Cabral Il mese della verità. Alla Viola servono i suoi gol
Il brasiliano è al bivio: tocca a lui scacciare le voci di mercato
FIRENZE. Cabral sì o Cabral no? L’interrogativo è lecito, perché ricollega al dubbio se puntare ancora (la Fiorentina, ovviamente) sul centravanti brasiliano da gennaio in avanti, quando la stagione chiamerà la squadra viola a dare il massimo per tentare di recuperare in classifica. Il mese della ripresa sarà un vero e proprio spartiacque (cinque partite, tra cui quelle contro Roma e Lazio in trasferta, e mantenere la media attuale significherebbe dare l’addio alla corsa per l’Europa con largo anticipo) , per accedere ai quarti di finale di Coppa Italia via Sampdoria (giovedì 12 al “Franchi”) e, infine, a distanza di poche settimane, per provare a entrare tra le migliori sedici di Conference League. A cose “normali”, e ancora di più se sei chiamato alla rimonta come nel caso della squadra di Italiano in Serie A, serve una cosa più di ogni altra: i gol. Insomma, si torna alla domanda di partenza: la Fiorentina farà tutto questo affidandosi sempre a Cabral in appoggio a Jovic? Già il serbo non è che abbia strabiliato (le tre reti in campionato riducono il peso delle quattro segnate in Conference) . Paradossalmente, le sue difficoltà non sono un bene per l’ex Basilea che, a sua volta, è fermo a quota quattro (equamente divise tra Italia ed Europa) senza essere riuscito a dare le risposte che Italiano cerca da lui: per puntarci con più decisione a dispetto dello stesso Jovic e/o per garantirsi un’alternativa sicura. Impegno e disponibilità non sono mai venute meno da parte di Cabral (solo a San Siro, forse, è mancato nella prima fase di pressing sul portatore di palla avversario, sebbene andatura e corsa a volte lo abbiano penalizzato oltre i demeriti) , ma a un attaccante si chiedono i gol. E di essere decisivo: quello che il brasiliano è stato solo in un paio di occasioni nei dieci mesi in maglia viola. Chiaro, ciò che è stato non conta più.
Adesso conta il presente e un pezzetto comunque di passato prossimo, cioè relativo ai tre mesi da metà agosto a metà novembre: e i dubbi affiorano. Ma restano pure i paletti sulla strada di una trattativa del genere se si vogliono; a) salvaguardare da un lato i sedici milioni spesi per prenderlo dal club svizzero; b) evitare dall’altro esborsi ingenti a metà stagione per andare a prendere un sostituto più forte, che già è difficile convincere una società a cederlo.
Quest’ultima parte è di suo una mezza risposta e forse di più al quesito di partenza, ma il finale è tutt’altro che scritto: le esigenze della Fiorentina alla ripresa saranno pressanti e avranno bisogno di certezze in tutti i reparti, a cominciare dall’attacco, anche a costo di “sconfessare” quello che è stato fatto in precedenza. Dipende da tanti incastri: ecco perché le valutazioni di tecnico e dirigenti potrebbero essere lunghe e ripetute.
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