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Firenze, due ex carabinieri condannati a risarcire il ministero della Difesa: ecco la storia dalle accuse all'arresto

di Pietro Barghigiani
Firenze, due ex carabinieri condannati a risarcire il ministero della Difesa: ecco la storia dalle accuse all'arresto

Nel 2020 tentarono di ottenere soldi da una dentista per evitare una maxi multa e la chiusura dello studio

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FIRENZE. Niente sconti. I due ex carabinieri del Nas di Firenze, condannati per la tentata concussione a una dentista di Lastra a Signa, dovranno risarcire il ministero della Difesa con 32mila euro per il danno di immagine provocato all’Arma con il loro comportamento.

Lo ha deciso la sezione d’’appello della Corte dei conti respingendo i rispettivi ricorsi. È una storia che nasce nella primavera del 2020 e che a livello penale è stata definita con una condanna per entrambi con rito abbreviato: due anni e due mesi per Antonio Borrasso, 61 anni, residente a Firenze, all’epoca luogotenente, e due anni e otto mesi per l’appuntato scelto Luigi Aprile, 55 anni, residente a Carmignano in provincia di Prato. Da tempo i due sono fuori dall’Arma. Nella vicenda era coinvolta una terza persona, il personaggio che si era presentato come intermediario dalla dentista entrando nello studio nelle vesti di cliente. Le aveva paventato rischi per la sua attività in vista di controlli a tappeto da parte dei Nas così come accaduto a un suo amico, ma, grazie ai suoi contatti, poteva alleviare le probabili stangate che sarebbero arrivate con i controlli. Anche lui venne arrestato e condannato a 2 anni e 8 mesi.

Dopo dieci giorni dalla visita dell’intermediario nello studio si presentano i due militari. E nel controllare i vari locali e l’area frigo notano alcune situazioni che a loro dire sarebbero state una violazione tale da portare alla chiusura dell’attività e a una maxi multa. Come “pena” accessoria dissero pure che la vicenda sarebbe finita sui giornali.

Passato qualche giorno si rifà vivo l’intermediario, sempre come cliente, e la dentista gli parla della visita. Lui la ricontatta e fa scattare l’operazione terrore dicendole che «non era messa bene per niente ma che aveva risolto e che doveva parlarle di persona». Lui le dice «che la multa ammontava a circa 30.000 euro, con chiusura dell’attività e pubblicazione su testata giornalistica» ma che era riuscito a trovare un compromesso, nel senso che la professionista «avrebbe dovuto pagare 8.000 euro a ciascuno dei carabinieri che avevano effettuato il controllo». Lei ci pensa e poi decide di andare dai carabinieri che le danno istruzioni per andare avanti e chiudere così la trappola verso chi le vuole spillare soldi.

Ricontatta l’intermediario e fissa un incontro per consegnargli i soldi, non tutti quelli richiesti. È il 29 aprile 2020. La sera stessa, alle 22,40 la professionista dà la busta con i soldi (6mila euro, ndr) all’uomo, appoggiandola sul sedile della sua auto: in quell’istante viene bloccato dai carabinieri e arrestato. Non resta in silenzio e racconta il sistema. Sul suo cellulare alle 8,34 del 30 aprile arriva un messaggio WhatsApp dall’utenza di Aprile che scrive: “Arrivo”. Sono le 8,50 quando Barrasso e Aprile giungono con l’auto di servizio allo svincolo di Lastra a Signa. Non sanno che ad attenderli ci sono i colleghi. Sono lì per arrestarli.

Scrivono i giudici contabili: «Dai fatti occorsi a Lastra a Signa il 29 e il 30 aprile 2020, in pieno periodo pandemico, non può revocarsi in dubbio esser derivato un profondo vulnus al decoro, al prestigio e all’autorevolezza dell’Arma dei carabinieri, ente di appartenenza dei due prevenuti». Un danno di immagine da risarcire con 32mila euro.l




 

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