Al Franchi si riavvolge il nastro della storia ed è ancora “Bati Bati Bati Bati gol”
Ovazioni per Baggio, Batistuta, Toni ma anche per Totti alla partita delle vecchie glorie davanti a ventimila spettatori. E un Pizarro in gran forma. Ora però si torna alla dura realtà del campionato
FIRENZE. Uno era in campo, uno era in tribuna, il terzo era a casa, forse davanti alla tv o forse no, il quarto in Portogallo. Nella serata dei numeri 10 uno solo ha riassaporato il gusto di calciare il pallone davanti a un pubblico in delirio. Si chiama Francesco Totti e non ha mai indossato la maglia viola. Gli altri sono Roberto Baggio, le cui ginocchia non gli consentono più di andare per il mondo a meraviglia mostrare, Manuel Rui Costa, tornato a occuparsi del Benfica, e il convitato di pietra Giancarlo Antognoni, il numero diez per eccellenza qui, che però è in rotta da anni con la Fiorentina e non si è presentato.
Benvenuti allo stadio Franchi, il palcoscenico del fattaccio e della festa, appena quattro giorni fa, quando il Frosinone si è permesso di passeggiare sulle rovine della squadra viola proprio nel giorno in cui si celebrava il centenario della società, costringendo i tifosi locali a una festa mesta, che poi si è trasformata comunque in uno spettacolo grazie soprattutto alle vecchie glorie. Le stesse, quasi tutte, che sono scese in campo ieri sera nella partita tra la Fiorentina All Stars e l’Operazione Nostalgia Legends, cioè il resto del mondo, per continuare i festeggiamenti del centenario davanti a ventimila spettatori.
Un peccato quelle ginocchia. L’ultimo incrocio in campo tra Baggio, che oggi ha 59 anni, e Totti (49), i due numeri 10 più forti del calcio italiano a cavallo tra il secondo e il terzo millennio, è stato il 2 maggio 2004, in un Roma-Brescia finito 0-0 all’Olimpico. Baggio aveva 37 anni, Totti ne doveva compiere 28 e di lì a due anni sarebbe diventato campione del mondo in Germania. Baggio lasciò alla fine di quella stagione, due settimane dopo. Giancarlo Antognoni, che oggi ha 72 anni, è rimasto a casa e così la maglia numero 10 se l’è presa uno che comunque non scherzava per niente quando c’erano i tre punti in palio, Adrian Mutu.
Stadio pieno come quattro giorni fa, senza l’ansia da risultato, c’è spazio solo per la festa, che comincia molto prima del fischio d’inizio, quando lo speaker della Viola presenta uno dopo l’altro i vecchi campioni che hanno fatto sognare. Una formazione che farebbe innamorare anche oggi, accipicchia, con Frey in porta, Gonzalo Rodriguez e Dainelli in difesa, Mutu dietro le punte Luca Toni e Gabriel Omar Batistuta e Prandelli in panchina.
Ci si consola col passato remoto perché il passato recente, cioè il tempus horribilis della stagione finita a maggio, e il presente delle prime due giornate di campionato hanno fatto tornare brutti pensieri. Sette gol subiti, zero fatti, con una sconfitta che ci può stare contro la Roma (ma non di quelle dimensioni) e quell’altra col Frosinone che brucia molto di più perché arrivata nel giorno in cui non doveva arrivare, a gettare una secchiata d’acqua sul fuoco e sull’orgoglio di migliaia di tifosi viola.
Stasera però ci si può permettere di non pensarci, stasera si riavvolge il nastro della storia per tornare ai vecchi fasti. Il calcio d’inizio tocca a Baggio, accolto da un’ovazione e poi è calcio giocato, si fa per dire. In campo, com’è naturale, si passeggia. Gli unici che sembrano crederci sono Frank Ribery e David Pizarro da una parte (stupefacente la forma del cileno) e Antonio Di Natale dall’altra, che reclama perfino un rigore, come se ci fossero in palio i tre punti. In mezzo c’è un Vincent Candela venti chili dopo e un Francesco Totti che gioca da fermo ma in certi momenti mostra ancora il suo tocco maggico.
Sono partite, queste, dove a un certo punto, quasi subito, accanto alla gioia di veder giocare il vecchio campione, si affianca il rimpianto di non poterlo più veder giocare come giocava una volta.
Ma alla fine chi se ne frega. Ai migliaia che hanno affollato tribuna, maratona e curva Ferrovia in uno stadio che è ancora un cantiere è bastato vedere ancora una volta Luca Toni che la insacca alle spalle di Abbiati (19’) e subito dopo urlare Bati Bati Batigol quando Gabriel Omar ha aggiunto una doppietta al bottino dei suoi prima di lasciare il campo salutato dall’ennesima ovazione. I ritmi sono slow ma quanto al risultato non sembra nemmeno un’amichevole, perché le vecchie glorie viola ci prendono gusto e mandano in rete ancora Mutu e Pazzini. Poi, quando la faccenda comincia a diventare sconveniente, ci pensa Totò Di Natale a salvare l’onore dei suoi con una delle sue giocate preferite, salta Frey e mette alle sue spalle sotto la curva.
Sono quelle partite nelle quali vengono applauditi i gol di entrambe le squadre, inimmaginabile in campionato, dove si vedono in campo due numeri 7 nella stessa squadra (Pizarro e Ribery) e dove può succedere che Mutu esca prima dell’intervallo e poi rientri a metà della ripresa (altrimenti che festa dei numeri 10 sarebbe), dando anche uno scappellotto a Francesco Flachi, il re di San Frediano, che forse voleva rimanere in campo un altro po’.
Mancherebbe solo la ciliegina sulla torta, cioè un gol del Pupone, che rimedia a metà della ripresa con un destro dei suoi che si insacca alla destra del subentrato Francesco Toldo. Siamo sul 6-3 perché nel frattempo ha segnato un altro ex Udinese, Di Michele. Totti esce tra gli applausi e viene accontentato anche Frank Ribery, da poco diventato padre per la sesta volta, che può esultare insieme a un canuto Moreno Torricelli. Il barbuto Moscardelli intanto si è prodotto in una delle sue rovesciate alla Silvio Piola davanti alla Fiesole vuota e Pizarro ha segnato un gran gol vanificato da un fuorigioco inesistente (se ne rammarica come se contasse qualcosa). E Jovetic, uno dei talenti più puri passati dal Franchi, viene steso in area senza che l’arbitro faccia una piega.
Finisce 7-3 per le vecchie glorie viola, con quattro minuti d’anticipo perché evidentemente metà di quelli in campo non ce la fanno più e parte l’inno di Narciso Parigi, a proposito di Operazione nostalgia.
Da oggi però, spenti i riflettori del Franchi, finita la musica e passato il centenario, si torna alla dura realtà. Sabato è già campionato in casa col Torino, un’altra delle deluse dell’inizio stagione. In campo non ci saranno né Batistuta, né Mutu, né Pizarro, ma Pellegrino, forse Beto, Mastantuono. Se hanno visto giocare chi li ha preceduti avranno capito che questi tifosi, quelli che saltano in curva dopo aver fatto un salto indietro di 20 anni, si meritano finalmente qualche soddisfazione.
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