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Firenze, assalto con il machete per prendersi il capannone: incendi e minacce per 2,8 milioni. Quattro arresti

di Redazione Firenze
Firenze, assalto con il machete per prendersi il capannone: incendi e minacce per 2,8 milioni. Quattro arresti

La Dda ricostruisce un anno e mezzo di intimidazioni contro l’imprenditrice cinese della Alex Group a Sesto Fiorentino. Quattro connazionali organizzano l’irruzione con il machete, danno fuoco al camion e la minacciano per ottenere lo stabilimento

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FIRENZE Machete e picconi per entrare nel negozio. Fiamme contro i camion della società. Vernice rossa sull’auto parcheggiata sotto casa. Un’escalation costruita per piegare una imprenditrice e conquistare un capannone industriale alle porte della città. La Direzione distrettuale antimafia di Firenze descrive così la sequenza di intimidazioni che ha portato a quattro arresti tra la comunità imprenditoriale cinese.

Il gip ha disposto il carcere per tre uomini di 39, 30 e 26 anni. Arresti domiciliari per un quarantenne indicato come intermediario. Le accuse riguardano incendio doloso, danneggiamenti e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La richiesta arrivata alla vittima toccava i 2,8 milioni di euro.

Al centro della vicenda l’imprenditrice cinese che guida la Alex Group srl, società che gestisce un centro commerciale a Sesto Fiorentino. Secondo l’accusa il gruppo puntava a ottenere il controllo di un capannone industriale che la società stava trattando per l’acquisto. La storia inizia la mattina del primo agosto 2024. Quattro uomini fanno irruzione nel negozio armati di machete e picconi. Cercano la titolare. Parlano del capannone. Pretendono di usarlo. Il messaggio arriva con violenza plateale. Un gesto studiato per segnare il territorio e imporre obbedienza.

La donna respinge l’intimidazione. Da quel momento prende forma una sequenza di azioni mirate. Il 23 maggio 2025 un incendio distrugge un autocarro della Alex Group parcheggiato davanti alla sede. Le fiamme colpiscono anche altri due veicoli della società. La titolare presenta denuncia in questura.

Tre settimane dopo arriva un altro segnale. Il 17 giugno 2025 un’auto aziendale parcheggiata davanti alla casa dell’imprenditrice viene colpita con pietre e imbrattata con vernice rossa. Per questo episodio gli investigatori indicano come autori il trentenne e il ventiseienne arrestati. L’ultimo passaggio si colloca il 23 gennaio scorso. Un intermediario si presenta alla titolare. Porta un messaggio del trentanovenne ritenuto il promotore del gruppo. La richiesta ammonta a 2,8 milioni di euro. In cambio la promessa di evitare l’incendio del centro commerciale.

Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile della questura e dal Ros dei carabinieri. Intercettazioni, testimonianze e ricostruzione degli episodi delineano un sistema di pressione continua. La procuratrice di Firenze Rosa Volpe parla di una strategia capace di creare un clima stabile di intimidazione.

Secondo gli investigatori intorno alla vicenda si sviluppa un ambiente di paura. Commercianti e lavoratori della zona evitano di parlare. Un silenzio diffuso che rende difficile raccogliere testimonianze. Un quadro che, per la procura, rivela dinamiche tipiche delle organizzazioni criminali. Gli arresti sono stati eseguiti la sera del 3 marzo. La Dda continua a lavorare per chiarire la rete di relazioni che ruota intorno al gruppo e le possibili connessioni economiche dietro il tentativo di controllo del capannone industriale.

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