Italia
Siamo felici, ma non diciamo per cosa
Oggi finalmente si sorride. Certo, una vittoria non cancella tutti i problemi, ma la stagione potrebbe aver preso una direzione diversa e sicuramente più piacevole. Intanto la Fiorentina ha ritrovato la sua identità, un gioco migliore e si è qualificata per le semifinali di Coppa Italia.
La difesa sta riacquisendo certezze che sembravano perdute ed il centrocampo crea ed inventa di più. Jovic è un ottimo attaccante, ma non è il giocatore su cui scaricare la palla lunga quando si è in affanno, perché raramente riesce a tenere botta sui difensori avversari, ma se servito bene è uno che sa giocare a calcio e fare gol. Nico trasforma la classifica e fa guadagnare alla sua squadra almeno 4 posti, perché anche quando non gioca benissimo costringe gli avversari a tenerlo sempre d’occhio.
Barak non è un crack, ma è un giocatore pulito, con un’intelligenza tattica fuori dal comune: è capace di dare equilibrio e profondità. Ikoné e Cabral sono Ikone e Cabral e se fossero sempre quelli di ieri (o magari quelli di Napoli) sarebbero due idoli incontrastati, invece sono due giocatori che fanno venire il singhiozzo, un giorno bene e due male, uno benino ed uno così così… Adesso tocca alla Cremonese, che sembrava quasi si dovesse scansare, e se uno avesse sentito solo la telecronaca della partita senza vedere le immagini si sarebbe immaginato un dominio degli uomini di Mourinho. Ma il calcio resta così appassionante proprio perché, nonostante i desiderata delle tv, è ancora capace di creare simili imprese.
E qui si apre un capitolo che forse si potrebbe dire che con la Fiorentina centri poco, ma in realtà non è così. L’arroganza con cui i giocatori della Roma circondavano arbitro ed avversari durante la partita ci piacerebbe proprio capire da cosa nasce. Forse dalla spinta che può dare quel magnifico stadio così spesso pieno, ma oramai dovrebbero aver capito anche loro che quell’energia, se diventa forza, è solo negativa ed alla fine ti si rivolta pure contro, come gli orribili episodi subiti da Karsdorp e Zaniolo hanno dimostrato. Forse dall’atteggiamento dell’allenatore che con le sue continue proteste sta condizionando quello dei suoi giocatori, che l’altra sera sono parsi undici e passa individui in una prolungata crisi di nervi. Chissà se Mancini rivedendosi a mente fredda in tv sivergognerebbe o sarebbe fiero dei suoi atteggiamenti che poco hanno a vedere con lo sport. E quindi ciao ciao “Special One”: a noi ci aspetta la sana Cremonese di provincia. Il calcio italiano è malato anche per questi atteggiamenti, e purtroppo non ha una sola malattia. Una l’ha raccontata, giustamente, il presidente Commisso, ed una parte del problema è il silenzio che è calato in quello studio. Perché tutto deve cambiare perché tutto resti come prima e i nostri eroi possano continuare a festeggiare ballare mentre la nave affoga… Ma alla fine noi siamo felici perché siamo ufficialmente in lotta per… meglio non dirlo: essere scaramantici è da ignoranti, ma non esserlo porta male.
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