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Imu, la truffa dei falsi rimborsi: condannato funzionario comunale

di Pietro Barghigiani
Imu, la truffa dei falsi rimborsi: condannato funzionario comunale

Sulla base di richieste fittizie girava i soldi anche su conti esteri: deve restituire al Comune di Firenze 130mila euro

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FIRENZE. Uno sconto di qualche migliaia di euro, ma la condanna resta piena nella responsabilità del funzionario pubblico nella liquidazione di rimborsi Ici e Imu non dovuti a persone amiche, anche su conti esteri.

La sezione d’appello della Corte dei conti conferma la condanna di Gianluca Tanzi, 59 anni, di Firenze, a risarcire il Comune con 130mila euro. Soldi sottratti, secondo la sentenza, dalle casse comunali e finiti nelle disponibilità di una coppia amica del funzionario comunale a processo per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico in concorso con i coniugi che ricevevano i pagamenti. E per Tanzi c’è anche la contestazione dell’accesso abusivo al sistema informatico dell’ufficio con abuso della qualità di operatore del sistema e con danneggiamento dei dati o informazioni in esso contenuti.

Il sistema era quello di provvedere alla redazione di domande di rimborso fittizie e inserire a sistema una serie di dati utilizzati, poi, per la restituzione non dovuta a società o persone fisiche. Il periodo va dal 2015 al 2019.

La difesa nei due gradi di giudizio ha sempre sostenuto che nell’ufficio anche altri colleghi potevano aver proceduto con quella prassi truffaldina e che Tanzi era inviso al personale per una vecchia denuncia alla Corte dei conti che poi non ebbe seguito. Quello che è stato descritto, ai danni dell’imputato, era un clima ostile nei suoi confronti a cui andavano aggiunte le lacune in sede di indagini da parte della polizia municipale. Di qui le accuse sfociate nei processi penali e contabili. Una versione che i magistrati non hanno ritenuto credibile.

Per ogni singolo rimborso i giudici avevano messo in evidenza particolari di rilievo. Intanto, i legali rappresentanti delle società di riferimento avevano negato di aver presentato le richieste di rimborso al Comune e di essere titolari dell’Iban sul quale i rimborsi erano confluiti. Allo stesso modo per i rimborsi in favore di persone fisiche era stato accertato che mai in passato erano stati fatti versamenti dell’Ici negli anni di riferimento. Quindi non era possibile chiedere indietro somme mai pagate.

In un caso di rimborso Imu non dovuto per 9.426 euro, intestato a una società di ingegneria, il pagamento era stato bonificato su un conto corrente spagnolo acceso presso la Banca March di Palma di Majorca. «Effettuato da Tanzi 5 giorni prima dell’arrivo all’ufficio della stessa istanza di rimborso – si legge nella sentenza di primo grado –. Anche in questo caso la legale rappresentante della società risulta non essere stata a conoscenza né della pratica di rimborso, né del pagamento, che non ha mai ricevuto in quanto non intestataria del conto estero sopraddetto».

Un meccanismo durato anni interrotto dalle indagini della polizia municipale.

Soldi che spesso finivano all’estero attraverso «pagamenti richiesti dai soggetti indicati nei corrispondenti procedimenti e per essere poi riversati su conti correnti a questi estranei, con riconducibilità di tale danno a plurime e ripetute condotte del convenuto (Tanzi, ndr), esitate nel riversamento degli importi fittiziamente richiesti su conti correnti anche esteri, in buona parte intestati all’amico dei cui documenti il Tanzi disponeva (sono stati infatti ritrovati nel cassetto della scrivania del Tanzi, in ufficio)». In questo modo era l’amico del funzionario comunale ad aprire conti correnti bancari anche intestati alla moglie «con riversamenti a favore di persone a loro in buona parte collegate per via di affinità o parentela» scrivono i giudici d’appello.

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