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La protesta

Firenze, i prof fanno lezione in strada agli studenti del liceo occupato. La lettera di sostegno ai ragazzi firmata da 600 docenti – Video

di Redazione Firenze
Firenze, i prof fanno lezione in strada agli studenti del liceo occupato. La lettera di sostegno ai ragazzi firmata da 600 docenti – Video

Al Machiavelli i ragazzi ascoltano dalle finestre le letture di Fenoglio e Zagrebelsky. L’appello di solidarietà degli insegnanti ha già raggiunto 600 adesioni

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FIRENZE «Non possiamo entrare, quindi gli facciamo lezioni a mo’ di serenata». Elisabetta, che al Machiavelli insegna storia e filosofia, ha trovato la formula per stabilire un contatto con i ragazzi che appoggia. Una serenata senza chitarre, col megafono sul marciapiede e gli studenti affacciati alle finestre del liceo occupato, in via Santo Spirito. I professori sotto, i ragazzi sopra. E a Firenze, per una mattina, la scuola funziona al contrario: sono gli allievi a tenere in pugno l’edificio e i docenti a fare lezione dalla strada.

C’è chi legge “La lezione” di Gustavo Zagrebelsky, chi tira fuori “Una questione privata” di Beppe Fenoglio, chi “La guerre éternelle” di Olivier Rolin. Brani contro la guerra, letture sull’educazione sessuale e affettiva. Passa anche un cestino pieno di biglietti con frasi di scrittori da far pescare ai passanti. La lezione, organizzata da un gruppo di docenti con la Flc Cgil, comincia davanti al Machiavelli e poi si sposta più in là, al Capponi. Qualche decina di insegnanti. I ragazzi ascoltano dalle finestre, mentre Ernesto, studente, segue dal marciapiede.

Il movimento dei professori, però, ha numeri più larghi della piccola aula improvvisata in strada. Ieri oltre cento docenti hanno sottoscritto l’appello in difesa delle ragioni delle occupazione e dei loro promotori; in mattinata le firme erano già salite a 400 e nel pomeriggio la Cgil ha aggiornato il conto: superata quota 600, con adesioni anche dalla provincia. La presa di posizione arriva dopo il corteo del 16 ottobre e le occupazioni a catena dei licei fiorentini. Il documento denuncia il rischio che la protesta venga ridotta a un problema di ordine pubblico, fra aule chiuse e polemiche sui danneggiamenti. Il sindacato annuncia altri momenti di confronto con i ragazzi.

«Siamo stati molto colpiti da questo loro chiamarci in causa», racconta Francesca, che insegna italiano, latino e storia al Machiavelli. Gli studenti, dice, si sono accorti che «al di là della buona volontà dei singoli, è a livello strutturale che la scuola è stata colpita e non funziona». E osserva: «Si sta spostando il focus dalle motivazioni della protesta alle modalità». Quelle, ammette, diventano sbagliate quando violano la legge. «Però bisogna anche dare ascolto a certe motivazioni. Non si possono allargare le carceri per rispondere ai problemi del lavoro e dell’istruzione dei ragazzi».

Non un caso che tra gli studenti fiorentini cresca la distanza dal corteo convocato sui social per domani in città. L'account Instagram «Firenze in piazza 17», legato alla manifestazione studentesca del 16 ottobre scorso – conclusa senza incidenti né disordini –, ha smentito qualsiasi coinvolgimento nell'organizzazione di un evento che preoccupa istituzioni e commercianti. Nelle scuole occupate circolano addirittura messaggi che invitano ragazze e ragazzi a disertare l’appuntamento, nel timore di infiltrazioni esterne.

Gli studenti hanno fatto rete fra gli istituti e anche i docenti hanno sentito il bisogno di «non essere da meno», racconta Elena, insegnante di scienze umane. Tiene però a segnare il confine: «Siamo partecipi rispetto ai temi, non rispetto agli strumenti che sono i loro». Ai professori toccano altri mezzi, spiega, «che sono i libri e quindi facciamo lezione, facciamo quello che sappiamo fare». Un sostegno che comprende anche alcuni genitori e che Ernesto, fermo fuori dal portone, considera prezioso: «L’appoggio di insegnanti e genitori è fondamentale per far sentire ancora di più la nostra voce». Poi la sua richiesta, asciutta: «Bisogna cambiare».

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