Italia
Viola, condannati a vincere. È il solo antidoto alla crisi
Al Franchi la Fiorentina si gioca una fetta importante di credibilità. Sul banco degli imputati ci sono tutti: Firenze vuole risposte concrete
FIRENZE. Condannati a vincere, senza indugi né incertezze. La Fiorentina ha un solo risultato utile per mettere la crisi in un angolo, almeno nelle due settimane di sosta per gli impegni delle Nazionali (senza calciatori viola in giro per il mondo) . C’è da ritrovare una vittoria che manca da un mese esatto, da tornare a macinare numeri diventati spade affilatissime sulla testa dei diretti protagonisti e, soprattutto, da riportare almeno una parvenza di sorriso nella tifoseria che si aspettava un avvio di stagione più tambureggiante, specie dopo la conquista del pass europeo contro il Twente. Italiano non può più aspettare. Le fragilità ammesse l’altra notte a Istanbul non possono essersi risolte in poco più di 48 ore, ma almeno una scossa se l’aspettano tutti, anche Biraghi, il primo a richiamare l’attenzione sulla necessità di una squadra operaia. E il Verona, indietro di un punto in classifica, di sicuro è tra i peggiori clienti possibili. Cioffi, fiorentino di piazza Beccaria, il Franchi l’ha già fatto piangere una volta, la passata stagione alla guida dell’Udinese quando i friulani castigarono la squadra di casa rifilandogli un poker e una lezione di calcio: stavolta serve dargli scacco matto subito. Il tecnico viola, silenzioso alla vigilia anche sui canali della società dove invece è solito parlare, ora pretende che sia il campo a parlare. Il lavoro è maniacale, si insiste sui meccanismi da rodare, ci si concentra sul dettaglio, ma quel maledetto ultimo passaggio ancora non riesce come dovrebbe. È vero, quanto a possesso palla, quella viola è pressoché una legge, ma evidentemente non basta: i gol fatti sono appena cinque in sei gare disputate in Serie A e di questi soltanto due portano la firma di profili offensivi, Jovic (a segno con la Cremonese) e Kouame (in rete con la Juventus) , meno della metà. Serve una scintilla, ne sono convinti tutti: e deve scoccare ora, riaccendendo di passione e entusiasmo una città intera. L’ultima volta, al termine della gara contro il Riga, il Franchi alzò la voce, fischiando a pieni polmoni contro tutti, dai giocatori diventati interpreti smarriti sulla scena all’allenatore, senza dimenticare la società. Ecco perché occorre invertire la rotta. Il mercato, definito dallo stesso allenatore, una sessione di "sostituzione", non ha convinto in maniera bipartisan tutti. L’unica via possibile per non compromettere tutto è dare una sterzata secca: alla classifica, attraverso cui tornare a conquistarsi un posto in Europa, e, non appena si ricomincerà, pure in Conference, dove l’ultimo posto nel girone ha già fatto scendere la Fiorentina agli inferi. C’è da tornare a far valere la legge del Franchi, dove i viola nell’ultimo campionato hanno festeggiato il maggior numero di punti, secondi solo all’Inter (oggi sono solo 5 sui 15 disponibili, in pratica un terzo) , e va fatto il prima possibile, contro una squadra che in trasferta, fin qui, al massimo ha pareggiato (con Bologna e Empoli, entrambe le volte in rimonta) ma che ancora non ha festeggiato una vittoria esterna. Tutti vogliono risposte, anche il presidente Rocco Commisso, rimasto in Italia e da sempre dalla parte della squadra al di là di tutto. È stato il primo a sostenere i giocatori ai primi tentennamenti, adesso però pure lui si aspetta uno scatto d’orgoglio. C’è, poi, da crescere sotto il profilo dell’attenzione: non può essere soltanto sfortuna il fatto che ogni errore costi ai viola carissimo, serve più malizia per cercare di rovesciare la medaglia dalla parte giusta. Jovic, per esempio, deve avere il coraggio di riaccendersi i riflettori addosso, spazzandosi di dosso le tossine di quel rigore sbagliato contro la Juventus e pure dei tanti errori commessi non inquadrando la porta. Per prendersi lui lo scettro di bomber viola ha bisogno di fare qualcosa in più: già oggi. Non c’è più tempo, bisogna vincere.
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