Firenze, la nonna va in overdose: figlia e nipotine trasferite in comunità
Al momento del malore per eroina le due bimbe erano in casa
FIRENZE. Il segnale che, senza un intervento urgente, la situazione avrebbe potuto degenerare, a suo modo è stato provvidenziale.
È bastato che le due bimbe fossero in casa quando la nonna è finita in overdose da eroina per dare un’accelerazione radicale ai provvedimenti del Tribunale per i minorenni. Testimoni inconsapevoli di un malore provocato dallo stupefacente che ha messo in pericolo di vita la loro nonna.
È una storia delicata di disagio sociale e rapporti familiari devastati quella che il giudice minorile di Firenze affronta mandando le due bambine, al di sotto dei 10 anni, con la mamma in una comunità. E affidandole ai servizi sociali per un’azione di sostegno senza la quale quel nucleo familiare sarebbe destinato a deragliare più di quanto non sia già compromesso.
L’istantanea del caso è pesante. Il padre da tempo è decaduto dalla responsabilità genitoriale ed è sparito dai radar economici e affettivi della famiglia. Mamma e figlia vivono insieme in un conflitto quotidiano, anche davanti alle minori, che spesso fa entrare in casa le forze dell’ordine. Soldi pochi in una marginalità sociale acclarata.
«Una clima relazionale che, lungi dal costituire un fattore di protezione, espone le bambine a un costante stress emotivo e a un rischio concreto per il loro benessere psico-fisico» scrivono i servizi sociali. Un contesto precario che viene messo ancora più in crisi dalla tossicodipendenza della nonna di 57 anni. L’overdose davanti alle nipotine fa alzare il livello di allerta, anche perché la donna non vuole essere seguita dal SerD. Bisogna fare presto. La mamma viene descritta «in una condizione di fragilità personale e genitoriale, caratterizzata da instabilità lavorativa ed economica, scarsa consapevolezza dei bisogni educativi e di cura delle figlie e limitata capacità di collaborazione con i servizi sociali». E ancora: «Le difficoltà manifestate da una delle minori sul piano scolastico, educativo e sanitario costituiscono ulteriore indice dell’insufficienza delle competenze genitoriali attualmente espresse».
Di fronte a questo quadro, tra assenza e precarietà genitoriale, il Tribunale per i minorenni ha individuato «una soluzione idonea a garantire un ambiente stabile, protetto e monitorato, che consenta al contempo il mantenimento della relazione con la figura materna e la verifica delle effettive capacità di implementazione del progetto di autonomia dalla stessa prospettato».
La misura ritenuta corretta per “salvare” le bambine è quella del «collocamento del nucleo madre-figlie in comunità, in quanto idonea a coniugare le esigenze di protezione delle minori con il sostegno alla genitorialità della madre». Tutte e tre sono state affidate ai servizi sociali «per valutare lo stato psicologico delle bambine e fornire loro un supporto e attivare un percorso di sostegno alla genitorialità in favore della madre». l
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