Il Tirreno

Firenze

L’inchiesta

Firenze, così il racket delle estorsioni mafiose infiltrava i cantieri: «Ti faccio fare la morte della pecora». Poi la minaccia ai bambini – i nomi degli arrestati

di Mario Neri

	Il cantiere della scuola Rodari a Monteriggioni
Il cantiere della scuola Rodari a Monteriggioni

Undici arresti per estorsione con metodo mafioso fra Siena e Firenze al termine di un’inchiesta della Dda. Per farsi dare più soldi i camorristi minacciavano gli imprenditori perfino di far male ai bambini della scuola in cui c’era il cantiere, così erano costretti a pagare somme gonfiate

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Firenze Arriva un bonifico e non basta. Ne serve un altro, più alto. Poi un terzo. E quando non arriva, il telefono squilla e la voce cambia tono. «Ti sparo in testa… ti ammazzo», dice Giuseppe Castiello, il boss del cemento, in una telefonata captata mentre discute dei lavori nel cantiere di Monteriggioni, quello di una scuola pubblica. Il passaggio è netto. Il lavoro smette di essere lavoro e diventa un conto da pagare per avere salva la vita.

L’ordinanza firmata dal gip Alessandro Moneti al termine dell’inchiesta della Dda di Firenze ricostruisce così il sistema che ha portato a undici arresti per estorsioni aggravate dal metodo mafioso. Un gruppo di uomini originari della Campania, molti di Afragola, si muove tra i cantieri della Toscana. Tra loro proprio Castiello, figura cardine, insieme a Raffaele Panico, Felice De Falco, Giovanni Del Prete – indicati come vicini al clan camorrista Moccia – e altri sodali come Gennaro Castiello, Domenico Abategiovanni, Claudio Zanfardino, Salvatore Russo, Armando Pecoraro, Pasquale Saggio. Uno di loro, Biagio di Grazia, viene arrestato a Prato. Operano tutti attraverso la P.R. Appalti srl, società formalmente regolare che ottiene subappalti tra Siena e Firenze, anche su lavori pubblici.

Dall’altra parte ci sono le vittime. Michele Palmerini, imprenditore di Sinalunga, titolare della Re.Strutture srl, e Andrea Tanzini, imprenditore attivo tra Castellina in Chianti e Monteriggioni. Toscani, radicati nei territori dove i lavori si svolgono: ristrutturazioni, cantieri edili, opere pubbliche come la scuola. È qui che si innesta il meccanismo. Un sistema oliato. Si entra nei lavori, si rinegoziano i contratti, si trasformano da “a corpo” o “a misura” a “ad ore”. Le ore lievitano, i costi esplodono. A Monteriggioni, nel cantiere della scuola G. Rodari, Palmerini viene messo alle strette: «I soldi mi servono… devi pagare. Quando i pagamenti non arrivano, la pressione aumenta.

Sul cantiere della Rodari di Monteriggioni, nel pieno della trattativa forzata, piomba la frase più pesante: «Domani è meglio che chiudete la scuola… meglio non far venire i bambini». Una minaccia neanche troppo velata. Da brividi. Perché il riferimento agli alunni trasforma la richiesta di soldi in qualcosa di più pericoloso. Il cantiere pubblico diventa una leva di ricatto, un’ombra sulla coscienza degli imprenditori per convincerli a cedere.

A Castellina in Chianti la scena si ripete. È il cantiere dove entra in gioco Andrea Tanzini. Qui le intercettazioni restituiscono un’altra escalation: «Ti faccio fare la morte della pecora», alza la voce ancora una volta Castiello. Tanzini prova a resistere, poi paga circa 20 mila euro. Non dovuti. Lo fa per fermare la spirale di minacce e paura. Nel frattempo, sempre nei cantieri tra Siena e Firenze, il gruppo mostra la propria forza organizzata. In una conversazione intercettata mentre si discute dei pagamenti nei lavori affidati alla P.R. Appalti, emerge la consapevolezza del metodo: «Qua stanno altri mille… se mi arrestano escono altri mille». È la certificazione dell’esistenza di un sistema replicabile.

I cantieri diventano lo snodo di un metodo. A Monteriggioni come a Castellina, gli uomini della società arrivano, bloccano, occupano. Gli imprenditori vengono messi all’angolo. Le richieste si moltiplicano. Da poche migliaia di euro a cifre esorbitanti, gonfiate con ore e operai mai esistiti. Il caso della Rodari è eclatante. Palmerini ha ottenuto un cantiere per 16mila euro: finiture e piccoli lavori murari. Niente. Castiello gonfia le ore e le mansioni, portando il conto a 202.800 euro. L’edile di Sinalunga si sente strozzato.

Il rapporto con le amministrazioni per i boss è di rinterzo ma è centrale. I lavori riguardano appalti pubblici, come la scuola di Monteriggioni, e cantieri tra le province di Siena e Firenze. In un episodio, durante un intervento sul cantiere, viene minacciato perfino il comandante della polizia municipale di Monteriggioni. Segno che la pressione non si ferma davanti a nessuno.

Quando i carabinieri intervengono, il quadro è già delineato. Palmerini e Tanzini non reggono più, i loro racconti si incrociano con le intercettazioni. Il gip le definisce «classiche modalità di estorsione riconducibili a contesti criminali mafiosi»: intimidazione, assoggettamento, controllo. Non episodi isolati, ma un modello. Quello del «terrore». Un modo di agire dentro l’economia legale, infiltrandola e piegandola. E tutto parte da lì, dalle minacce. Da una richiesta che cresce. E da una frase che resta sospesa, davanti a una scuola: meglio che i bambini non vengano.

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