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A questa Viola mancano solo i gol e Italiano registra i meccanismi

Brunella Ciullini
A questa Viola mancano solo i gol e Italiano registra i meccanismi

Il digiuno offensivo dura da 328’: l’ultimo a segnare è stato Cabral col Twente. Le occasioni ci sono state: servono cinismo e cattiveria nell’area piccola

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FIRENZE. 328 minuti: tanti ne sono passati dall’ultimo gol realizzato dalla Fiorentina in partite ufficiali, quello del brasiliano Arthur Cabral in spaccata al 32’del primo tempo con il Twente. Da quel play-off di andata di Conference League i viola sono più riusciti ad assaporare la gioia di gonfiare la porta avversaria. 0-0 al Castellani nel derby con l’Empoli, 0-0 nella trasferta in Olanda decisiva per la fase a gironi di Conference, 0-0 l’altra sera nella sfida interna con il Napoli. Di occasioni per fare centro ne ha costruite e avute la formazione di Vincenzo Italiano, si pensi al palo colpito da Mandragora con il Twente e pure alle ripartenze ghiotte che Ikoné e Jovic sempre contro gli olandesi non sono riusciti a sfruttare. Ecco il problema che il tecnico deve affrontare e cercare di risolvere in fretta: far sì che la Fiorentina acquisisca incisività, concretezza e più cattiveria in area di rigore. I viola costruiscono tanto, arrivano con frequenza nelle zone presidiate dai difensori rivali ma poi non riescono a pungere: al momento sono 14° in classifica per numero di conclusioni. A seconda delle situazioni abbiamo assistito a tiri strozzati, lenti, prevedibili, imprecisi. E chi è andato a segno si conta sulle dita: in campionato Bonaventura, Jovic e Mandragora (con la complicità decisiva di Radu) contro la Cremonese; nello spareggio di coppa Nico Gonzalez e Cabral contro il Twente al Franchi. Cinque in altrettante gare. «In questo momento abbiamo lavorato per trovare più compattezza in difesa perché l’anno scorso e anche di recente abbiamo preso qualche gol di troppo. Però è ovvio che dobbiamo essere più incisivi davanti - la riflessione di Italiano dopo lo 0-0 di domenica - Anche col Napoli abbiamo avuto almeno 4-5 situazioni in cui se fossimo stati più concreti avremmo potuto fare centro. Visto quanto creiamo dobbiamo cominciare a far gol. Non prenderli va bene ma bisogna anche farli». E mentre crescono i nostalgici di Vlahovic e andando ancora più indietro dei vari Batistuta, Toni e Gilardino, non passa inosservata la difficoltà che sta incontrando Luka Jovic. Normale visto che è appena atterrato in un altro calcio e nell’ultima stagione ha giocato pochissimo, vero anche però che, come ha evidenziato lo stesso Italiano pungendolo, deve iniziare a darsi una mossa: la rete all’esordio è stata bella e pesante, occorre però continuità. «Luka va rigenerato nella condizione fisica, nell’aspetto mentale. Deve pensare che non è più al Real con tanti campionissimi, ora gioca nella Fiorentina, c’è da sacrificarsi, specie quando la squadra va in difficoltà e i palloni non arrivano puliti. Negli allenamenti si vedono le qualità del campione, sta a lui mettersi a disposizione. Forse come unica punta non ha mai lavorato in maniera convinta ma io sono convinto che possa farla. E quando si sboccherà farà vedere grandi cose». Nel calcio democratico e arrembante di Italiano tutti possono e devono lasciare il segno. L’importante è buttarla dentro. E spezzare questo digiuno. l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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