Italiano scuote i viola e chiede la Champions
A fine allenamento, in cerchio con i giocatori, l’allenatore cita l’esempio dell’Atalanta capace di andare oltre i limiti
Fa sempre un bell’effetto vedere come Vincenzo Italiano conduce gli allenamenti, come guida ogni calciatore sul campo, come richiama tutti ai compiti individuali e collettivi. Uno spettacolo nello spettacolo. Urla, sprona, accompagna (nel vero senso della parola) i movimenti di ciascun singolo per migliorare quelli di squadra, sorride, mostra e la mimica facciale dipende dalle situazioni e dai risultati ottenuti.
Con grinta e partecipazione, senso di appartenenza e spirito di gruppo: tutte cose che hanno conquistato i tifosi della Fiorentina e ormai il rapporto tra il popolo viola e l’allenatore nato in Germania sta velocemente scalando la classifica di quelli che hanno fatto la storia di questo club e di questa città. Figurarsi se tutto ciò è stato sublimato ieri, al termine dell’allenamento mattutino, che segnava la ripresa dell’attività dopo la domenica di riposo, con la parola magica (composta) capace di far battere i cuori all’impazzata: Champions League. È stato quando Italiano si è piazzato esattamente al centro (poi spostandosi qua e là, avanti e indietro, perché chiedetegli tutto, ma non di stare fermo) del gruppo che appunto aveva concluso la seduta e si apprestava a svolgere i classici e canonici esercizi di defaticamento.
Silenzio tutt’attorno e sguardi attratti dal capobranco che indicava la strada dove i suoi avrebbero dovuto seguirlo, che richiamava l’attenzione su quello che era stato appena fatto e a suo parere non nei modi corretti. Ma un leader che sia tale, un allenatore che ha la responsabilità di pensare per altre venticinque teste ognuna delle quali giustamente con meccanismi e caratteristiche differenti, non si limita solo ad evidenziare i difetti. Indica soprattutto le correzioni per migliorarsi. E allora sì che Vincenzo Italiano ha attirato su di sé la curiosità vorace di chi gli stava attorno, chiedendo intensità come componente non segreto ma imprescindibile per ottenere i risultati, ma soprattutto prendendo ad esempio l’Atalanta di Gasperini, capace di andare oltre i propri limiti, azzerare il divario con avversari più attrezzati e arrampicarsi fino alla zona Champions League.
Concetto semplice e complicato insieme: un gruppo forte nelle gambe e prima ancora nella testa può raggiungere traguardi impensabili e a Firenze l’impensabile (sognato) si chiama appunto Champions League.
Insomma, una robusta e sana “reprimenda” è diventato il manifesto della Fiorentina per la stagione 2022-23: così si è leader, così si è Vincenzo Italiano. Parole dentro ai fatti: quelli del campo al centro sportivo Benatti. Un altro giorno (il nono) di questo ritiro a Moena è andato in archivio, al solito ricco di tante cose tra mattina e pomeriggio (Zurkowski nel secondo è rientrato finalmente in gruppo a distanza di una settimana esatta dall’infortunio subìto per un pestone).
Di spunti tattici ed esercitazioni col pallone sempre sotto lo sguardo attento dei tifosi presenti in gran numero sulle tribune, di partitelle a tema in numero variabile di partecipanti a seconda del disegno di Italiano proprio per aggiungere sintonia e intesa.
Di fatica e concentrazione per i quattro portieri Gollini, Terracciano, Rosati e Cerofolini agli ordini del preparatore Porracchio, per poi essere pronti di fronte alle giocate e ai colpi ad effetto di Cabral (gran gol di tacco), Jovic (pomeriggio con programma differenziato per il serbo nella gestione dei carichi di lavoro), Mandragora (sempre più padrone del centrocampo) e via dicendo. Di tanti applausi per i protagonisti in viola che fanno sognare una stagione appunto da protagonisti. E con le dichiarazioni a margine di Nicolas Burdisso, uno silenzioso di suo che preferisce incidere senza apparire, così se apre bocca conviene stare a sentirlo. «Come lo scorso anno - ha detto il direttore tecnico viola su TikTok della Fiorentina - abbiamo chiesto a Italiano di iniziare forte, un concetto che significava e significa trasmettere grandi motivazioni: allora come oggi abbiamo i tifosi al nostro fianco e adesso vogliamo ripetere lo stesso avvio di stagione per poi fare meglio di quella passata. Ho avuto la fortuna di essere allenato da Mourinho e Luis Enrique, Bielsa e Gasperini, il top della categoria, e ognuno di loro mi ha dato tantissimo: cerchiamo di avere un confronto costante con Italiano, perché oggi in uno staff ci sono tante persone e bisogna essere sempre preparati. Partiamo da una base importante costruita dal lavoro del nostro allenatore e vedo tanto entusiasmo. Ormai ho capito bene che cosa significa vivere Firenze e la Fiorentina, così io cerco di essere una risorsa per tutti, allenatori e calciatori, giovani compresi. Ogni giorno che passa qui a Moena vedo sempre qualcuno più stanco degli altri: buon segno, vuol dire che sei arrivato in cima alla fatica e provi ad andare oltre. Ce lo ritroveremo più avanti quando le gambe andranno da sole. E in questo senso il Mondiale porterà via tante energie: dovremo essere bravi ad allenare bene chi resta qui e a tenere alte le motivazioni». l
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