Il presidio
Jovic, serve l’istinto killer per il gol. E Cabral scalpita per l’Europa
Attorno al serbo c’è fiducia: sono tutti certi possa essere l’erede di Vlahovic
FIRENZE. Sarebbe servito a lui oltreché alla Fiorentina. Sarebbe servito tantissimo a Luka Jovic segnare quel rigore alla Juventus alla fine del primo tempo, riuscirci avrebbe permesso alla sua squadra di andare al riposo in vantaggio e a allo stesso attaccante di compiere un salto importante (e che salto) per trovare e trasmettere entusiasmo e fiducia. Il caso sotto forma dei guantoni di Mattia Perin ha invece voluto che quel tiro angolato di destro venisse sfiorato quel tanto da colpire il palo, con il pallone che poi ha attraversato beffardamente tutta la linea della porta finendo fuori. Per il rammarico del giocatore, di tutta la Fiorentina e dei propri sostenitori, rammarico che non si certo dissolto al termine di un pareggio per 1-1 carico di mille rimpianti. Rifacendoci al celebre romanzo di Goethe potremmo intitolare “I dolori del giovane Jovic” questo inizio di stagione dell'attaccante serbo preso per completare un reparto che senza più il connazionale Vlahovic ha perso già da fine gennaio incisività, concretezza e pericolosità (i numeri parlano chiaro) e che, col mancato riscatto di Piatek, necessitava appunto di un altro elemento da affiancare al brasiliano Cabral. Il buon Luka, più di Arnautovic (che per inciso sta segnando a raffica con il Bologna e non è certo una novità) è parso alla dirigenza viola il profilo giusto anche perché è arrivato praticamente gratis nonché bisognoso di rilanciarsi nell’anno che porterà al Mondiale in Qatar. Se un club come il Real Madrid ha investito 60 milioni per acquistarti un paio di stagioni fa vuol dire che non sei proprio una schiappa. Con tutte queste premesse e tante dolci promesse Jovic è sbarcato a Firenze con la ferma intenzione di farsi spazio nel calcio italiano, non far rimpiangere chi lo ha preceduto in viola (appunto Vlahovic) e cercare di soffiargli il posto nella nazionale serba. Il tutto però dovendo fare i conti con una condizione fisica non certo ottimale considerando che l'anno scorso, agli ordini di Carlo Ancelotti, ha messo assieme appena una manciata di presenze fra Liga e coppe e un paio di gol. «Luka ha i mezzi per ripetere ciò che ha fatto Dusan» aveva detto Italiano proprio alla vigilia della sfida con la Juve, anche se nessuno ha dimenticato ciò che aveva detto l'allenatore poco tempo prima: «Jovic è un calciatore da rigenerare nella condizione fisica, nell'aspetto mentale, ora gioca nella Fiorentina, non più con tanti campionissimi. Quindi c'è da sacrificarsi, in certi momenti la squadra può andare in difficoltà e il palloni non arrivano puliti, sta anche a lui mettersi a disposizione avendo pure una forza fisica straripante». »Lo abbiamo preso per fare la differenza» aveva dichiarato a sua volta il dg viola Joe Barone sabato prima della gara con i bianconeri. Invece, come si sa, il destino ha riservato ben altro all'attaccante serbo che dopo la rete all'esordio in A contro la Cremonese - una rete molto bella per costruzione e fattezza - si è fermato anziché dare il via ad una sinfonia con i colori viola. Vero che tutta la Fiorentina in fase realizzativa sta faticando come dimostra il lungo digiuno spezzato solo l'altro ieri dall’affondo di Kouame, vero che per adesso schierare insieme i due centravanti è e rimane un'ipotesi non ancora concretizzatasi, ma è altrettanto vero che nel calcio i gol contano più di tutto e la squadra viola ne ha bisogno per consolidare la propria crescita in campionato e da giovedì in Conference League. Contro i lettoni del Riga, stando almeno all’alternanza varata da Italiano, potrebbe toccare a Caral, il brasiliano che è andato a segno con il Twente ed è stato decisivo con 13 reti la scorsa stagione con il Basilea nella stessa competizione. Jovic dal canto suo dovrà fare di tutto per guarire dai “propri” dolori e farsi trovare pronto.
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