Il Tirreno

Firenze

La sfida

Fiorentina, basta esperimenti e turnover: col Twente in campo i fedelissimi

Brunella Ciullini
Fiorentina, basta esperimenti e turnover: col Twente in campo i fedelissimi

Dopo la delusione Italiano schiera i più bravi: Igor, Amrabat, Cabral, Sottil

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. «Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare». La frase storica di John Belushi nel film cult Animal house di fine anni’70 non passa mai di moda. E specie alla vigilia di sfide importanti, decisive, all’ultimo respiro torna più che mai di attualità. Vale per la Fiorentina attesa domani al play-off di ritorno in casa del Twente, in palio la qualificazione ai gironi di Conference League, obiettivo da centrare a tutti i costi per dare un senso a quanto fatto e ottenuto la scorsa stagione e non compromettere già quella appena iniziata.

Proprio per questo Vincenzo Italiano intende attingere dal gruppo dei cosiddetti fedelissimi, dagli uomini con i quali è riuscito a riportare Firenze in zona Europa dopo vari anni. Domenica a Empoli il tecnico ha fatto ricorso ad un massiccio turnover rivoltando la formazione come un calzino: già tra la prima di campionato con la Cremonese e il play off di andata con il Twente aveva cambiato sei degli undici titolari; tra la partita con gli olandesi e la trasferta al Castellani gli avvicendamenti nella formazione schierata dall’inizio sono stati addirittura nove. Se non è una rivoluzione, poco di manca. Domani invece la Fiorentina tornerà all’antico, a meno di imprevisti Italiano si affiderà ai ’suoi’ titolari: Terracciano fra i pali, Venuti, Milenkovic, il rientrante Igor e Biraghi in difesa, Bonaventura, Amrabat e Duncan a centrocampo, Nico Gonzalez, Cabral e Sottil in attacco. Insomma, gran parte degli 11 già impiegati per il primo round con il Twente fatta eccezione per Igor (ancora bloccato quella sera per infortunio) e per Bonaventura dirottato in extremis in tribuna per affaticamento muscolare. Per il resto stesse scelte, stesse facce, stessi giocatori. I fedelissimi appunto, quelli che hanno contrassegnato la prima stagione dell’allenatore siciliano alla guida dei viola. Quelli che domenica – tolti Milenkovic e Bonaventura in campo dal 1’– sono partiti dalla panchina, qualcuno subentrando poi a inizio ripresa (Sottil e Duncan per Saponara e Maleh) , qualcun altro nel finale (Gonzalez, Biraghi e Cabral) al posto di Ikoné, Terzic e Jovic. Dopo lo 0-0 nel derby non sono mancate le critiche nei confronti di Italiano per l’eccessivo (e a conti fatti improduttivo) turnover. D’altronde è cosa risaputa che nel calcio come in altri sport di squadra ci sono da sempre le prime e le seconde linee, ci sono i più bravi talentuosi e meritevoli e quelli con minor qualità e/o minor esperienza. La Fiorentina non fa eccezione. E lo sa bene pure lo stesso tecnico anche se il suo modus operandi è quello di coinvolgere e tenere sempre sulla corda tutti i propri giocatori, nessuno escluso, perché di tutti prima o poi avrà bisogno. Però quando il gioco si fa duro i duri devono giocare. Con buona pace anche degli ultimi acquisti visto e considerato che Gollini, Dodò, Mandragora e Jovic – tutti schierati titolari tre giorni fa – paiono invece destinati domani a essere esclusi per fare spazio appunto ai fedelissimi. Perché in una sfida così importante e delicata servono uomini pronti, ben integrati, in grado di mettere subito in pratica quanto chiede e vuole il loro allenatore.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera