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I tiri a Frey, il graffio alla curva: Firenze piange mister Sinisa

di Brunella Ciullini
I tiri a Frey, il graffio alla curva: Firenze piange mister Sinisa

Restò un anno sulla panchina viola, poi i Della Valle lo esonerarono Giani: «Un guerriero in tutto». Nardella: «Se ne va un pezzo di storia»

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FIRENZE. È stato uno dei primi messaggi di cordoglio. «RIP Sinisa, la Fiorentina piange la scomparsa di Sinisa Mihajlovic e si stringe attorno alla famiglia e ai suoi cari», le parole postate via Twitter dal club viola che oggi alle 15, prima dell’amichevole al Franchi con il Monaco, farà osservare un minuto di silenzio per commemorare il tecnico serbo scomparso ieri a 53 anni, mentre la squadra giocherà con il lutto al braccio.

Il messaggio è corredato anche da una bella foto di Mihajlovic ai tempi in cui allenava i viola. Un rapporto cominciato nell’estate 2010 quando Pantaleo Corvino, allora direttore dell’area tecnica della Fiorentina dei Della Valle, lo chiamò per sostituire Cesare Prandelli, un rapporto durato meno di un anno e mezzo e concluso con l’esonero il 7 novembre 2011 dopo la sconfitta per 1-0 con il Chievo.

«È stata la decisione più sofferta della mia carriera», commentò Corvino che a Sinisa era legato non solo da stima professionale ma anche da una sincera amicizia come confermano le dichiarazioni rilasciate ieri dall’attuale dirigente del Lecce: «Sinisa so che hai lottato da vero guerriero fino all’ultimo respiro della tua ultima partita, così come hai sempre fatto in campo. In questo momento trovo la forza solo per rivolgere alla moglie, ai figli e a tutti i suoi cari le mie più sentite condoglianze e la mia vicinanza. Ciao Siniša mancherai a tutti noi».

Non è stata un’avventura semplice per Mihajlovic quella vissuta a Firenze dove avrebbe potuto arrivare diversi anni prima, quando ancora giocava: era il 2001-02 e il neo allenatore viola Roberto Mancini, suo grande amico, lo voleva portare in squadra per rinforzare la difesa. Sinisa era d’accordo e venne anche a fare qualche allenamento, ma poi la trattativa non andò a buon fine. Da quasi calciatore della Fiorentina alla panchina viola dove, da tecnico ancora giovane, approdò dopo i brillanti risultati ottenuti a Catania.

Risultati che però non riuscì a ripetere qui, complice anche una serie di circostanze sfortunate e un feeling mai davvero scoccato con la tifoseria (durante un ritiro a Piero a Sieve ebbe un duro confronto con gli ultras per via di alcuni striscioni): la squalifica di Mutu, l’infortunio nel pre-campionato di Jovetic, un mercato senza squilli. Alla fine la sua Fiorentina si classificò nona. Ciò nonostante Andrea Della Valle riconfermò Mihajlovic – cui si poteva imputare tutto tranne non essere uno vero, coerente, professionista mai banale né ipocrita (allenava Frey con le sue imprendibili punizioni, aiutò il connazionale Ljajic a maturare dopo averlo punzecchiato per la troppo cioccolata) – anche per la stagione successiva che però, dopo appena 10 punti in 12 gare, durò pochi mesi.

Un dispiacere forte ma ci voleva ben altro per scalfire chi ha vissuto gli orrori della guerra sulla propria pelle. Non era un uomo facile Sinisa, ma era difficile non apprezzarne la personalità. Fra i tanti i messaggi di cordoglio anche quelli del sindaco Dario Nardella («Da Firenze un abbraccio commosso alla famiglia di Siniša Mihajlovic. Con lui se ne va un pezzo di storia del calcio») e del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani: «Un giorno triste per tutto lo sport, si è spento un grande guerriero in campo e nella vita. La sua scomparsa mi addolora, conserverò sempre un bel ricordo di Sinisa».


 

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