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«Qui nessuno è straniero»: i bambini rifanno lo striscione strappato dalla scuola e FdI lo chiama «straccio» – Scoppia il caso a Firenze

di Redazione Firenze

	I bambini della Vittorio Veneto e della Pestalozzi in piazza Santa Croce mentre ridisegnano lo striscione «Qui nessuno è straniero»
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I bambini della Vittorio Veneto e della Pestalozzi in piazza Santa Croce mentre ridisegnano lo striscione «Qui nessuno è straniero»

Lo striscione era stato staccato dalla Vittorio Veneto da ignoti, ieri (6 ottobre) è stato rifatto in S. Croce. Il caso si allarga e lunedì (12 ottobre) arriva in piazza

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FIRENZE. «Stracci». Ecco, mancava la parola. Non bastava aver strappato lo striscione dalla scuola Vittorio Veneto lo striscione «Qui nessuno è straniero», chiunque sia stato. Il giorno dopo Fratelli d’Italia riesce a infilarla nella polemica. E così nel pomeriggio sono i bambini a rimettere un po’ d’ordine. Piazza Santa Croce, pennarelli, fogli, quelli della Vittorio Veneto e della Pestalozzi che si ritrovano e rifanno il manifesto. Stessa frase. Era la stessa nata al giardino Borgo Allegri, diventata in pochi giorni il simbolo della protesta fiorentina contro il tetto nelle classi che il governo Meloni fissa per decreto. Poi lo portano sul balcone del Quartiere 1. Tutto semplice. Quasi.

Perché nel frattempo a Palazzo Vecchio è scoppiata la battaglia semantica. Alessandro Draghi e Giovanni Gandolfo, consiglieri di FdI, tirano fuori leggi, regolamenti, bandiere obbligatorie sulle scuole pubbliche e il principio di neutralità degli edifici. Fin qui si potrebbe perfino discutere. Poi però arriva la domanda: «Vi immaginate se ogni scuola appendesse stracci o striscioni di qualunque genere?». Stracci. Proprio mentre si parla di un cartello fatto dai bambini per dire che fra i banchi nessuno dovrebbe sentirsi straniero. Per ribadire un concetto sancito dalla Costituzione: che siamo tutti uguali. No, stracci, dicono loro. Una di quelle parole che, in politica, hanno il talento di vivere molto più a lungo del comunicato che le contiene. Mirco Rufilli, presidente del Quartiere 1, ci si avventa: definirlo «straccio» è «davvero disonorevole». Luca Milani, capogruppo Pd, rincara e ricorda che lì sopra non c’erano falci, martelli, fiamme, croci o simboli di partito, ma parole come uguaglianza, fraternità, amicizia. E a quel punto la discussione sul decreto del governo, già abbastanza infiammabile di suo, prende una via tutta fiorentina: dal tetto del 30 per cento al decoro delle facciate, fino alla natura merceologica di un lenzuolo colorato.

FdI prova a riportare la faccenda al merito. Angela Sirello e ancora Draghi precisano che nessuno giustifica chi ha strappato lo striscione. Però, spiegano, se «Qui nessuno è straniero» significa accogliere, rispettare e integrare ogni bambino, allora va benissimo; se invece diventa un simbolo contro il provvedimento del governo, cambia tutto e diventa propaganda. Invitano così l’assessora Benedetta Albanese, Rufilli e Milani a leggere meglio il decreto, che non fissa soltanto il limite del 30 per cento ma considera anche il percorso scolastico svolto in Italia e le esigenze linguistiche. Voto finale, da professori: «fuori tema».

Solo che fuori, dalla scuola, erano finiti anche i bambini. Ed è lì che il caso si fa un po’ beffardo. Albanese e Rufilli li avevano convocati alle 16.30 per ridisegnare la frase strappata. Loro arrivano, si mettono al lavoro e la rifanno. Intanto la Cgil annuncia che la protesta contro il tetto si è già allargata a decine di istituti e prepara per lunedì lezioni in piazza sulla scuola «aperta e inclusiva». Il decreto rimane lì, con tutte le sue norme e le sue contestazioni. La polemica pure. Ma nel tardo pomeriggio, sulla sede del Quartiere 1, torna visibile la scritta che qualcuno aveva tolto alla Vittorio Veneto. «Qui nessuno è straniero». Gli adulti possono continuare a stabilire se sia un messaggio, uno slogan, propaganda o uno straccio.
 

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