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Fiorentina, la Conference oltre la crisi per evitare lo sprofondo
Il capitano Biraghi e il ds Pradè richiamano all’unità: “Otra dobbiamo prenderci le nostre responsabilità”
FIRENZE. Adesso è crisi per davvero. Perché a dirlo è prima di tutto la classifica. Dopo la disfatta con la Lazio la Fiorentina è scivolata al 13° posto, scavalcata persino da Monza e Salernitana, con la zona retrocessione più vicina (il Verona terz’ultimo dista 4 punti) rispetto a quella europea (l’Inter settima, prossima avversaria al Franchi, è sopra di 5). Come sempre, all’indomani di una gara, in casa viola non sono mancati confronti e discussioni. E se alla fine è trapelata l’intenzione di restare sereni evitando allarmismi nessuno può far finta di nulla. «Non ci aspettavamo un simile inizio di stagione» ha ammesso il ds Pradè.
Eloquente anche lo sfogo di Biraghi: «C’è poco da dire, dobbiamo abbassare la testa, prenderci le critiche e pensare a riscattarci contro gli Hearts. Magari questo 4-0 può essere considerato un risultato pò bugiardo, ma questo è. Non c’è altro da aggiungere. Ognuno di noi deve farsi un esame di coscienza: quando si subisce una sconfitta copsì significa che noi singoli non mettiamo a disposizione della squadra tutto quello che possiamo dare. Abbiamo un allenatore che ci fa lavorare benissimo, una società che ci mette a disposizione tutto, alla fine siamo noi giocatori ad andare in campo, dobbiamo tutti assumerci le responsabilità a iniziare dal sottoscritto. Pensiamo a lavorare e cerchiamo di essere più concreti sia in avanti che dietro: se si hanno tre occasioni in 5minuti devi sfruttarle e segnare; se ne subisci due non puoi prendere subito gol». Il capitano viola aveva già alzato la voce dopo la figuraccia in Conference a Istanbul con il Baseksehir: «Visto il campionato dell’anno scorso, evidentemente ci sentiamo bravi, però non lo siamo - aveva detto -. Dobbiamo tornare ad avere la fame di prima, perché così non va bene. Non vogliamo far soffrire i nostri tifosi». I quali anche lunedì hanno sostenuto a lungo la squadra, specie dalla curva Fiesole, salvo scatenare una pioggia di fischi alla fine, lanciando il più classico degli slogan: «Vogliamo 11 leoni» Giusto. Perché se ci si trova in mezzo ad una crisi bisogna tirare fuori tutto ciò che si ha e pure di più.
Bisogna metterci cuore, testa, carattere. E sfoderare quel senso di appartenenza indispensabile quando si sposa una causa. È questo che - al di là del problema del gol, degli errori difensivi, di una rosa dove latitano i fuoriclasse - sembra mancare in questa Fiorentina. Non in tutti, ma in alcuni sì. Senso di appartenenza, ciò che ti fa sudare e lottare e correre per la maglia che indossi, la città che rappresenti, la gente che ti sostiene con la sua passione. «Sarebbe troppo facile mollare adesso, dobbiamo stare accanto all’allenatore e alla squadra, capire cosa non va, è tutta una questione psicologica - ha dichiarato Pradè - Ce la metteremo tutta per uscirne rimboccandoci le maniche e guardandoci negli occhi». E chi non ci sta, si faccia da parte.
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