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Muffa, cimici e celle invivibili: sette sezioni del carcere di Sollicciano finiscono sotto sequestro. Il dossier che diceva già tutto

di Mario Neri
Muffa, cimici e celle invivibili: sette sezioni del carcere di Sollicciano finiscono sotto sequestro. Il dossier che diceva già tutto

Il gip blocca i reparti tra giudiziario, penale e Accoglienza per le condizioni igienico-sanitarie delle celle e degli spazi comuni. Il Dap annuncia trasferimenti dei detenuti e lavori da 9 milioni. Ma i dati dell’ultima relazione del Garante dei detenuti dicevano già tutto: ecco le cifre di un penitenziario esplosivo

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FIRENZE Al carcere che sigilla le vite in celle da tre metri quadrati, famoso in Toscana e in Italia per essere un forno popolato da cimici e insetti in estate e una ghiacciaia di muffa e sporcizia in inverno, il giudice ha messo i sigilli. Dentro Sollicciano adesso entra il tribunale con un provvedimento di sequestro. Non su un corridoio o su una cella soltanto, ma su sette sezioni del penitenziario più grande della regione: tre del reparto giudiziario maschile, tre del penale maschile e l’accoglienza, il primo approdo di chi arriva dalla libertà e finisce dietro i cancelli di via Minervini. Il gip di Firenze ha disposto il sequestro preventivo per le condizioni igienico-sanitarie delle celle e di alcuni spazi comuni, dopo un’inchiesta della procura nata dalle segnalazioni confluite nei ricorsi presentati dai detenuti ai magistrati di sorveglianza.

Nelle carte non c’è solo il racconto del degrado. Ci sono norme, verifiche, sopralluoghi. Gli accertamenti sono stati svolti dalla squadra mobile, dal Dipartimento di prevenzione Igiene e sicurezza della Asl e dalla Guardia di finanza per controllare il rispetto del decreto legislativo 81 del 2008 sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il carcere è anche un luogo di lavoro: per agenti, sanitari, educatori, operatori. Le verifiche hanno riguardato la pulizia dei locali, l’abitabilità dei dormitori, gli impianti elettrici.

Ora numerosi detenuti dovranno essere trasferiti in altre case circondariali. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fa sapere che alcune criticità sono state già risolte con ristrutturazioni di singoli reparti, ma ammette la necessità di un intervento più ampio. Sul tavolo ci sono 9 milioni di euro, finanziati con il fondo previsto dalla legge di bilancio 2025 per la riqualificazione complessiva dell’istituto. Il 15 maggio è stata aggiudicata la progettazione dei lavori. Il Dap valuta di anticipare alcuni interventi prioritari, stralciandoli dal progetto generale.

Il sequestro arriva su una struttura che da anni vive in equilibrio precario. Secondo la scheda ministeriale aggiornata ad aprile, Sollicciano ospitava 576 detenuti a fronte di 502 posti regolamentari, ma 136 posti risultavano non disponibili. La capienza reale scendeva così a 366 posti. Il sovraffollamento effettivo superava il 150 per cento. Anche le stanze raccontavano lo stesso scarto: 358 camere detentive, 97 non utilizzabili. I numeri ufficiali davano una misura; quelli effettivi ne davano un’altra, più dura, fatta di letti aggiunti, reparti chiusi, spazi sottratti.

La relazione 2025 del garante regionale dei detenuti aveva già fotografato il punto di caduta. A fine 2024 a Sollicciano c’erano 530 persone recluse per 497 posti regolamentari, ma la capienza effettiva calcolata pochi mesi dopo era di 362 posti, con un tasso di occupazione reale del 146,4 per cento. Nella stessa relazione il garante Giuseppe Fanfani allegava l’ispezione Asl del 14 marzo 2025 nella quarta sezione del giudiziario maschile e nell’Articolazione per la tutela della salute mentale. Gli ispettori avevano trovato umidità e muffa nelle celle, bagni in condizioni igieniche assenti, scarichi dei water o dei lavandini non funzionanti, cimici e altri insetti.

Sollicciano è stato costruito negli anni Settanta e aperto nei primi anni Ottanta come grande macchina detentiva alla periferia di Firenze, una struttura in cemento armato pensata per distribuire corpi e funzioni in padiglioni separati. Col tempo le infiltrazioni hanno mangiato muri e soffitti, l’acqua è diventata una presenza costante, d’inverno il freddo attraversa i reparti, d’estate il caldo resta imprigionato tra vetrocemento e cemento. Nel femminile, secondo la scheda del garante, l’acqua calda arrivava nelle stanze; nel resto dell’istituto no.

La parte sanitaria pesa quanto quella edilizia. Nel 2024 Sollicciano ha registrato un suicidio, 69 tentati suicidi, 407 atti di autolesionismo e 154 scioperi della fame o della sete. Nello stesso anno 138 detenuti risultavano in carico alla salute mentale, il 26 per cento dei presenti, e la Tutela mentale aveva accolto 23 persone in dodici mesi. Accanto alla fragilità psichiatrica c’è la tossicodipendenza: i dati dell’ufficio territoriale del Dap indicavano 424 detenuti tossicodipendenti su 530 presenti al 31 dicembre 2024, l’80 per cento della popolazione reclusa.

Nel frattempo, il carcere deve svuotare i reparti sequestrati. I trasferimenti, spiega il Dap, avverranno verso istituti dove ci sono sezioni o reparti di recente ristrutturazione e capaci di assorbire nuovi ingressi. Serviranno posti altrove, mezzi, personale, tempi di accompagnamento, nuovi equilibri interni. Poi i cantieri. Prima gli interventi urgenti, poi la riqualificazione complessiva finanziata con i 9 milioni. Intanto, dentro Sollicciano resta tutto quello che un carcere non dovrebbe essere. E fa sempre più orrore.

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