Firenze, open day con vista sul resort extra-lusso in costruzione a San Gallo. Lo scheletro della torre e l’imbarazzo Pd: «Che impatto»
Salviamo Firenze e i residenti mostrano la torre che toglie luce. «Una vergogna», dicono i cittadini in tour. Ma anche i consiglieri dem ammettono fra imbarazzi e silenzi
FIRENZE C’è un cartello verde appeso al portone, scritto a pennarello nero: «Open day piano 3°, piano 4°». Sembra la festa di condominio, invece è un atto d’accusa. In via San Gallo, davanti allo scheletro della torre da 23 metri che cresce nella corte dell’ex ospedale militare, dieci famiglie aprono casa. Non per vendere, ma per mostrare. «Murati in casa», ripetono gli attivisti di Salviamo Firenze x viverci che hanno organizzato la giornata. E sotto, in strada, più di cento persone fanno la fila per salire le scale, stanza dopo stanza, finestra dopo finestra. Il museo dell’orrore urbanistico, dicono.
«Siamo una città, non siamo un cubo con piscina», recita il cartello attaccato a un segnale stradale, anche se la piscina a sfioro con vista cupola non si farà. C’è chi scuote la testa, chi fotografa, chi sussurra «vergognoso».
Anna apre al civico 82, Assunta al 92. «È scandaloso, tutto per lucro, una città in svendita», sbotta Michela. Paola ricorda le Murate, «case popolari, servizi, cultura». Qui invece vede «studentati e resort». Massimo Torelli, il portavoce inossidabile ormai delle battaglie contro la città che espelle i suoi residenti, cappotto scuro e tono da arringa civile, non gira intorno: «Questo cantiere va bloccato, ora. Non si può delegare alla Procura il governo della città mentre qui lavorano anche di sabato per tirare su la seconda torre». E ancora: «Si fanno sondaggi sui nomi dei ponti, si faccia partecipazione vera su questo: queste torri vanno innalzate? Per noi no». La prima torre è già scheletro, la seconda punta verso piazza Libertà.
Arriva la politica. Non la sindaca Funaro né l’assessora Biti, impegnate altrove. Ma c’è un pezzo di Consiglio comunale. Luca Milani (Pd) sale le scale, guarda fuori e misura le parole: «L’impatto è molto forte, capisco la frustrazione. Io all’Isolotto negli anni ’80 ho visto sparire i campi per far posto ai palazzi... ma allora si davano case ai fiorentini». Enrico Ricci (Pd) ringrazia i proprietari, un po’ in imbarazzo: «Apprezzo il modo con cui hanno fatto l’invito», e si ferma lì. Patrizia Bonanni (Pd) ammette: «È molto impattante, è la verità».
Dmitrij Palagi, la sinistra-sinistra parla di vivibilità compromessa. Cecilia Del Re, l’ex assessora all’urbanistica ora eretica di Firenze Democratica, precisa che il progetto non era nato nel suo mandato, ma «impatta sulla vita delle persone». Matteo Chelli (Fdi) allarga le braccia: «È estremamente impattante, in centro è difficile perfino mettere una parabola». Massimo Sabatini (lista Schmidt) insiste: «L’altezza di 23 metri è stata una scelta politica». Dal regionale il pentastellato Luca Rossi Romanelli la frase che rimbalza tra i pianerottoli: «Non è questa la Firenze che vogliamo».
Sotto, tra le auto in doppia fila e le saracinesche abbassate, qualcuno impugna una bandiera della pace, un po’ incongrua tra i ponteggi. Non è che da San Gallo partano missili per chissà dove. Ma qui la guerra è di volumetrie. L’urbanista Ilaria Agostini ricorda i punti dell’esposto: aumento delle cubature nelle corti storiche, violazioni della pianificazione, anomalie procedurali, tutela dei beni culturali. Parole che si scontrano con il ferro e il cemento già montati. La proprietà replica: «Basta fake news». In strada, però, la parola che rimbalza è un’altra: «luce». «La signora prima aveva una bella illuminazione», commenta una visitatrice guardando la finestra oscurata. È un sabato di febbraio che sa di assemblea permanente.
Le case diventano tribuna, i terrazzi pulpito, le finestre inquadrature. La città si guarda allo specchio, tra resort extralusso e tende tirate. «Chi ha permesso tutto questo?», chiedono quelli di Salviamo Firenze. Domanda che resta sospesa sopra le gru, insieme alla seconda torre che ancora non c’è ma già incombe.
