a risalire la china della classifica.
Il resto dovranno farlo gli attaccanti, prima che suoni definitivamente la sirena d’allarme. La Fiorentina tira tantissimo in porta, lo dicono i numeri: poco meno del Napoli, che però è lassù in cima e dal primo posto guarda tutti dal basso. I gol però sono solo 23. Deve essere raddrizzata la mira, affinata la precisione nell’ultimo passaggio e per questo serve, oltre al cinismo, anche quella precisione chirurgica necessaria a fare la differenza. Gonzalez, che fino ad oggi ha fatto i conti con una condizione fisica complicata, ha bisogno di tornare ad essere l’uomo capace di spaccare le partite. È lui una delle frecce più pericolose dell’arco viola e il potenziale non può essere disperso. Lo ha mostrato contro la Lazio: i suoi strappi sulla fascia sanno essere letali per chiunque ed è da qui che si deve ripartire, con l’aggiunta di Brekalo. Per il croato, quello contro la Juventus, è una specie di derby, dopo la stagione vissuta in prestito al Torino. Non ha mai segnato ai bianconeri, ma più o meno un anno fa (era il 18 febbraio 2022), il suo assist diventò il passaporto al pareggio firmato da Belotti, capace di cancellare il vantaggio firmato dal colpo di testa di De Ligt. Intervenuto sul Tik Tok della società viola, ieri, non ci ha girato intorno: «La gara contro la Juve? Siamo in corsa in tre competizioni – ha detto -, e dobbiamo fare bene. Non possiamo sprecare questa opportunità. Abbiamo una squadra e possiamo vincere contro tutti». C’è da passare dalle parole ai fatti, da mettersi davanti allo specchio e dimostrare di potersi scrollare di dosso le tossine accumulate. Che poi è esattamente quello che dovranno fare Jovic e Cabral, perché la sensazione è che, al di là di chi partirà dall’inizio, sarà comunque staffetta. Chiunque sarà capace di scattare in avanti, avrà l’occasione perfetta per aprire le porte del paradiso viola.
Un gol alla Juve ti spalanca di diritto le porte alla storia, oltre che permettere di lasciare definitivamente il passato alle spalle. Nonostante un coefficiente di difficoltà altissimo, domani, conta solo vincere. Anche perché la prossima settimana torna il ballo la Conference League. Contro lo Sporting Braga, giovedì 16, in Portogallo si gioca il primo round del play off per restare in corsa in campo internazionale. Battere la Juve significherebbe fare il pieno di entusiasmo, presentandosi all’appuntamento della condizione migliore. Vincenzo Italiano lo sa bene: per questo, farà tutte le valutazioni possibili sul fronte del turnover, ma senza concedersi troppi calcoli. La posta in palio è altissima, nessuno può permettersi il lusso di sbagliare. La Fiorentina ha bisogno di rialzare la testa, anche per non doversi guardare troppo alle spalle. Pur in uno Stadium sguarnito di tifosi viol per la protesta contro il caro biglietti e le modalità di vendita degli stessi, c’è da costruire un’impresa, inventandosi la prestazione perfetta. L’ha detto pure Bonaventura.